Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2755 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 31/01/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2755

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. R.G. 13156/2013, proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– Ricorrente –

contro

Edilcanclini s.r.l., in persona del legale rapp.te. p.t.,

rappresentata e difesa dall’avv.to Renzo Gianoli, presso il cui

studio è elettivamente domiciliata in Sondrio, via Alessi n. 16,

come da procura in calce al controricorso.

– Controricorrente –

avverso la sentenza n. 151/28/12 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, depositata il 14/11/2012 e non

notificata;

nonché sul ricorso iscritto al n. R.G. 6588/2015, proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– Ricorrente –

contro

Edilcanclini s.r.l., in persona del legale rapp.te. p.t.,

rappresentata e difesa dall’avv.to Renzo Gianoli, presso il cui

studio è elettivamente domiciliata in Sondrio, via Alessi n. 16,

come da procura in calce al controricorso.

– Controricorrente – Ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 4365/14 della Commissione tributaria regionale

della Lombardia, depositata il 12/08/2014 e non notificata;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 15/12/2021

dalla Dott.ssa Rosita D’Angiolella.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La controversia di cui al ricorso recante il numero di ruolo generale 13156/13 concerne l’impugnazione di un avviso di accertamento IRES, per l’anno 2005, con il quale l’Ufficio, avvalendosi dell’applicazione degli studi di settore di cui al D.L. 30 agosto 1991, n. 331, art. 62-bis convertito con modificazioni in L. 29 ottobre 1993, n. 427, stimava a carico della società Edilcanclini s.r.l. un maggiore volume di affari ai fini IVA di Euro 80.110,00, derivante dalla differenza tra i ricavi induttivamente stimati nell’importo di Euro 1.053,567,00 ed i ricavi dichiarati di Euro 973.457,00, con conseguente rettifica del risultato di esercizio. Con l’impugnazione dell’avviso, la società contribuente deduceva che l’Ufficio aveva proceduto alla rettifica fondandosi esclusivamente sull’applicazione degli studi di settore senza verifica degli altri elementi attestanti la reale capacità contributiva dell’impresa.

2. La Commissione tributaria provinciale di Sondrio (di seguito, CTP), con sentenza n. 112/1/2011, accolse il ricorso.

3. L’Agenzia delle entrate propose appello avverso tale decisione.

4. La Commissione tributaria regionale della Lombardia (di seguito CTR), con la sentenza indicata in epigrafe, dichiarava inammissibile l’appello dell’Amministrazione erariale per i seguenti motivi: “Preliminarmente la Commissione rileva che l’agenzia nel proprio appello ha chiesto la conferma dell’accertamento con condanna al pagamento delle spese di lite; che da tale domanda non appare la richiesta di riforma della sentenza impugnata; che la riforma della sentenza impugnata determina (in automatico) la conferma dell’avviso di accertamento, che pertanto, può considerarsi una conseguenza della riforma della sentenza impugnata che, pertanto, può anche essere sottointesa; che – viceversa – non pare si possa affermare il contrario nel caso opposto (conferma dell’avviso di accertamento ed automatica riforma della sentenza); che mancando espressamente la richiesta diretta a questi giudici di riforma della sentenza impugnata, gli stessi si vedono nell’impossibilità di entrare nel merito della controversia, con conseguenza che deve essere dichiarata l’inammissibilità dell’appello. Relativamente alle spese la Commissione ritiene di doverle liquidare attesa l’attività difensiva della contribuente limitatamente al solo secondo grado stante l’assenza dell’appello incidentale che pone a carico dell’Agenzia delle entrate ed a favore della contribuente in Euro 2000,00 oltre oneri di legge. Per questi motivi la Commissione dichiara inammissibile l’appello e condanna all’appellante al pagamento delle spese di giustizia che liquida in Euro 2000,00, oltre oneri di legge”.

4. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi e la società contribuente ha resistito con controricorso.

