Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27530 del 30/12/2016


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Cassazione civile, sez. II, 30/12/2016, (ud. 23/11/2016, dep.30/12/2016),  n. 27530

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1215/2015 proposto da:

V.S., C.F. (OMISSIS), B.S. C.F. (OMISSIS),

VA.SI. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’Avv. PIERGIOVANNI MORI;

– ricorrenti –

nonchè da:

CURATORE FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, P.I. (OMISSIS), IN

PERSONA DEL CURATORE, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BARBERINI 36, presso lo studio dell’avvocato CORRADO PICCIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato PIER PAOLO POGGIONI;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 78/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 17/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/11/2016 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO;

udito l’Avvocato Capetta Gabriele con delega depositata in udienza

dell’Avv. Mori Piergiovanni difensore dei ricorrenti che si riporta

agli atti depositati;

udito l’Avv. Poggioni Pierpaolo difensore della controricorrente e

ricorrente incidentale che si riporta agli atti depositati;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale, l’accoglimento del primo motivo, l’assorbimento del

secondo motivo del ricorso incidentale.

Fatto

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Con atto di citazione notificato il 29.10.2008 Va.Si., V.S., B.S., V.B. e G.M. convenivano innanzi al Tribunale di Prato il curatore del fallimento “(OMISSIS) srl” in liquidazione, per sentir pronunziare ex art. 2932 c.c., sentenza costitutiva degli effetti del contratto definitivo di vendita di cui al preliminare concluso con la società debitrice e regolarmente trascritto, con il quale questa si era obbligata al trasferimento della proprietà di tre unità immobiliari(facenti parte di una villa tri-familiare), in favore rispettivamente:

– a) di B.S., V.S. e Va.Si.;

– b) di V.B.;

– c) di G.M..

Gli attori, premesso che la promittente alienante era stata dichiarata fallita il 20.1.2008, lamentavano che la curatela fallimentare, pur invitata, non aveva effettuato il trasferimento della proprietà dei beni promessi in vendita e che sia la debitrice che il curatore avevano omesso di procedere alla cancellazione dell’ipoteca iscritta sugli immobili, adempimento che avrebbe dovuto effettuarsi entro la data del rogito.

La curatela fallimentare, costituitasi, resisteva alla domanda e proponeva domanda riconvenzionale per sentir dichiarare l’intervenuta risoluzione dei contratti ex art. 1454 c.c., per inadempimento degli attori.

Il Tribunale di Prato, in accoglimento della domanda riconvenzionale della curatela fallimentare, dichiarava risolto il contratto preliminare del 5.2.2007 per inadempimento degli attori.

La Corte d’Appello di Firenze, in riforma della sentenza di primo grado rigettava entrambe le domande di risoluzione avanzate dalle parti, dando atto dell’impossibilità di esecuzione del contratto preliminare ai sensi dell’art. 1453 c.c., comma 2, da parte di entrambi i contraenti.

La Corte in particolare, affermava che, in forza delle modalità di pagamento del prezzo pattuite dalle parti, l’impegno della promittente la vendita a cancellare l’ipoteca doveva evidentemente assolversi dopo la stipula del definitivo, onde non era ravvisabile il dedotto inadempimento della curatela fallimentare.

Il giudice del gravame riteneva d’altro canto l’inidoneità della diffida ad adempiere intimata dalla curatela fallimentare in quanto essa non conteneva l’indicazione del giorno e dell’ora di convocazione davanti al notaio, scelto già nel contratto preliminare.

Avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione B.S., Va.Si. e V.S., con quattro motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..

La curatela fallimentare ha resistito con controricorso ed ha altresì spiegato ricorso incidentale, articolato su due motivi.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il primo motivo i ricorrenti denunziano la violazione dell’art. 331 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per omessa integrazione del contraddittorio nei confronti di V.B. e G.M., che avevano partecipato al giudizio di primo grado, deducendo la inscindibilità delle relative cause.

