Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27541 del 10/12/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 27541 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: D’ALESSANDRO PAOLO

SENTENZA

sul ricorso 32127-2007 proposto da:
D’UBALDI

FRANCO

DBLFNC32A01E128W,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA POMPEO TROGO 21, presso lo
studio dell’avvocato CASANOVA STEFANIA, rappresentato
e difeso dall’avvocato BONI MASSIMO giusta delega in
atti;
– ricorrente contro

D’UBALDI RAFFAELLA DBLRFL71B52M082D, D’UBALDI SERGIO
DBLSRG36H08E1280, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA RONCIGLIONE 3, presso lo studio dell’avvocato

Data pubblicazione: 10/12/2013

GULLOTTA FABIO,

che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato SCIUTO FILIPPO giusta delega
in atti;
– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3146/2007 della CORTE

3254/2004;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 13/11/2013 dal Consigliere Dott. PAOLO
D’ALESSANDRO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO che ha concluso
per l’accoglimento del 3 ° motivo di ricorso,
assorbiti gli altri;

2

D’APPELLO di ROMA, depositata il 12/07/2007, R.G.N.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Franco D’Ubaldi propone ricorso per cassazione, affidato a tre
motivi, avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che, in riforma
della sentenza di primo grado del Tribunale di Viterbo – Sezione
Distaccata di Montefiascone, ha rigettato la sua domanda risarcitoria nei
confronti di Sergio e Raffaella D’Ubaldi per i danni conseguenti al reato di
cui all’art. 388 cod. pen.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1.- Con il primo motivo, sotto il profilo della violazione dell’art. 388
cod. pen. e degli artt. 2043 e 2059 cod. civ., il ricorrente formula in
conclusione il seguente quesito di diritto ex art. 366-bis cod. proc. civ.,
applicabile alla fattispecie, trattandosi di ricorso avverso sentenza
depositata il 12/7/07: «Il risarcimento del danno patrimoniale e morale
previo accertamento incidentale (da parte del giudice civile) del reato
previsto nell’art. 388, primo comma, c.p. è subordinato al fatto che, al
momento dell’atto introduttivo del giudizio civile ex artt. 2043 e 2059
c.c., sia ancora sussistente la sentenza esecutiva di condanna la cui
precedente inottemperanza si pone come elemento costitutivo del reato o
come condizione obiettiva di punibilità?»
1.1.- Il primo motivo è inammissibile per inadeguatezza del quesito
di diritto, del tutto astratto e privo di qualsiasi riferimento alla fattispecie
concreta. Inoltre non coglie la ratio decídendí, in quanto nella sentenza
impugnata non è detto che “al momento dell’atto introduttivo del giudizio
civile” debba sussistere la sentenza di condanna, rilevandosene la
mancanza “allo stato” e cioè al momento della decisione.
2.- Con il secondo motivo, sotto il profilo della nullità della sentenza
per violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., il ricorrente formula in
conclusione il seguente quesito di diritto: «La domanda di risarcimento
del danno ai sensi dell’art. 2059 c.c. comprende nella sua fattispecie
anche gli elementi costitutivi dell’illecito civile? È pertanto dovere del
giudice, ai sensi dell’art. 112 c.p.c., una volta esclusa la ricorrenza della
fattispecie di reato

ex art. 388 c.p., verificare la sussistenza degli

elementi costitutivi dell’illecito civile?»
2.1.- Il mezzo è inammissibile per inadeguatezza del quesito, del
tutto astratto e privo di riferimenti alla fattispecie concreta.
3

Sergio e Raffaella D’Ubaldi resistono con controricorso.

3.-

Sotto il profilo della «nullità della sentenza per violazione o

mancata applicazione dell’art. 329, secondo comma, c.p.c.», con il terzo
motivo, il ricorrente si duole dell’affermazione, contenuta in sentenza,
che nulla sarebbe sopravvissuto della sentenza della Corte di Appello di
Roma n. 1804 del 16/5/96, a seguito della cassazione intervenuta in data
4/9/99, assumendo che un capo di sentenza non sarebbe stato
impugnato, e formula il seguente quesito di diritto: «Posto che il capo di

formale e sostanziale in ipotesi di mancata impugnazione, con
conseguente operatività dell’art. 329, secondo comma, c.p.c., va
annullata la sentenza che respinge la domanda di risarcimento ex art.
388 c.p. e art. 2059 c.c. in base al presupposto erroneo della non
sussistenza di una sentenza costituente titolo esecutivo?»
3.1.- Il mezzo è inammissibile per inadeguatezza del quesito di
diritto, non coerente con il motivo.
4.- Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con la condanna
del ricorrente alle spese, liquidate in C 2.200, di cui C 2.000 per
compenso, oltre accessori di legge.

PQM
la Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alle
spese, liquidate in C 2.200, di cui C 2.000 per compenso, oltre accessori
di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione
civile, il 13 novembre 2013.

decisione avente autonomo contenuto di condanna diviene giudicato

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