Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27453 del 02/12/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/12/2020, (ud. 23/09/2020, dep. 02/12/2020), n.27453

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2830-2019 proposto da:

A.B., elettivamente domiciliato in ROA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIANLUCA ALDO CORVELLI;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati

MANUELA MASSA, CLEMENTINA PULLI, PATRIZIA CIACCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4408/2018 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata

il 05/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARGHERITA

MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il tribunale di Foggia con sentenza n. 4408/2018 aveva rigettato il ricorso proposto, ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., da A.B. diretto ad ottenere l’accertamento dell’invalidità civile e quindi del requisito sanitario utile alla pensione di invalidità o all’assegno di inabilità L. n. 118 del 1971, ex artt. 12 e 13.

Il tribunale aveva rigettato la domanda ritenendo che il ricorrente non avesse evidenziato, rispetto all’accertamento medico legale espletato nella fase dell’ATP, vizi logici o diagnostici, tali da richiedere un nuovo accertamento successivo alla contestazione. Avverso tale decisione l’ A. proponeva ricorso affidato a tre motivi cui resisteva con controricorso l’Inps.

Era depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1) Con il primo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione di norme di diritto quali la L. n. 118 del 1971, artt. 2, 12 e 13, D.Lgs. n. 509 del 1988, art. 1 e 2 e D.M. Sanità 5 febbraio 1992, nonchè apparenza, illogicità e contraddittorietà della motivazione, per non aver, il tribunale, riconosciuto le condizioni sanitarie utili alla prestazione richiesta, essendosi limitato a recepire le conclusioni della ctu, senza alcuna ulteriore indagine. In particolare lamenta l’errata valutazione delle patologie e del grado di invalidità loro assegnato che avrebbe dovuto determinare, quantomeno, un supplemento di perizia.

2) Con il secondo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riguardo agli artt. 445 bis e 195 c.p.c., relativamente all’obbligo del ctu di indicare le ragioni logico giuridiche che sostengono la sua analisi e le sue conclusioni. Il ricorrente lamenta la mancata risposta alle osservazioni critiche svolte rispetto alla ctu.

3) Con il terzo motivo è dedotta la nullità della sentenza e del procedimento e l’omesso esame circa un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5) e segnatamente del D.M. sanità 5 febbraio 1992, e contestuale apparenza illogicità e contraddittorietà della motivazione, nonchè omessa pronuncia. Lamenta il ricorrente la mancata attivazione del giudice circa le puntuali osservazioni fatte sull’errato riferimento della patologia riscontrata a quelle contenute nel dm richiamato.

I motivi possono essere trattati congiuntamente in quanto tutti relativi alla consulenza tecnica espletata. Sotto differenti angoli visuali e vizi riscontrati le censure riguardano l’accertamento sanitario svolto nella prima fase, ma non indicano il contenuto dello stesso.

Questa Corte, a riguardo, ha chiarito che “Il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci l’omessa od inesatta valutazione di atti o documenti prodotti in giudizio, anche ove intenda far valere un vizio di violazione o falsa applicazione di norma di diritto, è onerato, a pena di inammissibilità del ricorso, non solo della specifica indicazione del documento e della chiara indicazione del nesso eziologico tra l’errore denunciato e la pronuncia emessa in concreto, ma anche della completa trascrizione dell’integrale contenuto degli atti e dei documenti così da rendere immediatamente apprezzabile dalla Suprema Corte il vizio dedotto” (Cass. n. 14107/2017; Cass. 5478/2018).

Il mancato inserimento nella singola censura proposta del contenuto della consulenza o di quella parte di essa ritenuta inesatta o censurata rispetto al singolo vizio denunciato, esclude la possibilità di corretto esame della ragione impugnatoria. Infatti il ricorso per cassazione deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito, sicchè il ricorrente ha l’onere di indicarne specificamente, a pena di inammissibilità, oltre al luogo in cui ne è avvenuta la produzione, gli atti processuali ed i documenti su cui il ricorso è fondato mediante la riproduzione diretta del contenuto che sorregge la censura oppure attraverso la riproduzione indiretta di esso con specificazione della parte del documento cui corrisponde l’indiretta riproduzione (Cass. n. 14784/2015; conf. Cass. n. 18679/2017).

Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Sussistono le condizioni per l’applicazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c. ai fini della esenzione dalle spese.

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2020

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