Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27399 del 06/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 27399 Anno 2013
Presidente: MAMMONE GIOVANNI
Relatore: PAGETTA ANTONELLA

ORDINANZA
sul ricorso 10087-2012 proposto da:
CATALANO GIUSEPPINA, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la
CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati DE TOMMASI
MARIO, TRUNFIO EUGENIA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente contro
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE
80078750587 in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso
l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli
avvocati CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, MAURO
RICCI, giusta procura speciale in calce al controricorso;

controricorrente

avverso la sentenza n. 530/2011 della CORTE D’APPELLO di REGGIO
CALABRIA dell’1.4.2011, depositata il 20/04/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 27/09/2013 dal
Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA PAGETTA;
udito per la ricorrente l’Avvocato Eugenia Trunfio che si riporta ai motivi del
ricorso;
udito per il controricorrente l’Avvocato Mauro Ricci che si riporta ai motivi del
controricorso.

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Data pubblicazione: 06/12/2013

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MARCELLO MATERA
che si riporta alla relazione scritta.
Fatto e diritto
Il Consigliere relatore nominato ai sensi dell’art. 377 cod. proc. civ. ha depositato

” La Corte di appello di Reggio Calabria confermava la sentenza di primo grado
che aveva respinto la domanda di Giuseppina Catalano intesa al conseguimento
della pensione di inabilità e della indennità di accompagnamento . Il decisum del
giudice di appello era fondato sulle seguenti argomentazioni ; la consulenza
tecnica di ufficio di secondo grado , esente da vizi logici e non oggetto di censura
dell’appellante ha escluso il ricorrere delle condizioni per la concessione della
indennità di accompagnamento in quanto ha ritenuto che la patologia depressiva
non impedisce alla periziata l’organizzazione della sua quotidianità e che le
patologie a carico dell’apparato locomotore non pregiudicano la deambulazione ; la
consulenza tecnica di ufficio ha accertato che il complesso morboso comporta la
totale invalidità della periziata ; la carenza di allegazione e prova del requisito
reddituale prescritto ai fini della pensione di inabilità non consente di riconoscere il
diritto al detto beneficio . Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso
Giuseppina Catalano sulla base di tre motivi. Con il primo ha dedotto la nullità
della sentenza per violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. per avere la Corte
territoriale omesso di pronunciare sulla domanda di accertamento dell’invalidità.
Con il secondo ha dedotto la violazione dell’art. 1 I n. 18 del 1980 e la
insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla necessità di assistenza
continua della periziata ; in particolare ha censurato la decisione per avere
rapportato la verifica delle condizioni per la indennità di accompagnamento alla
capacità della periziata di organizzare la sua quotidianità, senza considerare che ciò
non implica anche a capacità di porre in essere gli atti quotidiani, e per avere fatto
riferimento , quanto alla deambulazione alle sole patologie a carico dell’apparato
locomotorio laddove il pregiudizio alla deambulazione può scaturire anche da
malattie non interessanti l’apparato locomotore . Ha quindi criticato sotto vari
profili la consulenza d’ufficio.

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Ric. 2012 n. 10087 sez. ML – ud. 27-09-2013

la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. e 375 cod. proc. civ.:

Con il terzo motivo ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 12 L n.

118 del 1971 sul rilievo che in base a detta legge per la concessione della pensione
è sufficiente la totlae invalidità mentre il reqiusito reddituale si configura come
presupposto per la corresponsione dei relativi ratei.
Il primo motivo risulta inammissibile . Questa Corte ha precisato che “Perché
possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi

state rivolte una domanda od un’eccezione autonomamente apprezzabili,
ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si sia
resa necessaria ed ineludibile, e, dall’altro, che tali istanze siano riportate
puntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del
loro contenuto, nel ricorso per cassazione, con l’indicazione specifica, altresì,
dell’atto difensivo e/o del verbale di udienza nei quali l’una o l’altra erano state
proposte, onde consentire al giudice di verificarne, “in prirnis”, la ritualità e la
tempestività ed, in secondo luogo, la decisività delle questioni prospettatevi. Ove,
infatti, si deduca la violazione, nel giudizio di merito, del citato art. 112 cod. proc.
civ., riconducibile alla prospettazione di un’ipotesi di “error in procedendo” per il
quale la Corte di cassazione è giudice anche del “fatto processuale”, detto vizio,
non essendo rilevabile d’ufficio, comporta pur sempre che il potere-dovere del
giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali sia condizionato,
a pena di inammissibilità, all’adempimento da parte del ricorrente, per il principio
di autosufficienza del ricorso per cassazione che non consente, tra l’altro, il rinvio
per relationem” agli atti della fase di merito, dell’onere di indicarli compiutamente,
non essendo legittimato il suddetto giudice a procedere ad una loro autonoma
ricerca ma solo ad una verifica degli stessi” ( v. tra le altre, Cass. ord n.
5354/2013 , Cass. n. 6361 /2007).
Parte ricorrente si è sottratta a tale onere in quanto non ha riprodotto il contenuto
del ricorso di primo grado al fine di consentire la individuazione della ( tempestiva)
proposizione di una domanda di accertamento dell’invalidità, autonoma e distinta
rispetto a quella intesa al conseguimento degli specifici benefici assistenziali,
rappresentati dalla pensione di inabilità di cui all’art. 12 della legge n. 118 del 1971
e della indennità di accompagnamento di cui all’art. 1 della L n. 18 del 1980. Né la
proposizione di una domanda di accertamento della invalidità, autonomamente
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Ric. 2012 n. 10087 sez. ML – ud. 27-09-2013

dell’art. 112 cod. proc. civ., è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano

apprezzabile si evince dall’atto di appello riprodotto nel ricorso per cassazione
nelle cui conclusioni è formulata richiesta di accertare e dichiarare ” che la signora
Catalano è inabile con necessità di assistenza continua così come al momento della
presentazione della domanda amministrativa e, conseguentemente , condannare
l’INPS al pagamento in favore dell’istante, della prensione prevista per gli invalidi
civili , oltre l’indennità di accompagnamento …”. Dal tenore di tali conclusioni

assistenza continua era correlata esclusivamente al conseguimento di specifici
benefici assistenziali.
Il secondo motivo di ricorso è anch’esso inammissibile. Questa Corte ha chiarito
che in sede di legittimità la denuncia di un vizio consistente in acritica adesione alla
consulenza di primo grado, pur in presenza di elementi richiedenti specifico esame,
non può limitarsi alla generica espressione della doglianza di motivazione
inadeguata, essendo, invece, onere della parte, in considerazione del principio di
autosufficienza del ricorso e del carattere limitato del mezzo di impugnazione, di
indicare quali siano le circostanze e gli elementi rispetto ai quali si invoca il
controllo di logicità sub specie dell’apprezzamento della “causalità dell’errore”,
ossia della decisività di tali circostanze ( exp/urimis :Cass n: 7078 del 2006) ed d ha
precisato che qualora il giudice di merito fondi la sua decisione sulle conclusioni
del consulente tecnico d’ufficio, facendole proprie,affinché i lamentati errori e le
lacune della consulenza determinino un vizio di motivazione della sentenza è
necessario che essi si traducano in carenze o deficienze diagnostiche, o in
affermazioni illogiche e scientificamente errate, o nell’omissione degli accertamenti
strumentali dai quali non possa prescindersi per la formulazione di una corretta
diagnosi, non essendo sufficiente la mera prospettazione di una semplice
difformità tra le valutazioni del consulente e quella della parte circa l’entità e
l’incidenza del dato patologico; al di fuori di tale ambito, la censura di difetto di
motivazione costituisce un mero dissenso diagnostico non attinente a vizi del
processo logico, che si traduce in un’inammissibile richiesta di revisione del merito
del convincimento del giudice” (ex multis, Cass. 7341/2004, Cass. 16223/2003,
Cass. 11894/2004). E’ stato inoltre puntualizzato che ” In tema di ricorso per
cassazione per vizio di motivazione, la parte che addebita alla consulenza tecnica
d’ufficio lacune di accertamento o errori di valutazione oppure si duole di erronei
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Ric. 2012 n. 10087 sez. ML – ud. 27-09-2013

