Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27435 del 09/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 27435 Anno 2013
Presidente: BURSESE GAETANO ANTONIO
Relatore: SCALISI ANTONINO

Data pubblicazione: 09/12/2013

SENTENZA

sul ricorso 32207-2007 proposto da:
elettivamente
149
domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 24 5, presso lo
FEDELE

GIOVANNI

FDLGNN65P19F839W,

studio

dell’avvocato

GIULIO

ROMANO

LONGARI,

rappresentato e difeso dall’avvocato PALLOTTINI GRANO
M. GIOVANNA;
– ricorrente –

2013

contro

2218

DE

CESARE

ELIO

DCSLE137L07H769F,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA PREMUDA 6, presso lo studio
4

dell’avvocato CRISTINA MICHtTELLI, rappresentato e

vg(

,

difeso dall’avvocato BAGALINI OTELLO, giusta procura
speciale notarile per dott. MARIA ELISA D’ANDREA,
Notaio iscritto nel distretto di Ascoli Piceno e
Fermo, del 5.11.2013 in San Benedetto del Tronto
Rep.n. 10386;
controricorrente

avverso la sentenza n. 288/2007 della CORTE D’APPELLO
di ANCONA, depositata il 28/07/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 30/10/2013 dal Consigliere Dott. ANTONINO
SCALI SI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUCIO CAPASSO che ha concluso per
. .

l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

.

Svolgimento del processo
De Cesare Elio con ricorso depositato nella Pretura di San Benedetto del
Tronto il 20 aprile 1988 propose denuncia di nuova opera chiedendo la
sospensione della costruzione in corso di realizzazione da parte di Fedele
il

quale

si

costituiva,

denunciando

l’inammissibilità

ed

infondatezza del procedimento.
Il Pretore di San Benedetto del Tronto con ordinanza del 15 febbraio 1989
ordinava la parziale sospensione della costruzione di cui si dice nelle parti in
cui violavano la distanza misurata in senso ovest — est rispetto al muretto di
recinzione (appartenente al De Cesare) e la distanza misurata in senso nord
sud rispetto al fabbricato dello stesso De Cesare così come specificato nella
CTU a firma dell’ing. Cacaci. Rimetteva la causa per il merito al Tribunale di
Ascoli Piceno.
Costituitosi il contraddittorio tra le parti e a conclusione della fase istruttoria il
Tribunale di Ascoli Piceno con sentenza n. 653 del 2005 accertata la
violazione delle distanze legali nell’esecuzione di lavori di ampliamento e di
sopraelevazione del fabbricato di Fedele Giovanni, ne ordinava la medesima o
la demolizione entro sei mesi dalla notifica della sentenza, dichiarava la
responsabilità in ordine ai danni lamentati dal De Cesare Elio demandandone
l’accertamento e la liquidazione a separato giudizio con condanna di Fedele
Giovanni al pagamento delle spese giudiziali.
Avverso questa sentenza proponeva appello Fedele Giovanni per quattro
motivi: 1) nullità della domanda per violazione del contraddittorio avendo il
De Cesare modificato le domande iniziali; 2) erroneità della consulenza
.

tecnica svolta in primo grado; 3) violazione del principio regolante l’onere
1

Giovanni,

probatorio, avendo il Tribunale fondato l’affermata violazione delle norme
sulle distanze su consulenza tecnica espletata nella fase pretorile; 4)
violazione dell’onere probatorio sotto il profilo che la ristrutturazione eseguita
da Fedele era conforme alla concessione edilizia, rilasciatagli dal Comune di
San Benedetto del Tronto.

Si costituiva l’appellato, confutando tutti i motivi di appello e chiedeva la
conferma della sentenza impugnata.
La Corte di appello di Ancona, con sentenza n. 288 del 2007, rigettava
l’appello e condannava Fedele Giovanni al pagamento delle spese giudiziali
del grado. A sostegno di questa decisone la Corte di Ancona, essenzialmente,
osservava: a) che il primo motivo dell’appello era non solo generico ma anche
comprensibile atteso che al domanda di de Cesare era stata sempre puntuale
dato che sin dall’azione di enunciazione erano state denunciate la violazione
delle norme urbanistiche e chiesta la riduzione in pristino

ovvero la

demolizione dell’opera realizzata dal Fedele. b) La CTU non presentava gli
errori denunciati e correttamente aveva accertato la violazione delle distanze
legali.
La cassazione d i questa sentenza è stata chiesta da Fedele Giovanni per due
motivi principale e due motivi subordinati. De Cesare Elio ha resistito con
controricorso. In data 24 settembre 2013 l’avv. Bagalini Otello depositava in
cancelleria procura speciale conferita da Elio De Cesare (controriconente)
allo stesso avvocato in sostituzione dell’avv. Erasmo Nicola Esposito
k
unitamente ad una memoria difensiva di costituzione
Motivi della decisione

1.= Con il primo motivo Fedele Giovanni lamenta la violazione e falsa
2

.