5. La controversia di cui al ricorso recante il numero di ruolo generale 6855/15 concerne, invece, l’impugnazione dell’avviso di accertamento IRES, per l’anno 2006, con il quale l’Ufficio rettificava la perdita da utilizzare in compensazione derivante dall’anno 2005 (per la quale era stato emesso l’avviso di accertamento che ha originato il ricorso R.G.N. 13156/13) con conseguente rettifica del risultato di esercizio per l’anno 2006. Con tale impugnazione la società contribuente rilevava la nullità dell’avviso di accertamento in quanto l’atto presupposto – avviso di accertamento relativo all’anno 2005 era stato annullato con sentenza della CTP n. 112/1/2011; rilevava, inoltre, l’omessa notifica al legale rappresentante della società e la temerarietà della lite.

6. La Commissione tributaria provinciale di Sondrio accoglieva nel merito il ricorso.

7. L’Agenzia delle entrate propose appello avverso tale decisione chiedendo la sospensione del giudizio in attesa della definizione del giudizio riguardante l’annualità 2005.

8. La Commissione tributaria regionale della Lombardia (di seguito CTR) dichiarava inammissibile l’appello dell’Amministrazione erariale per i seguenti motivi: “Il collegio, esaminati gli atti di causa, preliminarmente trattando l’inammissibilità dell’appello dell’ufficio avanzata dalla contribuente, rileva che all’atto della proposizione dell’appello qui trattato da parte dell’Ufficio in data 20/02/2013 non sussisteva la litispendenza in quanto il ricorso in Cassazione avverso la sentenza della CTR riguardante l’anno 2005 risulta notificato successivamente ossia il 15 maggio 2013. Tanto esposto il collegio dichiara l’inammissibilità dell’appello dell’ufficio mentre in ordine all’appello incidentale della contribuente sulla condanna alle spese del primo grado e sulla temerarietà della lite, ritiene di condividere le motivazioni dei giudici di primo grado sulla sussistenza di elementi e circostanze per cui l’agenzia delle entrate aveva legittimamente proceduto alla azione di accertamento in quanto allo stato nulla risultava definito. Tanto esposto il collegio non accogliere l’appello incidentale proposto dalla società. In ordine alle spese di giudizio, rilevata la complessità in fatto e in diritto della controversia, vengono compensate tra le parti integralmente. PQM La commissione dichiara inammissibile l’appello dell’ufficio di rigetta l’appello incidentale della contribuente. Spese compensate”.

9. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, cui la società contribuente ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Va premesso che tra i giudizi all’esame v’e’ nesso di connessione (il ricorso R.G.N. 13156/13 riguarda l’avviso di accertamento IRES, per l’anno 2005, di rettifica, in aumento, dei redditi dichiarati dalla società, mentre il ricorso R.G.N. 6855/15 concerne l’impugnazione dell’avviso di accertamento IRES, per l’anno 2006, di rettifica del risultato di esercizio per l’anno 2006 sulla base della perdita, da utilizzare in compensazione, derivante dall’anno 2005, per la quale era stato emesso l’avviso di accertamento che ha originato il ricorso R.G.N. 13156/13), nesso che è regolato dalle disposizioni di cui all’art. 295 c.p.c. che prevedono la sospensione obbligatoria, laddove il giudizio pregiudicante sia stato definito con sentenza passata in giudicato, ovvero dall’art. 337 c.p.c., comma 2, (sospensione facoltativa) che, in base agli esiti della giurisprudenza di questa Corte (v. Sez. U, 29/07/2021, n. 21763; Sez. U, 19/06/2012, n. 10027), è applicabile senza limiti nel contenzioso tributario (v., Sez. 5, 17/07/2014, n. 16329; Sez. 6-5, 05/09/2016, n. 17613; Sez. 6-5, 06/10/2017, n. 23840).

