Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27417 del 29/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 29/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep.29/12/2016),  n. 27417

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12376-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA Dl PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, MAZZA CAVOUR

presso la CORI) 1)1 CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

VITO CORNETTA giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la semenza n. 94/2/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

RIGIONALE DI NAPOLI – SEZIONE DISTACCATA DI SALERNO, emessa

l’8/03/2012 e depositata il 28/03/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO MOCCI;

udito l’Avvocato Vito Cornetta che si riporta al controricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., delibera di procedere con motivazione sintetica ed osserva quanto segue.

Il 28 marzo 2012 la Commissione Regionale della Campania – in parziale riforma della decisione di primo grado – accoglieva la richiesta di C.V., rappresentante di commercio, volta ad ottenere il rimborso IRAP versata in relazione agli anni 2005 – 2008.

Nella decisione impugnata, la CIR – dopo aver ricordato gli arresti giurisprudenziali in materia – ha affermato “non sembrano esserci dubbi che ricorrano i requisiti descritti, per cui l’attività del contribuente va ritenuta esente dall’IRAP”.

Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidandosi a due motivi.

Con la prima censura, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, art. 3, comma 1, lett. c e art. 4 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Assume che gli elementi della dichiarazione avrebbero provato l’esistenza di un’attività organizzativa non trascurabile. Dalle pronunzie della Suprema Corte sarebbe emerso il concetto che il professionista puro corrisponderebbe soltanto a chi fosse in possesso di uno studio in locazione, con un telefono e strumenti informatici di base.

Con la seconda censura, l’Agenzia denuncia difetto di motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ex art. 360 c.p.c., n. 5.

Infatti, l’esenzione dall’IRAP sarebbe stata accertata senza alcuna congrua motivazione e senza considerare i dati numerici oggettivi, costituiti dai compensi, dagli ammortamenti e dai compensi a terzi.

Ha resistito il C., rilevando, da un lato, l’insindacabilità della valutazione circa l’esistenza di un’organizzazione autonoma da parte della CTR e la non obbligatorietà del richiamo al requisito reddituale e, dall’altro, la congruità e la sufficienza della motivazione della decisione impugnata.

Il secondo motivo di ricorso – che, per ragioni logico espositive, va esaminato con priorità – è manifestamente fondato.

Invero immediatamente evidente il vizio di motivazione denunciato che condiziona irrimediabilmente la sentenza impugnata: manca del tutto la specificazione degli elementi posti a base della decisione che, come detto, si limita a un assiomatico richiamo alla ricorrenza dei “requisiti descritti”.

In proposito, il consolidato orientamento di questa Corte – successivo alla sentenza S.U. n. 12108 del 26/05/2009 – è nel senso che “In tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio di attività di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1 è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se è con motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni” (Sez. 5, n. 13095 del 25/07/2012; conf. Sez. 5, n. 2589 del 05/02/2014). Tali principi sono stati ribaditi dalla recente sentenza Sez. U, n. 9451 del 10/05/2016.

Il giudice di appello non si è conformato a tali principi, omettendo qualunque richiamo alla fattispecie concreta.

Il primo motivo resta assorbito.

La decisione impugnata va cassata, con rinvio a diversa sezione della CFR Campania, anche per la decisione sulle spese del grado.

PQM

Accoglie il secondo motivo, assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CFR Campania in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2016

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