Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27442 del 19/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 19/12/2011, (ud. 23/11/2011, dep. 19/12/2011), n.27442

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 22894-2010 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS) in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati CORETTI ANTONIETTA, DE ROSE EMANUELE, STUMPO VINCENZO,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE BRUNO

BUOZZI 99, presso lo studio dell’avv. FABRIZIO CRISCUOLO,

rappresentata e difesa dall’avv. PIACQUADDIO CIRO, giusta mandato a

margine del controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 2940/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI del

22.9.09, depositata il 28/09/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO;

udito per il ricorrente l’Avvocato Mauro Ricci (per delega avv.

Antonietta Coretti) che si riporta agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MARCELLO

MATERA che si riporta alla relazione scritta.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La causa è stata chiamata alla adunanza in camera di consiglio del 7 aprile 2011 ai sensi dell’art. 375 c.p.c. sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380-bis c.p.c.:

“Con ricorso al Tribunale di Lucera P.T., operaia agricola a tempo determinato, aveva convenuto in giudizio l’Inps chiedendo venisse accertato il suo diritto alla differenza dell’indennità di disoccupazione per l’anno 2003; la ricorrente – premesso che il trattamento di disoccupazione era stato corrisposto dall’Istituto sulla base del salario medio convenzionale congelato all’anno 1995 – sosteneva che il medesimo trattamento doveva essere invece calcolato, ai sensi del D.Lgs. n. 146 del 1997, art. 4, sui minimi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva provinciale, comprensivi della voce t.f.r., con conseguente diritto alle differenze tra quanto spettante e quanto percepito.

La domanda è stata accolta dal giudice di primo grado e confermata dalla Corte d’appello di Bari con sentenza depositata il 28 settembre 2009.

Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso per cassazione – consegnato in data 22 settembre 2010 all’ufficiale giudiziario per la notifica a mezzo del servizio postale ex art. 149 c.p.c. -, con un unico motivo.

La parte intimata si è difesa con rituale controricorso, proponendo altresì contestualmente ricorso incidentale.

Il procedimento è regolato dagli artt. 360 e segg. c.p.c. con le modifiche e integrazioni successive, in particolare quelle apportate dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.

Con l’unico motivo l’Istituto ricorrente, lamentando violazione degli artt. 46, 51 e 55 del CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti del 2002 in relazione al D.Lgs. n. 314 del 1997, art. 6, comma 4, lett. a) nonchè in relazione agli artt. 1362 e ss. e 2120 cod. civ. ed alla L. n. 297 del 1982, art. 4 commi 10 e 11 censura la sentenza per avere incluso nella retribuzione da prendere a base per la liquidazione dell’indennità di disoccupazione, anche la voce denominata “quota di TFR” (solo così realizzando un risultato più favorevole di quello conseguito dalla liquidazione INPS), la quale invece non dovrebbe esserlo, per avere – contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale – effettiva natura di retribuzione differita.

Col ricorso incidentale, la parte resistente lamenta la mancata pronuncia della Corte territoriale in ordine all’istanza di cessazione della materia del contendere da lei proposta in ragione del fatto che dopo la proposizione dell’appello e in pendenza di questo, l’INPS le avrebbe pagato senza riserve quanto richiesto in giudizio.

I due ricorsi, principale e incidentale vanno riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c., avendo ad oggetto la medesima sentenza.

Il ricorso principale è manifestamente fondato mentre è inammissibile quello incidentale, per cui i due ricorsi vanno trattati in camera di consiglio.

Va anzitutto disattesa la deduzione della resistente di inammissibilità del ricorso per tardività, che non tiene conto della disciplina di cui all’art. 149 c.p.c., comma 3.

Inammissibile è poi l’ulteriore deduzione di inammissibilità della produzione del contratto collettivo invocato, operata dall’INPS solo in appello, in quanto la resistente non deduce di avere tempestivamente formulato tale eccezione in sede di giudizio di appello.

Quanto all’appello principale, si ricorda che questa Corte ha ripetuta-mente enunciato, ad es. con la sentenza n. 202/2011, con riferimento a fattispecie analoghe a quella in esame, il seguente principio: “Confermandosi quanto già ritenuto dalla precedente sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui ai fini della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la nozione di retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a confronto con il salario medio convenzionale del D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146, ex art. 4 – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto, va ulteriormente affermato che, sulla base del suddetto principio, la voce denominata “quota di TFR” dai contratti collettivi vigenti a partire da quello del 27.11.1991, va esclusa dal computo della indennità di disoccupazione, in considerazione della volontà espressa dalle parti stipulanti, che è vietato disattendere in forza della disposizione di cui al D.L. 14 giugno 1996, n. 318, art. 3 convertito in L. 29 luglio 1996, n. 402, a norma del quale, agli effetti previdenziali, la retribuzione dovuta in base agli accordi collettivi, non può essere individuata in difformità rispetto a quanto definito negli accordi stessi. Dovendo escludersi che detta voce abbia natura diversa rispetto a quella indicata dalle parti stipulanti, non è ravvisabile alcuna illegittima alterazione degli istituti legali da parte dell’autonomia collettiva.” Ove si condivida il testè formulato rilievo, il ricorso principale andrebbe accolto.

E’ invece inammissibile il ricorso incidentale.

In regime di provvisoria esecutività della sentenza di condanna di primo grado, il pagamento della somma con essa disposto non assume infatti valore di acquiescenza, in difetto di ulteriori elementi di fatto, nel caso in esame solo genericamente enunciati e non indicati specificatamente come dedotti e provati nella sede giudiziale naturale (il giudizio di appello).” Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in camera di consiglio.

La resistente ha depositato una memoria.

Il Collegio condivide il contenuto della relazione, tanto più che il significato della norma di cui al D.Lgs. n. 146 del 1997, art. 4 individuato dalla giurisprudenza sopra citata è stato recentemente esplicitato anche dal legislatore, che al D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 18 convertito nella L. n. 111 dello stesso anno, ha specificato che “Il D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146, art. 4 e il D.L. 10 gennaio 2006, n. 2, art. 1, comma 5 convertito con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006 n. 81, si interpretano nel senso che la retribuzione utile per il calcolo delle prestazioni temporanee in favore degli operai agricoli a tempo determinato non è comprensiva della voce del trattamento di fine rapporto comunque denominato dalla contrattazione collettiva”.

Concludendo, riuniti i ricorsi, va accolto quello principale e dichiarato inammissibile quello incidentale; la sentenza impugnata va conseguentemente cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, col rigetto della domanda. Nulla per le spese, ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c. (la dichiarazione relativa ai redditi percepiti dalla P. è in atti).

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, accoglie quello principale e dichiara inammissibile quello incidentale; cassa conseguentemente la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di P. T.; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2011

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