Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27466 del 02/12/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/12/2020, (ud. 20/10/2020, dep. 02/12/2020), n.27466

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12022-2019 proposto da:

A.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BOEZIO

14, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE ITRI, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato LOREDANA GOMBIA;

– ricorrente –

contro

INPS ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CIVITAVECCHIA, depositato il

09/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELLA

MARCHESE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Civitavecchia, in sede di procedimento ex art. 445 bis c.p.c., con il decreto di omologa del 9.10.2018, come emendato in sede di correzione materiale ex art. 287 c.p.c., ha accertato il requisito sanitario utile per l’assegno di invalidità, a decorrere dal 9.2.2016, e ha condannato l’Inps al pagamento delle spese di giudizio liquidate e distratte in Euro 600,00 comprensive di spese, oltre IVA e CPA;

per la cassazione del decreto, nella parte relativa alla statuizione sulle spese, A.A.M. ha proposto ricorso straordinario ex art. 111 Cost., affidato ad un unico motivo;

l’INPS è rimasto intimato;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio;

parte ricorrente ha depositato memoria

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con l’unico motivo è denunciata – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3- violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., della L. n. 247 del 2012, art. 13, del D.M. n. 55 del 2014, artt. 2 e 4 nonchè della L. n. 794 del 1942, art. 24;

è dedotta la incongruità della somma liquidata rispetto al valore della controversia, indicandosi in Euro 2.225,00 (Euro 540,00 per la fase di studio, Euro 675,00 per la fase introduttiva, Euro 1.010,00 per la fase decisionale) il parametro medio che l’autorità giudiziaria avrebbe dovuto considerare; in ogni caso, anche applicando la riduzione massima, la liquidazione operata dal Tribunale si porrebbe al di sotto dei limiti legali;

il motivo è fondato;

occorre premettere che il giudice nel liquidare le spese processuali relative ad un’attività difensiva ormai esaurita deve applicare la normativa vigente al tempo in cui l’attività stessa è stata compiuta (Cass. n. 6457 del 2017, Cass. n. 17405 del 2012) sicchè alla presente fattispecie va applicato il D.M. n. 55 del 2014 (in vigore dal 3 aprile 2014), in quanto il ricorso per ATP risulta introdotto nel 2016;

quanto alla determinazione degli scaglioni applicabili, occorre invece tener conto della pronuncia delle Sez. Unite (sentenza n. 10455 del 2015) che – risolvendo il contrasto determinatosi in relazione al criterio per determinare il valore della causa ai sensi dell’art. 13 c.p.c., commi 1 e 2, – ha affermato il seguente principio di diritto: “Ai fini della determinazione del valore della causa per la liquidazione delle spese di giudizio, nelle controversie relative a prestazioni assistenziali va applicato il criterio previsto dall’art. 13 c.p.c., comma 1, per cui, se il titolo è controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni”;

ai sensi del D.M. n. 55 del 2014 (artt. 1 e 4), il giudice è tenuto a liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe, non essendo, invece, vincolato alla determinazione, in misura media, del compenso professionale (v. ex plurimis, Cass. n. 2304 del 2019, in motiv., p. 7, e relativi richiami a Cass. n. 18167 del 2015, Cass. n. 253 del 2016 e Cass. n. 16225 del 2016);

applicando tali principi al caso in esame, come già chiarito da questa Corte in plurimi arresti resi in casi analoghi (v. ex multis Cass. n. 28977 del 2018), il valore della causa va individuato tra Euro 5.200,00 ed Euro 26.000,00, in tale scaglione rientrando l’ammontare di due annualità della prestazione richiesta ed i parametri minimi stabiliti per tale scaglione, computando tre fasi, vanno individuati, per il procedimento di istruzione preventiva, in Euro 911,00 (risultanti dalla somma di Euro 270,00 per studio della controversia, Euro 337,50 per la fase introduttiva del giudizio ed Euro 303,00 per la fase istruttoria e/o di trattazione, dovendosi ridurre le prime due del 50% e la terza del 70%, ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, art. 4);

ne consegue che la liquidazione delle spese contenuta nell’impugnato decreto ed espressa in Euro 600,00 non è dunque adeguata alla normativa di riferimento per essere inferiore ai minimi di cui si è detto, senza che risulti indicata alcuna motivazione in ordine alla non riconoscibilità, nel caso concreto, di alcuni compensi stabiliti dal citato D.M. n. 55 del 2014, in relazione alle singole fasi processuali;

il ricorso va dunque accolto; l’impugnato decreto va cassato nella parte relativa alla statuizione sulle spese con decisione nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto;

le spese della fase di ATP vanno, dunque, riliquidate in Euro 911,00 per compensi professionali, oltre al rimborso forfetario delle spese nella misura del 15%, da distrarsi, ex art. 93 c.p.c., in favore del difensore;

le spese del presente giudizio sono liquidate, secondo soccombenza, come da dispositivo, con attribuzione agli avv.ti L.Gombia e G. Itri, per dichiarato anticipo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa, per quanto di ragione, il decreto impugnato e, decidendo nel merito, liquida le spese del giudizio per ATP in Euro 911,00, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge, da distrarsi in favore del difensore.

Condanna l’INPS al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 400,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge, con attribuzione agli avv.ti Loredana Gombia e Giuseppe Itri.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 20 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2020

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