Con il secondo motivo si denunzia la violazione degli artt. 112 e 324 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), censurando la statuizione con la quale la Corte ha affermato che l’obbligo di cancellazione dell’ipoteca era evidentemente da assolversi dopo il rogito, facendo da ciò seguire che la parte promissaria acquirente avrebbe dovuto consegnare al momento della stipula del contratto definitivo la provista necessaria ad estinguere il credito ipotecario. I ricorrenti deducono di non aver contestato nell’atto di appello l’accertamento dei fatti operato dal primo giudice, che doveva dunque ritenersi coperto da giudicato, avendo unicamente lamentato la violazione degli artt. 1175 e 1375 c.c..

Con il terzo motivo i ricorrenti denunziano la violazione degli artt. 1453 e 1455 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la Corte d’Appello escluso il grave inadempimento della curatela alle obbligazioni derivanti dalla conclusione del contratto preliminare.

Con il quarto motivo si denunzia violazione degli artt. 1453 e 1454 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), censurando la statuizione della Corte che, a fronte delle reciproche domande di risoluzione del contratto preliminare, proposte, rispettivamente, dalla curatela fallimentare e dal promissario acquirente, ritenute ambedue infondate, ha dato atto dell’impossibilità di esecuzione del contratto per scelta di entrami i contraenti ex art. 1453 c.c., comma 2.

Il primo motivo è infondato.

Le parti hanno infatti concluso, in qualità di promissari acquirenti, separati preliminari, aventi ad oggetto tre distinte unità immobiliari, seppure con un’ unica promittente alienante.

Considerata l’autonomia dei diversi contratti e delle rispettive posizioni non è dunque configurabile alcun litisconsorzio, neppure sotto il profilo processuale, apparendo dunque ininfluente il fatto che al giudizio di appello non abbiano partecipato gli altri promissari acquirenti, non potendo ravvisarsi alcun nesso di inscindibilità o dipendenza tra le rispettive cause.

Il secondo motivo è infondato, non ravvisandosi il dedotto vizio di ultra petizione, nè di violazione del “giudicato”.

La Corte di Appello non ha infatti modificato la ricostruzione del primo giudice, ma ha escluso che la mancata attivazione del curatore per la cancellazione dell’ipoteca prima del rogito costituisse comportamento contrario ai doveri di correttezza e buona fede.

E ciò, sulla base delle modalità di pagamento concordate dalle parti, in forza delle quali il creditore ipotecario avrebbe dovuto essere pagato contestualmente alla compravendita: il che esclude, evidentemente, un onere di preventiva cancellazione dell’ipoteca a carico della curatela;

il promissario acquirente, al momento del rogito, avrebbe dovuto avere la disponibilità della provvista necessaria al pagamento del credito ipotecario, cui era evidentemente subordinata la (contestuale) cancellazione dell’ipoteca, mentre non risultano ravvisabili ulteriori, specifici atti contrari a buone fede e correttezza da parte della curatela fallimentare.

Pure il terzo motivo è destituito di fondamento, sulla base di quanto esposto in relazione al motivo precedente.

Il giudice d’appello, con valutazione di merito, argomentata in modo logico, coerente ed esaustivo, ha infatti escluso che potesse configurarsi inadempimento della curatela in relazione alla mancata attivazione per la cancellazione dell’ipoteca gravante sul bene oggetto del preliminare, in considerazione delle stesse modalità di pagamento del corrispettivo pattuite dalle parti.

Prima di valutare il quarto motivo del ricorso principale, per ragioni di priorità logica, va esaminato il primo motivo del ricorso incidentale, con il quale la curatela fallimentare denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1454 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), censurando la statuizione della Corte d’Appello che ha ritenuto l’inidoneità della diffida intimata ai promissari acquirenti, in quanto in essa non era indicato il giorno e l’ora di convocazione di fronte al notaio, evidenziando che nel caso di specie la scelta del notaio risultava già avvenuta in sede di preliminare.

