Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27549 del 02/12/2020

Cassazione civile sez. lav., 02/12/2020, (ud. 22/09/2020, dep. 02/12/2020), n.27549

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3470/2015 proposto da:

R.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A.

BERTOLONI 31, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELLA RAPONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato TERESA NOTARO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati CLEMENTINA

PULLI, MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1181/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 17/07/2014 r.g.n. 912/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/09/2020 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ Stefano, che ha concluso per l’inammissibilità e comunque

rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato LIDIA CARCAVALLO, per delega verbale Avvocato

CLEMENTINA PULLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Messina, con sentenza del 17 luglio 2014, accoglieva il gravame svolto dall’Inps e, per l’effetto, rigettava la domanda proposta dall’attuale ricorrente per il riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità, con decorrenza da gennaio 2008.

2. Avverso tale sentenza ricorre R.M.S., con ricorso affidato ad un motivo, ulteriormente illustrato con memoria, avverso il quale l’INPS ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Con il motivo di ricorso, deducendo omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, la sentenza impugnata è censurata per essere pervenuta a conclusioni errate omettendo di valutare ed esaminare le conclusioni dell’ausiliare officiato nel giudizio di primo grado, gli esami clinici condotti in corso di causa e le osservazioni alla consulenza tecnica d’ufficio depositate in giudizio; per aver omesso di motivare sul rigetto dell’eccezione di nullità della ctu per non avere utilizzato i criteri di cui alla L. n. 222 del 1984, in luogo di quelli previsti dal D.M. n. 43 del 1992, e per aver disatteso tutta la documentazione attestante la gravità delle infermità così omettendo di motivare su un punto decisivo e comprovante l’erroneo convincimento del giudice; infine, per non avere fatto alcun riferimento alla richiesta di supplemento di indagine peritale o rinnovo così omettendo l’esame di malattie denunciate e documentate come totalmente incompatibili con lo svolgimento dell’attività di bracciante agricola senza, infine, fornire adeguata motivazione sulle ragioni di esclusione della fondatezza delle conclusioni rassegnate dal consulente officiato nel giudizio di primo grado.

4. Il ricorso è inammissibile.

5. Pur con una intitolazione del motivo conforme al testo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, nella formulazione introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), convertito in L. n. 134 del 2012, la parte, in realtà, investe la Corte di legittimità dell’inammissibile richiesta di un nuovo riesame del merito e delle risultanze dell’esame peritale e mira ad eludere i limiti entro i quali opera il sindacato sulla motivazione della sentenza di merito da parte di questa Corte.

6. Inidoneo allo scopo è, infatti, il far valere la non rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice del merito all’opinione che di essi abbia la parte ed, in particolare, il prospettare un soggettivo preteso migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all’ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi dell’iter formativo di tale convincimento.

7. In ogni caso, il controllo della motivazione (come affermato da Cass., Sez. Un., n. 8053 del 2014 e numerose successive conformi) è ora confinato sub specie nullitatis, in relazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, il quale, a sua volta, ricorre solo nel caso di una sostanziale carenza del requisito di cui all’art. 132 c.p.c., n. 4, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

8. E vale ricordare che l’omesso esame deve riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica (e quindi non un punto o un profilo giuridico), un fatto principale o primario (ossia costitutivo, impeditivo, estintivo o modificativo del diritto azionato) o secondario (cioè un fatto dedotto in funzione probatoria).

9. Il riferimento al fatto secondario non implica – e la citata sentenza n. 8053 delle Sezioni unite della Corte lo precisa chiaramente – che possa denunciarsi ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, anche l’omessa o carente valutazione di determinati elementi probatori: basta che il fatto sia stato esaminato, senza che sia necessario che il giudice abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente rilevanti.

10. Nel ricorso all’esame i fatti controversi da indagare sono stati manifestamente presi in esame dalla Corte territoriale e le censure si risolvono nel sollecitare un nuovo apprezzamento in ordine alle condizioni sanitarie dell’assistita.

11. Quanto alle spese, la Corte di appello ha dato atto della sussistenza delle condizioni per l’esonero di cui all’art. 152 disp. att. c.p.c., le quali – in difetto di comunicazioni riguardanti variazioni reddituali nelle more intervenute – devono presumersi sussistenti anche per il presente giudizio.

12. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2020

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