Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27467 del 30/12/2016


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Cassazione civile, sez. trib., 30/12/2016, (ud. 21/09/2016, dep.30/12/2016),  n. 27467

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7207-2012 proposto da:

S.C., elettivamente domiciliata in ROMA VIA EDOARDO

D’ONOFRIO 43, presso lo studio dell’avvocato UMBERTO CASSANO, che la

rappresenta e difende giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

CONSORZIO BONIFICA INTERNO BACINO ATERNO & SAGITTARIO, AGENTE

RISCOSSIONE L’AQUILA EQUITALIA CENTRO SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 121/2011 della COMM.TRIB.REG. di L’AQUILA,

depositata il 12/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/09/2016 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LUIGI CUOMO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

IN FATTO

S.C. impugnava, innanzi alla CTP di L’Aquila, la cartella di pagamento, notificatale da Gerit s.p.a., per i contributi dovuti al Consorzio di Bonifica Interno – Bacino Aterno e Sagittario, relativi all’anno 2007, assumendo l’insussistenza del presupposto impositivo costituito dal beneficio fondiario diretto e specifico nonchè, più in generale, l’illegittimità della cartella.

I giudici aditi, all’esito della disposta CTU, rigettavano il ricorso e la decisione veniva confermata, con sentenza n. 121/01/2011, depositata il 6/10/2011, dalla CTR dell’Abruzzo, che rigettava il gravame della S..

I giudici di appello hanno rilevato: che la cartella di pagamento può essere impugnata esclusivamente per vizi propri, non potendo il contribuente sindacare la pretesa impositiva dell’Ente creditore che trova la sua base in provvedimenti amministrativi emessi per determinare la misura del contributo, suscettibili di autonoma impugnazione da parte di chi vi abbia interesse; che alla S. era stato notificato anche l’avviso di liquidazione del contributo consortile, anch’esso atto da impugnare tempestivamente; che in ogni caso il ricorso di primo grado non conteneva censure in ordine a vizi formali della cartella di pagamento e tale tipo di censure non era inammissibile per la prima volta in appello; che la questione concernente la debenza del predetto contributo, nella misura di un quarto dell’intero importo richiesto e cioè in proporzione alla quota di comproprietà dell’immobile, neppure era stata riproposta con specifico motivo di gravame.

Per la cassazione della sentenza la contribuente ha proposto ricorso, con un unico ed articolato motivo.

Il Consorzio di Bonifica Interno – Bacino Aterno e Sagittario, come anche l’Agente della Riscossione di L’Aquila, Equitalia Centro s.p.a., non ha svolto attività difensiva.

Diritto

IN DIRITTO

Il motivo di doglianza è inammissibile per più ordini di ragioni.

La ricorrente deduce “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, ed afferma che i giudici di appello hanno errato nel ritenere che spetta al contribuente l’onere di dimostrare che il bene sottoposto a contribuzione non goda dei benefici fondiari, in coerenza con la posizione di attore in senso sostanziale che riveste l’Ente impositore, non essendo sufficiente che l’immobile sia incluso nel perimetro consortile a dimostrare che esso riceva vantaggio dalle attività consortili, ed aggiunge che “in base alle norme sulla riscossione la mancata indicazione nella cartella di pagamento degli elementi ivi previsti… comporta l’impossibilità di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell’imposizione”, con conseguente nullità della cartella stessa.

Innanzitutto, la doglianza difetta di specificità in quanto nella esposizione delle ragioni a sostegno del motivo (che enuncia una serie di proposizioni tratte da giurisprudenza di legittimità e di merito) non risultano chiarite quali norme la ricorrente ritenga violate e quale collegamento vi sia tra i principi di diritto enunciati ed il contenuto della decisione impugnata. Inoltre, l’impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione non può avere ad oggetto i medesimi motivi proposti in primo grado ed in sede di gravame, atteso che il giudizio di legittimità riguarda solo la sentenza di appello, che detti motivi ha o avrebbe dovuto esaminare, e le valutazioni operate in quella sede o le eventuali omissioni riscontrabili, non anche i precedenti motivi che a quella sentenza hanno dato luogo.

La ricorrente richiama, invero, proprio i motivi esposti nel giudizio di appello senza però confrontarsi con le argomentazioni svolte nella sentenza della CTR dell’Abruzzo, che pure ha evidenziato la mancata impugnazione, da parte della S., dell’ avviso di liquidazione, espressamente qualificato come atto autonomamente impugnabile ex D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19.

Inoltre, la censura si riferisce, in modo peraltro del tutto generico, ai requisiti di validità della cartella di pagamento, ma su tale profilo la sentenza non ha pronunciato, avendo la S. contestato la cartella non per vizi propri di questa, ma per vizi dell’avviso di liquidazione, atto regolarmente notificato e non impugnato, divenuto quindi definitivo.

La ricorrente non deduce un’omissione di pronuncia mediante l’opportuna denuncia del vizio di cui all’art. 112 c.p.c., nè ha impugnato l’affermazione dei giudici di appello concernente la rilevata novità, in quella sede, delle censure involgenti la validità formale della cartella impugnata.

L’omessa pronuncia su alcuni dei motivi di appello e, in genere, su una domanda, eccezione o istanza ritualmente introdotta in giudizio, integra una violazione dell’art. 112 c.p.c., che deve essere fatta valere esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, che consente alla parte di chiedere – e al giudice di legittimità di effettuare – l’esame degli atti del giudizio di merito, nonchè, specificamente, dell’atto di appello, mentre è inammissibile ove il vizio sia dedotto come violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 5, (Cass. n. 22759/2014).

La CTR dell’Abruzzo ha accertato, inoltre, la sussistenza in concreto del vantaggio per il fondo della ricorrente, evidenziando che “attese le risultanze della CTU, è stata riscontrata l’effettiva utilitas che le opere di bonifica realizzate hanno conferito agli immobili de quibus… la sussistenza del presupposto dell’imposizione per cui è causa” e tale accertamento di fatto, frutto di adeguata istruttoria ed insindacabile in sede di legittimità, che è idoneo a fondare il dovere di contribuzione da parte della ricorrente, non è stato censurato, neppure in via indiretta, sotto il profilo del vizio di motivazione.

Alla stregua delle considerazioni che precedono s’impone il rigetto del ricorso.

Nulla per le spese del presente giudizio di legittimità stante la mancata costituzione della parti intimate.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2016

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