La censura è destituita di fondamento.

Deve anzitutto rilevarsi che il motivo difetta di autosufficienza, non risultando trascritto il contenuto della diffida ad adempiere, o quanto meno dei suoi passi salienti, ai fini di valutare l’esatta portata della stessa.

Ed invero, secondo il consolidato indirizzo di questa Corte, in tema di diffida ad adempiere la parte intimante ha l’onere di fissare un termine entro il quale l’altra parte dovrà adempiere alla propria prestazione, pena la risoluzione ope legis del contratto, poichè la ratio della norma citata è quella di fissare con chiarezza la posizione delle parti rispetto all’esecuzione del contratto, mercè formale avvertimento alla parte diffidata che l’intimante non è disposto a tollerare un ulteriore ritardo nell’adempimento (Cass. 8844/2001).

Anche nel merito, si osserva che l’impugnata sentenza ha accertato che nel caso di specie il notaio rogante era già stato indicato nel preliminare e la sua scelta non risultava ascrivibile ad una delle due parti, ma era stata dalle stesse concordata.

La diffida intimata dalla curatela fallimentare, dunque, pur in qualità di promittente alienante, avrebbe ben potuto e dovuto contenere, a differenza del caso in cui la scelta del notaio fosse spettata al promissario acquirente ed a questi interamente ascrivibile (Cass. 1898/2011), l’indicazione del giorno, dell’ora della stipula del definitivo presso il notaio prescelto, in un termine congruo, in ogni caso non inferiore a 15 gg., al fine di consentire l’adempimento del promissario acquirente e manifestare la propria concreta disponibilità alla stipula del definitivo.

La mancanza di tali circostanze, di luogo e di tempo, rende dunque del tutto generica ed inefficace la diffida, in violazione del dovere di collaborazione, concretantesi, nel caso di specie, nel predisporre quanto necessario affinchè la stipula del definitivo potesse in concreto avvenire nei termini indicati nella diffida.

La reiezione del presente motivo assorbe il secondo motivo di ricorso incidentale, con il quale la curatela denunzia la violazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), censurando, in relazione all’eventuale accoglimento del motivo precedente e fondatezza della propria pretesa, il capo della sentenza impugnata che ha disposto la compensazione delle spese di ambedue i gradi di giudizio.

Passando al quarto motivo del ricorso principale, i ricorrenti denunziano la violazione degli artt. 1453 e 1454 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), lamentando che la Corte d’Appello, nel respingere le contrapposte domande di risoluzione del medesimo contratto, abbia dichiarato l’intervenuta risoluzione del rapporto.

Il motivo è fondato.

Ed invero, secondo il prevalente indirizzo di questa Corte, il giudice adito con contrapposte domande di risoluzione per inadempimento del medesimo contratto, può accogliere l’una e rigettare l’altra, ma non anche respingerle entrambe e dichiarare l’intervenuta risoluzione consensuale del rapporto, in quanto ciò implicherebbe una violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, mediante una regolamentazione del rapporto stesso difforme da quella perseguita dalle parti (Cass. Ss.Uu. 329/1983; Cass. 2984/2016; 4493/2014).

La Corte d’Appello è dunque incorsa nella denunciata violazione, avendo pronunciato la risoluzione consensuale del rapporto che non era stata oggetto delle contrapposte domande formulate dalle parti, le quali avevano chiesto la pronuncia di risoluzione per inadempimento della controparte.

La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio per nuovo esame, in applicazione del principio di diritto sopra enunciato, ad altra sezione della Corte d’Appello di Firenze, che provvederà anche alla regolazione delle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte respinti i prime tre motivi, accoglie il quarto motivo del ricorso principale.

Rigetta il primo motivo del ricorso incidentale, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia per nuovo esame ad altra sezione della Corte d’Appello di Firenze, che provvederà anche alla regolazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2016

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