applicazione (ex art. 360 n. 3 cpc) dell’art. 113 cpc., e delle norme di diritto
sulle distanze legali ed in particolare gli artt. 871, 872 e 873 cc., e art. 13 del
Regolamento

edilizio

comunale,

nonché

omessa,

insufficiente

e

contraddittoria motivazione (ex art. 360 n. 5 cpc.).

che si potesse applicare la tutela ripristinatoria di cui all’art. 873 cc., non
vertendo in ipotesi di due porzioni di edifici che si fronteggiano, se non
falsamente applicando l’art. 13 del Regolamento edilizio comunale , nonché
l’art. 872 cc.. Piuttosto, sulla base della normativa edilizia intervenuta nel
corso del procedimento di primo grado, il ricorrente ha denunciato con l’atto
di appello che l’ampliamento non fronteggiava il fabbricato del De Cesare e,
pertanto, non se ne poteva ordinare la demolizione.
Ciò posto, il ricorrente formula il seguente quesito di diritto: se debbano
essere applicati con la stessa efficacia delle norme integrative delle distanze e
quali sopravvenute fonti primarie del diritto, in forza dell’art-. 871 cc., gli
articoli dei Regolamenti comunali che individuano le caratteristiche tecniche
degli edifici ai quali applicare in forza del contratto disposto degli arti. 872
comma 2 e 873 cc., la tutela ripristinatoria invocata dall’appellato nel
procedimento, conclusosi con la sentenza impugnata.
b) Secondo il ricorrente sul punto appena indicato la sentenza impugnata
sarebbe illegittima per omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione in
riferimento all’art. 360 n. 5 cpc. In particolare il ricorrente specifica che posto
che l’art. 13 del REC afferma: due pareti si intendono prospicienti quando
l’angolo formato dal prolungamento delle stesse è superiore a 70 gradi

sessagesimali e la sovrapposizione è superiore ad 1/4 della distanza minima tra
3

a) Avrebbe errato la Corte di Ancona, secondo il ricorrente, nell’aver ritenuto

.

le stesse , la sentenza avrebbe omesso di verificare e motivare il fatto
dirimente che cm. 30 o anche cm 40 di sovrapposizione delle due pareti (del
fabbricato Fedele rispetto a quello di De Cesare) è minore di un Y. di cm. 249,
non ammettendo per altro la richiesta CTU da parte del convenuto. Piuttosto,
il doveroso corretto esame delle norme allegate e la doverosa chiesta verifica

dello stato dei luoghi avrebbero condotto il Giudice ad una decisione diversa
da quella adottata in ordine ad un punto decisivo della controversia e, cioè,
che l’ampliamento a sud est del fabbricato De Cesare abbia le caratteristiche
per essere assoggettato alla norma regolamentare integrativa del codice civile
(art. 7 a-16 delle NTA) che imponga il rispetto delle distanze di metri 6 dei
fabbricati nel caso di ampliamento, risultando documentalmente smentito che
le CTU abbiano verificato lo stato dei luoghi alla luce di tale normativa (art.
13 REC).
1.1.= Il motivo è fondato e va accolto per le ragioni di cui si dirà.
E’ opportuno premettere che è orientamento pacifico nella giurisprudenza
anche di questa Corte (Cass. n. 1047 del 03/02/1998) che in tema di distanze
legali nelle costruzioni, qualora sopravvenga una disciplina normativa meno
restrittiva, l’edificio in contrasto con la regolamentazione in vigore al
momento della sua ultimazione, ma conforme alla nuova, non può più essere
ritenuto illegittimo, cosicché il confinante non può pretendere l’abbattimento
o, comunque, la riduzione alle dimensioni previste dalle norme vigenti al
momento della sua costruzione. Tale effetto non deriva dalla retroattività delle
nuove norme – di regola esclusa dall’art. 11 delle preleggi – ma dal fatto che,
pur rimanendo sussistente l’illecito di chi abbia costruito in violazione di

norme giuridiche allora vigenti e la sua responsabilità per i danni subiti dal
4

/I

l

.

confinante fino all’entrata in vigore della normativa meno restrittiva, viene
però meno l’illegittimità della situazione di fatto determinatasi con la
costruzione, essendo questa conforme alla normativa successiva e, quindi, del
tutto identica a quella delle costruzioni realizzate dopo la sua entrata in

Ora, nel caso in esame, la Corte di Ancona, pur richiamando ripetutamente le
nuove norme regolamentari non ha chiarito se la nuova normativa rendeva
legittima la nuova costruzione. Generiche ed equivoche appaiano le
affermazioni: a) che “risultava assolutamente pacifica l’esistenza all’epoca,
delle norme che sono risultate violate dall’opera edificatoria del Fedele e ogni
nuova normativa amministrativa non appariva, comunque, idonea a riportare
nella legalità le attività edificatorie del Fedele, siccome comportanti evidenti
lesioni del diritto domenicale sancito anche dall’art. 873 cc.” b) che

.