1.1. Va, altresì, osservato che l’istituto della riunione di procedimenti relativi a cause connesse, previsto dall’art. 274 c.p.c., in quanto volto a garantire l’economia ed il minor costo dei giudizi, oltre alla certezza del diritto, è applicabile anche in sede di legittimità, in relazione a ricorsi proposti contro sentenze diverse pronunciate in separati giudizi, in ossequio al precetto costituzionale della ragionevole durata del processo, cui è funzionale ogni opzione semplificatoria ed acceleratoria delle situazioni processuali che conducono alla risposta finale sulla domanda di giustizia ed in conformità dal ruolo istituzionale della Corte di cassazione, che, quale organo supremo di giustizia, è preposta proprio ad assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, nonché l’unità del diritto oggettivo nazionale (cfr., Sez. U, 13/09/2005, n. 18125).

1.2. Posto, dunque, che la riunione garantisce la contestualità e la coerenza delle decisioni, il Collegio ritiene di disporre la riunione dei procedimenti in epigrafe, con la conseguenza che nella specie non si pone più questione di sospensione obbligatoria (art. 295 c.p.c.) o facoltativa (art. 337 c.p.c., comma 2) e che gli esiti riguardanti l’impugnazione della sentenza della CTR della Lombardia, avente ad oggetto l’avviso di accertamento per l’annualità 2005, incidono inevitabilmente sulla sentenza derivata relativa alla rettifica del bilancio di esercizio per l’annualità 2006 sulle perdite accertate nell’anno 2005.

2. Con il primo motivo del ricorso recante il numero di ruolo generale 13156/13, l’Agenzia delle entrate denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53 là dove, nonostante la tassatività delle ipotesi di inammissibilità e nonostante l’atto di appello non mancasse di alcuno degli elementi essenziali di cui alla disposizione in parola, ha ritenuto che la richiesta di confermare l’accertamento fiscale non contenesse in sé la richiesta di riformare la sentenza di primo grado. A parere della ricorrente, dunque, il giudice di appello avrebbe violato la disposizione suindicata, avendo dichiarato inammissibile il gravame proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di prime cure, benché nell’atto di appello fossero riprodotti i motivi di doglianza sostenuti nel primo grado del giudizio tesi a confermare la legittimità degli atti di impositivi emessi nei confronti della società.

2.1. Il primo motivo di ricorso è fondato.

3. E pacifico e risulta dagli atti che il giudice di primo grado ha accolto il ricorso della società sul presupposto che, avendo lo studio di settore mera valenza di indice che prescinde dalla capacità contributiva del soggetto, la differenza tra quanto accertato dall’Ufficio e quanto realmente dichiarato dalla ricorrente, rilevava uno scostamento (8%) di non particolare gravità; e’, altresì, pacifico che con l’appello l’Ufficio contestava che la sentenza di primo grado era stata emessa su presupposti assolutamente infondati, senza apporto di alcuna giustificazione convincente circa lo scostamento rilevato dall’Ufficio e che concludeva affinché il giudice di appello confermasse la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato. A fronte del gravame dell’Amministrazione finanziaria, come riportato alle pagine 17 e seguenti del controricorso, la società appellata confutava punto per punto il gravame dell’Ufficio (1) sul ineccepibilità della statuizione in ordine al lieve scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli accertati, v. pagina 17; 2) sull’ineccepibilità delle prove atte a dimostrare la non concreta applicabilità dello standard prescelto, v. pagina 19; 3) sull’onere della prova incombente sul l’appellante, v. pagina 28).

