Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27456 del 09/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 27456 Anno 2013
Presidente: CICALA MARIO
Relatore: BOGNANNI SALVATORE

ORDINANZA
sul ricorso 12752-2011 proposto da:
ORLANDO ANNA MARIA (RLNNMR53L57H9144 SURIANO
MARIA (SRNMRA51R58G41113 nella qualità di socie della società
SURIANO MARIA & ORLANDO ANNA MARIA SNC, esercenti
l’attività di parrucchiere per signora, elettivamente domiciliate in
ROMA, VIA COLA DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato
SANTULLI TERESA, che le rappresenta e difende giusta delega in
calce al ricorso;

– ricorrenti contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

Data pubblicazione: 09/12/2013

- controricartente avverso la decisione n. 512/2010 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA CENTRALE di GENOVA del 4/06/2010, depositata
il 07/06/2010;

28/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. SALVATORE
BOGNANNI;
udito l’Avvocato Giannini Patrizia (delega orale) che si riporta agli
scritti.

Ric. 2011 n. 12752 sez. MT – ud. 28-11-2013
-2-

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

1

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezione Sesta (Tributaria)
R.G. ríc. n. 12752/11

Ricorrenti: Anna Maria Orlando e Maria Suriano
Controricorrente: agenzia entrate

Ordinanza
Svolgimento del processo

1. Anna Maria Orlando e Maria Suriano propongono ricorso per
cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria centrale, sez. stacc. della Liguria, n.
512/03/10, depositata il 7 giugno 2010, con la quale, accolto
l’altro dell’ufficio Iva contro la decisione di quella di secondo
grado, l’opposizione delle medesime, socie della società Suriano
Maria & Orlando Anna Maria snc., esercente l’attività di parrucchiere, ed inerente all’avviso di accertamento, relativamente
all’omonima imposta per l’anno 1986, veniva rigettata. In particolare il giudice di terzo grado osservava che il metodo induttivo
seguito era stato perfettamente regolare, perché basato sulla verifica della Guardia di finanza, che aveva rinvenuto dei prospetti
prestampati, sui quali erano stati riportati dei dati significativi in ordine al maggior ricarico del 341,63% applicato al costo
delle merci ed alle prestazioni, come pure ai beni strumenta
L’agenzia delle entrate resiste con controricorso.
Motivi della decisione

2. Col primo motivo le ricorrenti deducono violazio

di norme

di legge, in quanto la CTC avrebbe dovuto dichiarare l’estinzione
del giudizio, atteso che l’amministrazione era rimasta del tutto
soccombente nei precedenti due gradi, dal momento che Orlando e
Suriano avevano impugnato l’avviso di accertamento limitatamente
ai punti l e 2 di esso, e cioè la omessa registrazione dei corrispettivi, e la presentazione della dichiarazione dei redditi con
dati inesatti; mentre invece non avevano addotto alcuna contestazione in ordine alla conservazione di una fattura inerente ad una
1

Oggetto: impugnazione avviso accertamento,

2

bolla di accompagnamento, nonché alla

mancata registrazione di

un’altra accompagnatoria, con le relative sanzioni.
Il motivo è inammissibile, perché nuovo, in quanto non proposto in sede di merito. Inoltre è infondato, trattandosi di evidente non condivisione della questione da parte della CTC, posto che

visto, ed inoltre le commissioni di merito avevano rigettato
l’impugnazione dell’atto impositivo in ordine alle questioni attinenti alle fatture, oltre che alla loro non registrazione, sicché
quell’avviso era stato annullato solo parzialmente in relazione al
ricarico e alla indicazione di dati inesatti.
3. Col secondo motivo le ricorrenti deducono vizi di ivazione, giacché il giudice di terzo grado non considerava che il metodo induttivo seguito non poteva essere applicato, dal momento che
nessuna prova l’ufficio aveva addotto a sostegno della pretesa fiscale, mentre i prospetti rinvenuti dalla GdF non potevano avere
alcun rilievo probatorio. Inoltre la CTC non valutava che Orlando
da poco aveva dato alla luce una bambina, e quindi il suo apporto
lavorativo era ridotto, come pure Suriano aveva il marito gravemente malato, sicché non poteva accudire all’attività in modo intenso, con la conseguenza che i ricavi erano ridotti.
Si tratta di questioni di merito, peraltro di carattere nuovo,
oltre che generico, e quindi inammissibili. Ad ogni buon conto
tuttavia si rileva che esse sono infondate, posto che, com’è noto,
in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la “contabilità
in nero”, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei
requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti
dall’art. 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709
e ss. cod. civ. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato
economico dell’attività svolta. Ne consegue che detta “contabilità
2

il valore della controversia è di importo superiore al limite pre-

3

in nero”, per il suo valore probatorio, legittima di per sé, ed a
prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il
ricorso all’accertamento induttivo di cui al citato art. 39, incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, al
fine di contestare l’atto impositivo notificatogli (Cfr. anche

Dunque sul punto la sentenza impugnata risulta motivata in modo adeguato e logicamente corretto.
4. Ne deriva che il ricorso va rigettato.
5. Quanto alle spese del giudizio, sussistono g

ti motivi

per compensarle, avuto riguardo alla natura della controversia e
delle questioni giuridiche trattate.
P.Q.M.
La Corte
Rigetta il ricorso, e compensa le spese.
Così deciso in Roma, il 28 novembre 2013.

Cass. Sentenze n. 24051 del 16/11/2011, n. 9210 del 2011).

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