Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27382 del 06/12/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 27382 Anno 2013
Presidente: CARNEVALE CORRADO
Relatore: LAMORGESE ANTONIO PIETRO

SENTENZA

sul ricorso 5095-2007 proposto da:
REGIONE AUTONOMA VALLE D’AOSTA (C.F. 80002270074),
in persona del Presidente pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 160, presso

Data pubblicazione: 06/12/2013

l’avvocato VECCHIO FEDERICO, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ROSSOTTO RICCARDO,
2013

giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente –

1543

contro

ROSSI S.R.L.

RILIEVI AEROFOTOGRAMMETRICI, in

1

persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE CARSO 23,
presso l’avvocato ANGELELLI MARIO, rappresentata e
difesa dall’avvocato BORRI LUCA, giusta procura in
calce al controricorso;

contro

CO.RI.P. S.R.L., S.T.A. S.N.C. – STUDIO TOPOGRAFICO
AEROFOTOGRAMMETRICO DI MARINAI ROBERTO & C.;
– intimati –

avverso la sentenza n. 1649/2006 della CORTE
D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 21/10/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 18/10/2013 dal Consigliere Dott. ANTONIO
PIETRO LAMORGESE;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato CAVERI ALBERTO,
con delega avv. ROSSOTTO RICCARDO, che ha chiesto
l’accoglimento del ricorso;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato BORRI

– controricorrente –

LUCA che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIUSEPPE CORASANITI che ha concluso
per il rigetto del ricorso.

2

Svolgimento del processo
Il Tribunale di Firenze, con decreto n. 687 del 1997,
ingiunse alla Regione Autonoma Valle d’Aosta di pagare
alle società Studio Topografico Aerofotogrammetrico snc
(STA), CORIP srl e Rossi srl £. 210milioni, a titolo di

indennizzo previsto dall’art. 345 della legge n. 2248 del
1865 per il recesso unilaterale da un contratto di appalto
avente ad oggetto la realizzazione di una cartografia
regionale. Il giudizio di opposizione introdotto dalla
Regione, difesa da,avvocati del libero foro, fu definito
dal tribunale che rigettò l’eccezione proposta dalle
società opposte di nullità della procura alle liti
rilasciata dalla Regione ad avvocati del libero foro e
dichiarò la propria incompetenza per territorio in favore
di altro tribunale.
La Corte di appello di Firenze, con sentenza 21 ottobre
2006, in accoglimento dell’appello delle società, ha
dichiarato inammissibile l’opposizione al decreto
ingiuntivo proposta dalla Regione Valle d’Aosta e l’ha
condannata alle spese di entrambi i gradi di giudizio. Ad
avviso della corte, la decisione di conferire il mandato
difensivo ad avvocati del libero foro era stata adottata
dalla Regione con deliberazione del 15 settembre 1997 non
motivata e non sottoposta al controllo degli organi di
vigilanza dell’ente territoriale; l’art. 59 della legge 16
maggio 1978 n. 196 (contenente norme di attuazione dello
3

statuto speciale della Regione Valle d’Aosta) aveva esteso
alla predetta Amministrazione regionale le funzioni
dell’Avvocatura dello Stato e previsto l’applicazione del
testo unico delle norme sull’ordinamento dell’Avvocatura
dello Stato approvato con r.d. 30 ottobre 1933 n. 1611

(modificato con legge 3 aprile 1979 n. 103), a norma del
quale l’Avvocatura, nei casi di assistenza delle
amministrazioni pubbliche non statali, agisce “in via
organica ed esclusiva”, salva la facoltà
dell’amministrazione di adottare “apposita motivata
delibera da sottoporre agli organi di vigilanza” (art. 43,
comma 3); pertanto, nella fattispecie, la procura
rilasciata ai difensori della Regione per l’opposizione al
decreto ingiuntivo era nulla, non rilevando in senso
contrario che il medesimo art. 59, ultimo comma, della
legge n. 196 del 1978 attribuisse alla Regione la “facoltà
di avvalersi del patrocinio di liberi professionisti”,
poiché tale scelta della regione avrebbe dovuto comunque
realizzarsi nelle forme e nei modi previsti dal r.d. del
1933, cioè mediante l’adozione di un provvedimento
motivato e sottoposto al controllo, tanto più che l’art. 8
del d. lgs. 22 aprile 1994 n. 320 (contenente norme di
attuazione dello statuto speciale della Regione Valle
d’Aosta) prevedeva espressamente il controllo di
legittimità sugli atti concernenti gli appalti e le
concessioni per opere, servizi e forniture.
4

Avverso questa sentenza la Regione Valle d’Aosta ha
– proposto ricorso per cassazione a mezzo di due motivi,
notificato il 1 febbraio 2007, cui ha resistito con
controricorso la sola società Rossi, la quale ha eccepito
la nullità della notifica del ricorso alle altre due parti