3.1. Orbene, dando per assodata la tassatività delle ipotesi di inammissibilità previste dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, essendo principio pacifico che nel processo tributario la sanzione di inammissibilità dell’appello per difetto di specificità dei motivi, prevista dalla norma in parola, deve essere interpretata restrittivamente, in conformità all’art. 14 preleggi, trattandosi di disposizione eccezionale che limita l’accesso alla giustizia, dovendosi consentire, ogni qual volta nell’atto sia comunque espressa la volontà di contestare la decisione di primo grado, l’effettività del sindacato sul merito dell’impugnazione (ex plurimis, tra le più recenti, v. Sez. 5, 15/01/2019, n. 707 e Sez. 5, 21/07/2020, n. 15519), va ribadito, conformemente alla giurisprudenza sezionale (v. Sez. 6-5, 05/10/2018, n. 24641, Rv. 650818-01) che nel processo tributario, anche nell’ipotesi in cui l’Amministrazione finanziaria si limiti a ribadire ed a riproporre in appello le stesse ragioni ed argomentazioni poste a sostegno della legittimità del proprio operato già dedotte in primo grado, deve ritenersi assolto l’onere d’impugnazione specifica richiesto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 – che costituisce norma speciale rispetto all’art. 342 cod. prov. civ. – atteso il carattere devolutivo pieno dell’appello, che è un mezzo d’impugnazione non limitato al controllo di vizi specifici della sentenza di primo grado, ma rivolto ad ottenere il riesame della causa nel merito (cfr., tra le altre, Sez. 5, 29/02/2012, n. 3064; Sez. 5, 28/02/2011, n. 4784; più di recente cfr. Sez. 5, 30/12/2016, nn. 27497 e 27498; Sez. 6-5, 22/03/2017, n. 7369; Sez. 6-5, 27/06/2017, n. 16037).

3.3. Anche avuto riguardo al requisito dell'”oggetto della domanda” di cui all’art. 53 D.Lgs. – requisito generalmente inteso come richiesta di riforma o di annullamento della decisione impugnata – è stato chiarito che, stante la natura sostitutiva del giudizio di appello (destinato, cioè, salvi casi di quell’art. 59 D.Lgs. cit., a rinnovare la decisione sull’oggetto originario), esso è requisito indispensabile in quanto deputato a consentire la conoscenza diretta del rapporto controverso e non un “mero controllo” della sentenza impugnata, essendo il giudice di appello il giudice del merito che conosce direttamente del rapporto tributario dedotto in causa (v. sui poteri cognitivi del giudice di appello e l’oggetto della domanda, v. Sez. 5, 24/10/2001 n. 13055; sui requisiti di ammissibilità di cui all’art. 53 D.Lgs. cit. e la funzione devolutiva dell’appello, v. Sez. 5, 26/01/2005, n. 1574; Sez. 5, 16/05/2012, n. 7671, non massimata, paragrafo 1.2., e n. 1574/05).

3.4. In altri termini, la richiesta di “riforma” della sentenza di primo grado, ritenuta dai secondi giudici richiesta mancante e quindi determinante l’inammissibilità dell’appello, non solo non rientra tra le ipotesi tassative previste dalla norma in parola, ma è richiesta logicamente desumibile, anche per implicito, dall’intero atto di impugnazione considerato nel suo complesso, dovendo il giudice di appello, quale giudice di merito, espandere il suo potere cognitivo su tutto il rapporto tributario dedotto in causa.

3.5. Nella specie, la mera riproposizione, a supporto del gravame proposto dall’amministrazione finanziaria, della conferma dell’avviso di accertamento annullato dal giudice di primo grado assolve l’onere di impugnazione specifica, imposto dall’art. 53 D.Lgs. cit., atteso il carattere devolutivo pieno che l’appello riveste nel processo tributario sicché non integra un mezzo limitato al controllo di vizi specifici, bensì costituisce gravame rivolto ad ottenere il riesame della causa nel merito.

3.6. Per tali ragioni, pertanto, la censura in esame va accolta.

4. L’esame del secondo mezzo volto a denunciare, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., per aver la CTR omesso di indicare nella sentenza impugnata i fatti storici e giuridici rilevanti ai fini della decisione, risulta superfluo in quanto questione assorbita dall’accoglimento del primo motivo di gravame e dal conseguente rinvio alla CTR della Lombardia perché proceda ad un nuovo esame del merito della controversia (v., infra, p. n. 1.2).

