Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27493 del 28/10/2019

Cassazione civile sez. II, 28/10/2019, (ud. 25/09/2019, dep. 28/10/2019), n.27493

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28397/2015 proposto da:

R.L., elettivamente domiciliata in Roma, viale Delle

Milizie 38, presso lo studio dell’avvocato Andrea Mancini, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Marco Camisassi;

– ricorrente –

contro

P.S., P.V.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 790/2015 della Corte d’appello di Torino,

depositata il 27/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25/09/2019 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

Fatto

RILEVATO

che:

– il presente giudizio trae origine dal ricorso notificato il 24/11/2015 da R.L. nei confronti di P.S. e V. avverso la sentenza della Corte d’appello di Torino depositata il 27/4/2015 con cui era stato accolto il gravame proposto dalla medesima R. ed avente ad oggetto la pronuncia del Tribunale di Saluzzo;

– il contenzioso tra le parti era insorto a seguito di domanda proposta nel 2007 dall’odierna ricorrente, quale promissaria acquirente, ai sensi dell’art. 2932 c.c., in relazione al contratto preliminare di compravendita immobiliare stipulato nel 2001, nei confronti dei promittenti venditori P.S. e V. che nella prospettazione attorea non intendevano pervenire alla stipula del definitivo, nonostante il pagamento pressochè totale del prezzo pattuito;

– nella contumacia dei convenuti l’adito tribunale respingeva la domanda dell’attrice perchè riteneva non provato il pagamento della seconda tranche di Lire 350.000.000;

– proponeva appello la R. e gli appellati, costituendosi nel giudizio di impugnazione, depositavano documentazione riguardante l’intervenuta estinzione del mutuo agrario ipotecario gravante sull’immobile, circostanza rilevante ai fini della determinazione della somma ancora dovuta dalla promissaria acquirente;

– all’esito del giudizio di impugnazione le parti formulavano conclusioni conformi, salvo che in punto di avvenuta estinzione del mutuo agrario e sulla spettanza degli interessi;

– la corte distrettuale, preso atto di ciò, disponeva, per quanto qui di interesse, il trasferimento della comproprietà indivisa per la quota di un mezzo in adempimento del contratto preliminare, condizionandolo al saldo del prezzo di Euro 25.823,00;

– riteneva, in particolare, che dalla documentazione prodotta dagli appellati risultasse dimostrata l’estinzione del mutuo agrario ipotecario, di cui pertanto non doveva più tenersi conto ai fini della determinazione del residuo prezzo dovuto dalla promissaria acquirente;

– quanto alle spese di lite la corte torinese le compensava nella misura del 50% e condannava gli appellati per il residuo;

– la cassazione di tale pronuncia è chiesta dalla R. sulla base di due motivi;

– non hanno svolto attività difensiva gli intimati P.S. e V..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., per avere la Corte d’appello di Torino, nonostante le conclusioni parzialmente conformi presentate in secondo grado, erroneamente disposto la compensazione parziale ravvisando una soccombenza virtuale in capo agli appellati, motivando la conclusione in termini contraddittori con la considerazione che il loro rifiuto alla stipulazione del contratto definitivo aveva reso necessario il processo;

– nell’ambito del medesimo motivo viene altresì sollevato un ulteriore profilo di contestazione per avere cioè la corte territoriale liquidato le spese di lite in base ai valori minimi previsti dal D.M. n. 55 del 2014, senza un’adeguata e coerente motivazione;

– con il secondo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto con riferimento all’onere della prova ed alla tempestiva allegazione dei documenti, per avere la corte territoriale ritenuta ammissibile la documentazione prodotta dagli appellati e costituita dalle ricevute di pagamento delle rate del mutuo via via maturate, nonchè del rendiconto del 31 dicembre 2011 della Unicredit;

– ad avviso della ricorrente essa avrebbe dovuto essere depositata nel giudizio di primo grado, nel quale, invece, gli appellati erano rimasti contumaci;

– appare logicamente prioritario esaminare il secondo motivo, che ad avviso del collegio appare infondato;

– la disposizione applicabile è quella precedente alla formulazione dell’art. 345 c.p.c., comma 3, quale risultante dalla novella di cui al D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, nella L. n. 134 del 2012, essendo la sentenza conclusiva del giudizio di primo grado stata pubblicata prima dell’11 settembre 2012 (cfr. Cass. 26522/2017), sicchè deve aversi riguardo al requisito dell’indispensabilità della produzione documentale;

– in tale contesto è orientamento consolidato quello secondo il quale nel giudizio di appello, costituisce prova nuova indispensabile, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., comma 3, quella di per sè idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto indimostrato o non sufficientemente provato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado;

– poichè nel caso di specie la corte torinese ha deciso in conformità a tale principio, ravvisando nella documentazione prodotta la prova idonea a provare definitivamente una circostanza rilevante del giudizio, non ricorre il vizio denunciato;

– l’esito del primo motivo rileva anche ai fini dell’esame del presente motivo che è inammissibile con riguardo ad entrambi i profili dedotti;

– con riguardo al primo perchè in tema di condanna alle spese processuali, il principio della soccombenza va, per orientamento consolidato, inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese stesse;

– con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato della Corte di cassazione è, pertanto, limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale sindacato, e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, sia la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, tanto nell’ipotesi di soccombenza reciproca, quanto nell’ipotesi di concorso con altri giusti motivi, sia provvedere alla loro quantificazione, senza eccedere i limiti (minimi, ove previsti e) massimi fissati dalle tabelle vigenti (vedi Cass. 19613/2017; id. 30592/2017);

– con riguardo al secondo profilo, la generica contestazione dell’applicazione dei valori minimi, non esula dal suddetto potere discrezionale che rende insindacabile la statuizione anche da questo punto di vista;

– stante l’esito sfavorevole di entrambi i motivi il ricorso respinto;

– nulla va disposto sulle spese attesa la mancanza di attività difensiva di parte intimata;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte respinge il ricorso; nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 25 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2019

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