Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27420 del 28/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 28/10/2019, (ud. 28/05/2019, dep. 28/10/2019), n.27420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18061-2018 proposto da:

COMUNE DI LATINA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA DELL’OROLOGIO 7, presso lo studio

dell’avvocato PAOLO PONTECORVI, rappresentato e difeso dall’avvocato

FRANCESCO DI LEGINIO;

– ricorrente –

contro

G.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

MAURIZIO GIGLIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7345/17/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 11/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROSARIA

MARIA CASTORINA.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte:

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 – bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue;

La CTR del Lazio con sentenza n. 7345/17/2017, depositata il 11.12.2017 non notificata, rigettava l’appello proposto dal Comune di Latina avverso la pronuncia di primo grado della CTP di Latina che aveva accolto il ricorso della contribuente G.M. avverso cartella di pagamento Ici 2006 sul presupposto che il prodromico avviso di accertamento non fosse stato regolarmente notificato in quanto non era stato documentato l’invio dell’avvenuta tentata consegna alla destinataria in caso di irreperibilità relativa.

Avverso la sentenza della CTR il Comune di Latina ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’intimata resiste con controricorso.

1. Con il primo motivo l’ente locale deduce la nullità della sentenza per omessa motivazione su un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ed in particolare che la CTR non aveva motivato sulla regolarità della notifica, in caso di irreperibilità temporanea del destinatario dell’atto del rilascio di un avviso di giacenza, presso l’ufficio postale, del plico da depositare relazione all’invio della raccomandata informativa dell’avvenuto deposito.

Le censure motivazionali non conferiscono al giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito della vicenda, bensì la sola facoltà di controllare – sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale – le argomentazioni svolte dal giudice di merito, cui “spetta in via esclusiva il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge” (ex multis, Cass. n. 742/2015).

Di conseguenza, il preteso vizio di motivazione “può dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento del giudice di merito, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame dei punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione” (ex multis, Cass. n. 8718/2005). Inoltre, l’omissione o insufficienza della motivazione resta integrata solo a fronte di una totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione, ovvero di una palese illogicità del tessuto argomentativo, ma non anche per eventuali divergenze valutative sul significato attribuito dal giudice agli elementi delibati, non essendo il giudizio per cassazione un terzo grado di merito (Cass. S.U. n. 24148/2013; Cass. n. 12779/2015 e n. 12799/2014).

Nella specie la CTR ha ritenuto corretta la decisione di primo grado la quale aveva ritenuto necessaria la ricezione della raccomandata informativa dell’effettivo compimento di tutte le formalità previste dall’art. 140 c.p.c. o il perfezionamento della compiuta giacenza.

2. Con il secondo motivo il Comune di latina deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 161, per avere la CTR ritenuto necessaria la ricezione della raccomandata informativa dell’effettivo compimento di tutte le formalità previste dall’art. 140 c.p.c. o il perfezionamento della compiuta giacenza.

La censura è inammissibile.

Nel ricorso non risulta trascritta la “relata di notifica”.

Secondo l’insegnamento di questa Corte la parte che proponga una ricostruzione della procedura notificatoria e dei suoi elementi identificativi parzialmente difforme da quanto delibato dal giudice d’appello, deve operare la trascrizione della relata di notifica, la cui carenza priva il ricorso di autosufficienza e specificità. In caso di denunzia della violazione di una norma processuale, è necessaria l’indicazione degli elementi condizionanti l’operatività di tale violazione e, per il principio di autosufficienza del ricorso, la trascrizione integrale della relata in modo da consentire al giudice un previo esame della rilevanza del vizio denunziato (che non può essere rimessa ad una soggettiva interpretazione della parte che denunzi il vizio, senza l’indicazione obiettiva della risultanza processuale: v. Cass. 2005/17424; Cass. n. 5185/2017; Cass. 8300/2018). Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

Le spese seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il Comune di Latina al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 2.300,00 oltre rimborso forfettario spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2019

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