5. Passando all’esame del ricorso recante il numero di ruolo generale 6588/15, con il primo ed unico mezzo l’Agenzia delle entrate deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 39 e 57 nonché degli artt. 39, 295, 296, 324 e ss. c.p.c., per aver la CTR dichiarato l’inammissibilità dell’appello sulla erronea interpretazione del concetto di litispendenza (con riferimento alla pendenza della causa pregiudiziale, inerente all’anno d’imposta 2005), avendo ricondotto detto concetto alla sola concreta proposizione del ricorso per Cassazione (del 15/05/2013 e, dunque, dopo la “proposizione dell’appello il trattato da parte dell’ufficio in data 20/02/2013”), anziché riconoscere correttamente la pendenza della causa pregiudiziale anche al momento della proposizione dell’appello, in quanto sulla medesima non era sceso alcun giudicato essendo evidentemente pendente, alla data della proposizione dell’appello menzionata dalla CTR nell’altra causa pregiudiziale, il termine per ricorrere in Cassazione. Insiste, dunque, sul nesso di pregiudizialità tra le due annualità in questione, rilevando che con il primo motivo dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la decisione di prime cure, veniva appunto opposta l’indebita utilizzazione da parte della contribuente, ai fini della compensazione con il reddito imponibile relativo all’anno in contestazione (2006) di perdite registrate nell’anno 2005 e ritenute insussistenti per effetto di autonomo avviso di accertamento, emesso dall’Ufficio ed annullato con sentenza non definitiva.

5.1. Dalla motivazione della sentenza impugnata, riportata al paragrafo n. 8 della parte espositiva della presente ordinanza, risulta che sebbene l’atto impositivo concernente l’accertamento logicamente pregiudiziale relativo all’esercizio precedente (2005), fosse stato annullato con sentenza di merito (sentenza della CTP di Sondrio n. 112/1/11) non passata in cosa giudicata essendo pendente avverso la decisione di appello – come affermato dalla stessa CTR – ricorso per cassazione, i giudici di appello hanno, nondimeno, escluso la litispendenza per pregiudizialità tra i due giudizi. Siffatta pronuncia, a parere dell’Agenzia delle Entrate, sarebbe illegittima per violazione dei parametri normativi suindicati, atteso che l’ordinamento non prevede affatto che le sentenze emesse nei diversi gradi di giudizio, non passate in giudicato, facciano stato “provvisoriamente” nelle cause conseguenziali. Al contrario, la causa pregiudicata (nella specie riguardante l’accertamento relativo all’annualità 2006) deve essere sospesa, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39 e art. 295 c.p.c., laddove la decisione sulla causa pregiudiziale non sia stata resa con sentenza definitiva e la statuizione ad essa relativa sia determinante (pregiudiziale) per la definizione della controversia successivamente instaurata.

6. La censura è fondata e va accolta.

6.1. Secondo l’insegnamento di questa Corte, già prima dell’inserimento dell’art. 39 cit., nuovo comma 1-bis – che contempla la sospensione necessaria del processo in presenza di controversie tra le stesse parti legate da un vincolo di pregiudizialità – dipendenza sostanziale – il processo tributario ammetteva l’applicazione della sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c. anche al di fuori dei confini opposti alla cognizione incidenter tantum del giudice tributario dall’art. 39, vigente ante riforma, “nelle ipotesi in cui risultassero pendenti davanti a giudici diversi procedimenti legati tra loro da un rapporto di pregiudizialità tale che la definizione dell’uno costituisse indispensabile presupposto giuridico dell’altro, nel senso che l’accertamento dell’antecedente venga postulato con effetto di giudicato in modo che possa astrattamente configurarsi l’ipotesi di conflitto tra giudicati” (così, Sez. 5, 30/11/2012, n. 21396; cfr., id., Sez. 6-5, 01/06/2016, n. 11441). Già prima della riforma, dunque, si è ritenuto necessario, per la sospensione del giudizio, che l’esito di una controversia costituisca l’antecedente logico e giuridico dell’altra, in maniera tale che la soluzione dell’una influisca in maniera determinante sulla decisione relativa all’altra controversia.