,
“l’introduzione della menzionata norma b/2 (approvata con delibera del
,
Consiglio Comunale di San Benedetto del Tronto n. 122 del 18 dicembre
1993 e divenuta esecutiva il 25 giugno 1994) aveva il solo scopo di limitare la
possibilità di sopraelevazioni di edifici con determinate caratteristiche
(superiori ai 125 metri quadrati). C) che “la norma invocata era già stata
introdotta al momento della redazione della CTU ma giustamente in nulla
hanno influenzato il giudizio del consulente stesso perché le opere realizzate
dal Fedele risultavano effettuate in violazione delle norme vigenti all’epoca
della costruzione nuova denunciata dal De Cesare, nonché in spregio della
stessa ordinanza di sospensione del Pretore di San Benedetto del Tronto,
avendo perseguito l’appellante nell’inosservanza, anche successiva delle

norme sulle distanze tra edifici.
5

vigore.

Piuttosto, la Corte, prima ancora di confermare un ordine di demolizione
dell’opera realizzata dal Fedele, avrebbe dovuto rapportare la situazione di
fatto (la nuova opera di cui si dice) alla nuova normativa regolamentare e
avrebbe dovuto determinare con sufficiente chiarezza », anzitutto, l’incidenza
di quella normativa in ordine alla legittimità della costruzione realizzata dal

Fedele.
2.= Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa
applicazione (ex art. 360 n. 3 cpc) dell’art. 113 cpc., e della norma di cui
all’art. 7 b-2° delle Norme di Attuazione del Piano di Recupero del Comune
di San benedetto del Tronto in relazione alle norme di diritto sulle distanze
legali ed in particolare gli artt. 872, comma 2, e 873 cc., nonché l’omessa,
insufficiente e contraddittoria motivazione (ex art. 360 n. 5 cpc.).
._..

a) Secondo il ricorrente la Corte di merito, ordinando la demolizione sino al
ripristino della distanza di ml 6 dal fabbricato del confinante De Cesare della

e,
sopraelevazione dell’edificio di Fedele Giovanni nel lato nord est, avrebbe
omesso di applicare lo ius superveniens in materia di distacchi nella
sopraelevazione introdotto nella normativa regolamentare del Comune di San
Benedetto del Tronto il 25 giugno 1994 che ha il rango d fonte primaria di
diritto ex art. 873 cc.
Ciò posto, il ricorrente conclude formulando il seguente quesito: se possa
essere accolta la domanda di tutela ripristinatoria proposta dall’appellato e
ordinata all’appellante la demolizione fino alla distanza di metri 6 maggiore di
quella prevista dall’art. 8732 cc., della porzione di fabbricato realizzato in
sopraelevazione, in zona omogenea A, qualora in corso di giudizio
•.

sopravvenga una norma regolamentare che ne legittima la realizzazione ad
6

1‘1

una distanza inferiore.
b) La sentenza, sul punto appena indicato, sempre secondo il ricorrentesarebbe, altresì illegittima per omessa, insufficiente e contraddittoria
motivazione in riferimento all’art. 360 n. 5 cpc. In particolare, secondo il

contraddittoria, affermando che la costruzione è stata realizzata in spregio
all’ordinanza di sospensione del Pretore ha applicato alla sopraelevazione le
risultanze di una CTU, che si era basata, esclusivamente, sull’applicazione
della norma a.16 (ampliamenti dei fabbricati esistenti con distacco dei
fabbricati di ml 6 e dai confini di ml 3 limitata tra l’altro all’ampliamento a
sud est) come espressione richiamata dall’inciso della norma

b.2 (gli

allineamenti e i distacchi saranno pari ai preesistenti, salvo variazioni i
._.

previste in altra norma applicabile). Si è, dunque, concettualmente errato
nell’individuazione, non solo del fatto giuridico su cui si stava discutendo, e
cioè la lesione delle distanze ex art. 873 cc., della soprelevazione della parte
nord est del fabbricato sopra al piano terra già esistente dal 1958 ma, anche,
della norma invocata dall’appellante (b-2°) e non già b-3 come riportato dalla
sentenza.
2.1.= Il motivo, come appare evidente, rimane assorbito dall’accoglimento del
primo motivo, dato che la questione prospettata con il motivo in esame è
direttamente rapportata e/o condizionata alla rilevanza dello ius superveniens,
in ordine alla situazione di fatto oggetto di causa, che la Corte di Ancona
dovrà accertare e specificare.
In definitiva, va accolto il primo motivo del ricorso e dichiarato assorbito il
secondo, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata alla Corte di
7

ricorrente la Corte di Appello di Ancona con motivazione assolutamente

,

Appello dell’Aquila, anche per il regolamento delle spese relative al presente
giudizio di cassazione.
PQM
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso e dichiarato assorbito il
secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello
dell’Aquila anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di
cassazione
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile,
il 30 ottobre 2013.

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