risulta infatti che l’accertamento della situazione di inabilità e di necessità di

apprezzamenti contenuti in essa (o nella sentenza che l’ha recepita) ha l’onere di
trascrivere integralmente nel ricorso per cassazione almeno i passaggi salienti e non
condivisi e di riportare, poi, il contenuto specifico delle critiche ad essi sollevate, al
fine di evidenziare gli errori commessi dal giudice del merito nel limitarsi a
recepirla e nel trascurare completamente le critiche formulate in ordine agli
accertamenti ed alle conclusioni del consulente d’ufficio. Le critiche mosse alla

da consentire alla Corte di legittimità di apprezzarne la decisività direttamente in
base al ricorso. ” ( Cass. n. 13845 del 2007 ). Parte ricorrente, nel formulare le
proprie critiche alla consulenza tecnica d’ufficio il cui contenuto è riprodotto in
ricorso, non individua specifici elementi aventi carattere di decisività omessi o
trascurati dall’ausiliare; in particolare laddove si duole che il cm non ha considerato
congiuntamente le patologie riscontrate sotto il profilo della complessiva idoneità
delle stesse a determinare la necessità di assistenza continua ( v. pag. 29 ricorso ) ,
non chiarisce in base a quali elementi ciò avrebbe comportato l’accertamento delle
condizioni per la concessione della indennità di accompagnamento ; in merito al
deficit visivo lo stesso risulta espressamente considerato dall’ausiliare;
analogamente la certificazione del 23.11.1999 del Centro di salute mentale .In
conclusione le critiche alla consulenza d’ufficio si limitano a prospettare una
differente valutazione del complesso patologico sofferto senza evidenziare alcuno
specifico errore del consulente nel pervenire alle conclusioni poi condivise dalla
Corte.
Il terzo motivo di ricorso risulta infondato alla luce del consolidato orientamento
di questa Corte secondo il quale in materia di pensione d’inabilità o di assegno
d’invalidità, rispettivamente previsti, a favore degli invalidi civili (totali o parziali)
dagli artt. 12 e 13 della Legge 30 marzo 1971 n. 118, il cosiddetto requisito
economico ed il requisito dell’incollocazione integrano (diversamente dal requisito
reddituale in relazione alle prestazioni pensionistiche dell’I.N.P.S.) non già una
mera condizione di erogabilità della prestazione ma – al pari del cosiddetto
requisito sanitario – un elemento costitutivo della pretesa ( v. tra le altre . Cass. n.
22899/2011, 3881/2001 ).
Il Collegio, riunito in camera di consiglio dovrà valutare se il ricorso non sia
manifestamente infondato.”
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Ric. 2012 n. 10087 sez. ML – ud. 27-09-2013

consulenza ed alla sentenza devono pertanto possedere un grado di specificità tale

Ritiene questo Collegio che le considerazioni svolte dal Relatore sono del tutto
condivisibili siccome coerenti alla ormai consolidata giurisprudenza in materia .e
che le stesse non risultano intaccate dalla memoria depositata dalla ricorrente ai
sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. .
Ricorre con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375, comma 1°, n. 5 cod. proc.

Le spese sono irripetibili essendo ratione temporis applicabile il disposto dell’art. 152
disp. att. cod. proc. civ. nella formulazione antecedente alla novella di cui all’art.
42 , comma 11, d.l. n. 269 del 2003 convertito con modif. nella L. n. 326 del 2003.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Spese irripetibili.

Roma, 27 settembre 2013

Il Presidente

Dott. Giovanni Mammone

g unzianario_Giudiziario
PBo!Q TA ICO

civ. , per la definizione camerale. .Conseguentemente il ricorso va rigettato.

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