6.2. Attualmente è principio consolidato (v. Sez. U, 29/07/2021, n. 21763) che “In tema di sospensione del giudizio per pregiudizialità necessaria, salvi i casi in cui essa sia imposta da una disposizione normativa specifica che richieda di attendere la pronuncia con efficacia di giudicato sulla causa pregiudicante, quando fra due giudizi esista un rapporto di pregiudizialità tecnica e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, la sospensione del giudizio pregiudicato non può ritenersi obbligatoria ai sensi dell’art. 295 c.p.c. (e, se disposta, può essere proposta subito istanza di prosecuzione ex art. 297 c.p.c.), ma può essere adottata, in via facoltativa, ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2, applicandosi, nel caso del sopravvenuto verificarsi di un conflitto tra giudicati, il disposto dell’art. 336 c.p.c., comma 2”.

6.3. Ne discende che, nel caso concreto, pendendo ricorso per cassazione sulla pronuncia pregiudiziale di merito di annullamento dell’accertamento tributario concernente le perdite pregresse, utilizzate in compensazione dalla contribuente per l’anno in contestazione, il giudice avrebbe dovuto sospendere il processo fino alla pronuncia definitiva della causa pregiudiziale (sul rapporto di pregiudizialità tra il giudizio avente ad oggetto il disconoscimento di perdite di periodo della controversia relativa al consequenziale accertamento dell’indebito utilizzo delle predette perdite in compensazione in periodi di imposta successivi, vedi Sez. 5, 14/01/2015, n. 417, non massimata).

6.4. Nella specie, per effetto della riunione tra i due procedimenti in epigrafe, non si pone più questione di sospensione obbligatoria (art. 295 c.p.c.) o facoltativa (art. 337 c.p.c., comma 2), con la conseguenza che in sede di rinvio la CTR della Lombardia in base gli esiti riguardanti l’impugnazione dell’avviso di accertamento per l’annualità 2005, deciderà sulla questione derivata relativa alla rettifica del bilancio di esercizio per l’annualità 2006 sulle perdite accertate nel 2005.

7. La società contribuente propone ricorso incidentale, affidato ad un unico motivo, con il quale denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’error in procedendo in cui sarebbe incorsa la CTR, in violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 60 e 43 là dove, pur avendo dichiarato l’inammissibilità dell’appello per insussistenza del presupposto della litispendenza, ha poi affermato che “ritiene di condividere le motivazioni dei giudici di primo grado sulla sussistenza di elementi e circostanze per cui l’agenzia delle entrate aveva legittimamente proceduto all’azione di accertamento in quanto allo stato nulla risultava definito”.

7.1. Nell’esposizione del motivo di ricorso incidentale, la contribuente deduce che, con tale affermazione, la CTR non si sarebbe riferita alla litispendenza, bensì “all’eccezione sollevata dall’appellata in ordine al fatto che l’agenzia delle entrate aveva notificato l’avviso di accertamento a soggetto diverso dal legale rappresentante e che quindi era decaduta dalla possibilità di notificare l’avviso di accertamento 2006, emesso dopo che il primo era già stato annullato dalla Commissione Provinciale Tributaria con sentenza n. 112/01/11, pronunciata in data 24/11/2011, depositata il 20/12/2011, con dispositivo comunicato a cura dalla segreteria in data 21/12/2012 e prima della proposizione dell’appello, notificato in data 31 gennaio 2012, nonché successivamente al termine (31 dicembre 2011) previsto a pena di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento relativo all’anno d’imposta 2006”. Sulla base di tanto, dunque, il mancato rilievo da parte della CTR della nullità dell’avviso di accertamento per notifica al soggetto diverso dal legale rappresentante nonché per l’intervenuta decadenza dell’accertamento fiscale (v. paragrafi 1.1 e 1.2. di pagina 14 e 15 del controricorso e del ricorso incidentale).

