Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27450 del 28/10/2019

Cassazione civile sez. I, 28/10/2019, (ud. 26/09/2019, dep. 28/10/2019), n.27450

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12421/2015 proposto da:

D.V. e C.A., elettivamente domiciliati in

Roma, Viale XXI Aprile n. 11, presso lo studio dell’avvocato Morrone

Corrado, rappresentati e difesi dall’avvocato Scianandrone Vincenzo,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

Q.V., Curatela Fallimento della (OMISSIS) S.r.l. in

Liquidazione e (OMISSIS) S.r.l. in Liquidazione;

– intimati –

avverso la sentenza n. 496/2015 della CORTE D’APPELLO di BARI, del

30/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/09/2019 dal cons. FRANCESCO TERRUSI.

Fatto

RILEVATO

che:

la corte d’appello di Bari ha rigettato il reclamo di D.V. e di C.A. avverso la sentenza del tribunale di Trani che aveva dichiarato il fallimento della (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione, della quale i predetti erano soci;

premesso che legittimato al reclamo era soltanto D., in quanto ex amministratore della società, la corte d’appello ha ritenuto l’istante Q.V. a sua volta legittimato all’iniziativa fallimentare in virtù del credito vantato, e sussistente la condizione di incapienza patrimoniale della società medesima siccome desunta dall’ammontare dello stato passivo e dalla relazione del curatore ex art. 33 L. Fall.; entrambi i soci hanno proposto ricorso per cassazione, illustrato pure da memoria;

gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con tre motivi i ricorrenti censurano la sentenza: (i) per violazione e falsa applicazione degli artt. 6 e 7 della L. Fall., dovendosi escludere, fuori dalla sede del processo di cognizione (nella specie attinente all’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dal Q. contro la società), l’esistenza del potere valutativo del giudice fallimentare in ordine alla fondatezza o meno delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni del creditore istante; (ii) per violazione dell’art. 5 L. Fall. e art. 2697 c.c. nonchè (iii) per vizio di motivazione, non essendo stato indicato dall’impugnata sentenza quali fossero gli elementi dell’attivo e del passivo da considerare rilevanti ai fini del giudizio di incapienza del patrimonio della società in liquidazione;

il ricorso è inammissibile;

per quanto concerne la posizione del ricorrente C., la corte barese ne ha escluso la legittimazione al reclamo, e la statuizione sul punto non risulta impugnata;

per quanto concerne l’altro ricorrente ( D.), tutti i motivi si palesano inammissibili;

il primo mezzo lo è in base all’art. 360-bis c.p.c., essendo assolutamente pacifico, diversamente da quanto sostenuto nel ricorso, che l’art. 6 L. Fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l’altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, nè l’esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice all’esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell’istante (ex aliis, oltre a Cass. Sez. U n. 1521-13, cfr. di recente Cass. n. 30827-18);

la corte d’appello dunque aveva non solo il potere, ma anzi il dovere, di svolgere l’accertamento anzidetto (incidenter tantum), e questo ha fatto con esito opposto alla contestazione sollevata, attesa l’avvenuta ammissione di Q. al passivo per un credito di 70.000,00 Euro;

il secondo e il terzo motivo sono inammissibili per genericità e difetto di autosufficienza;

quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 L. Fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale e integrale soddisfacimento dei creditori sociali (ex multis, Cass. n. 25167-16, Cass. n. 19414-17);

l’impugnata sentenza ha ritenuto integrata la condizione di forte squilibrio tra il passivo e l’attivo della società, e ne ha affermato l’incapienza patrimoniale in base all’ammontare dello stato passivo e alla relazione del curatore del fallimento;

il ricorrente si duole che non siano stati indicati gli elementi dell’attivo e del passivo specificamente considerati; ma ciò non integra nè il vizio di violazione dell’art. 5 L. Fall., nè il vizio di motivazione secondo il disposto dell’art. 360 c.p.c., n. 5, poichè le fonti di prova documentale sono state dal giudice del merito comunque indicate con compiutezza; donde era onere semmai del ricorrente specificare nel ricorso in qual senso, invece, sussistessero elementi di fatto decisivi non esaminati e invece riscontrabili in base a quanto ritualmente acquisito in giudizio.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile, il 26 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2019

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