8. Il ricorso incidentale è inammissibile.

8.1. La CTR, dopo aver dichiarato (erroneamente) l’inammissibilità dell’appello principale, ha ritenuto, “in ordine appello incidentale della contribuente sulla condanna alle spese di primo grado e sulla temerarietà della lite…di condividere le motivazioni dei giudici di primo grado sulla sussistenza di elementi e circostanze per cui l’agenzia delle entrate aveva già legittimamente proceduto all’azione di accertamento in quanto allo stato nulla risultava definito”, così concludendo per il rigetto dell’appello incidentale (“il Collegio non accoglie l’appello incidentale proposto dalla società”).

8.2. La ricorrente incidentale, nel prospettare la nullità della sentenza impugnata per omissione di pronuncia, pone il problema della verifica dei profili contenutistici del ricorso in cassazione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 4).

8.3. Come da principio consolidato di questa Corte, il ricorso deve essere redatto in conformità al dovere processuale della chiarezza espositiva, dovendo il ricorrente selezionare i profili di fatto e di diritto della vicenda “sub iudice”, anche con specifica localizzazione delle allegazioni difensive dei precedenti gradi, sì da rendere intellegibili le questioni giuridiche prospettate, nonché di individuare, in relazione a tali profili, le ragioni critiche nell’ambito dei vizi previsti dall’art. 360 c.p.c.. Quando il ricorso è carente di tale contenuto (cd. minimo) esso non supera la soglia di ammissibilità in quanto rende pressocché impossibile il sindacato di legittimità (per una completa analisi dei profili contenutistici del ricorso in cassazione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 4), anche con riguardo alla giurisprudenza formatasi sul tema e all’esigenza di assicurare un’effettiva tutela del diritto di difesa ex art. 24 Cost., nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali del giusto processo, ex art. 111 Cost., comma 2, e6 CEDU, cfr. Sez. 5, 30/04/2020, n. 8425).

8.4. Orbene, i requisiti contenutistici di cui all’art. 366 c.p.c. non risultano rispettati in quanto l’esposizione dei profili di fatto e di diritto della vicenda posti a fondamento dell’unica doglianza sono così fumosi da non consentire il controllo di legittimità sul vizio dedotto; in primo luogo perché non si comprende quale sia la questione omessa e se su di essa sia stata formalizzata specifica domanda e/o eccezione, avendo la CTR pronunciato sull’appello incidentale relativo alle spese ed alla lite temeraria nonché su tutte le altre questioni poste con l’appello incidentale come individuate in seno al giudizio di impugnazione (v. ultimo capoverso di pagina 2 della sentenza impugnata); in secondo luogo, la ricorrente non si premura di localizzare le allegazioni difensive dei precedenti gradi ove tali questioni omesse sarebbero state proposte (eccezione di nullità dell’avviso di accertamento per invalidità della notifica e per intervenuta decadenza) rendendo così impossibile il controllo di legittimità sulla effettiva sussistenza di questioni pregiudiziali all’accertamento di merito della controversia.

9. Conclusivamente, riuniti i ricorsi di cui in epigrafe, essi vanno accolti nei limiti innanzi esposti, con cassazione delle sentenze impugnate in relazione ai motivi accolti.

10. Stante le ragioni economia processuale che hanno determinato la riunione dei giudizi, ex art. 274 c.p.c., va disposto il rinvio, a norma dell’art. 383 c.p.c., comma 1, alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, che è tenuta a provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte riunisce il ricorso n. R.G.6588/15 al ricorso n. R.G. 13156/13; accoglie i ricorsi riuniti nei termini di cui in motivazione; dichiara inammissibile il ricorso incidentale; cassa le sentenze impugnate in relazione ai motivi accolti e rinvia alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

Contributo D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater a carico del ricorrente incidentale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Quinta sezione civile, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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