(società STA e CORIP) per difetto di sottoscrizione
dell’ufficiale giudiziario in calce alle relate di
notifica apposte sulla copia notificata del ricorso e per
mancanza dell’apposizione della data di consegna dell’atto
notificato alla società STA. Successivamente, in data 12
ottobre 2007, la Regione Valle d’Aosta ha provveduto, di
propria iniziativa, alla rinnovazione della notifica nei
confronti delle società STA e CORIP.
Motivi della decisione

,
1.-

Va osservato, preliminarmente, che quelli dedotti

dalla società Rossi sono vizi già in astratto irrilevanti
ai fini dell’esistenza giuridica della notifica del
ricorso per cassazione, ma al più ai fini della sua
validità, sicché la rinnovazione della notifica cui la
Regione ha provveduto di propria iniziativa ne ha
determinato la sanatoria, non rilevando che essa sia
avvenuta posteriormente alla scadenza del termine per
impugnare (Cass. n. 19702 del 2011, n. 9242 del 2004).
2.-

La tesi della società controricorrente, condivisa

nella sentenza impugnata, è che, anche nei casi di
patrocinio

dell’Avvocatura

dello

Stato

(definito
5

obbligatorio da Cass., sez. un., n. 9523 del 1996) nei
confronti delle Regioni a statuto speciale, alle quali sia
esteso il regime processuale dello Stato (v. art. 59,
commi 1 e 2, delle norme di attuazione dello statuto
speciale della Regione Valle d’Aosta di cui alla legge n.

196 del 1978), la possibilità della Regione di avvalersi
del patrocinio di avvocati del libero foro, a norma
dell’art. 43, penultimo comma, del r.d. n. 1611 del 1933,
richiamato dal citato art. 59 e aggiunto dall’art. 11
della legge n. 103 del 1979, è subordinata all’esistenza
di una “apposita motivata delibera da sottoporre agli
organi di vigilanza”, evidentemente diversa dalla o non
coincidente nel contenuto con la delibera a promuovere o
,

resistere in giudizio.
Al contrario, nel quesito che conclude il primo motivo di
ricorso, la Regione Valle d’Aosta deduce nella sentenza
impugnata la violazione degli artt. 43 del r.d. n. 1611
del 1933 e 59 della legge n. 196 del 1978 e chiede a
questa Corte di stabilire che le delibere che autorizzano
la propria rappresentanza e difesa in giudizio da parte di
avvocati del libero foro

(ex art. 59 della legge n. 196

del 1978) non devono essere né motivate né sottoposte al
controllo previsto dall’art. 43 del r.d. n. 1611 del 1933,
così come modificato dall’art. 11 della legge n. 103 del
1979. In sostanza, la scelta di avvalersi del patrocinio
di avvocati del libero foro, a norma dell’art. 59 delle
6

norme di attuazione dello statuto speciale, non sarebbe
sottoposta alla duplice condizione dell’esistenza di un
provvedimento motivato da parte della Regione né della sua
sottoposizione al controllo degli organi di vigilanza.
Il motivo è fondato.

3.- Va innanzitutto rilevato che la Regione Valle d’Aosta
ha deliberato, in data 15 settembre 1997, di proporre
opposizione al decreto ingiuntivo e di affidare la propria
rappresentanza e difesa in giudizio ad avvocati del libero
foro, dei quali ha “ritenuto pertanto opportuno avvalersi,
ai sensi dell’art. 59 della legge 16 maggio 1978, n. 196”,
essendo ad essi “stati affidati altri incarichi attinenti
la difesa della Regione”. Di questa deliberazione la corte
fiorentina non ha tenuto conto, ritenendola verosimilmente
non adeguata perché non distinguibile dalla delibera a
promuovere o a resistere in giudizio (né trasmessa agli
organi di vigilanza), in tal modo arrogandosi un potere di
controllo della adeguatezza e, quindi, legittimità di
quella delibera che evidentemente non le competeva.
4.-

Il primo problema che si pone – che può essere

esaminato d’ufficio da questa Corte, perché logicamente
pregiudiziale ai fini della decisione della questione di
diritto proposta dalla Regione ricorrente – è quello della
rilevanza ai fini processuali delle due condizioni
ritenute dalla sentenza impugnata (provvedimento motivato
da sottoporre all’autorità di vigilanza). Ci si deve
7

chiedere se la loro mancanza si ripercuota davvero sullo
jus postulandi conferito ai difensori del libero foro, in
tal modo ammettendosi che spetti al giudice verificarne la
esistenza, ovvero, al contrario, riguardi un semplice
presupposto esterno del mandato alle liti conferito

dall’ente a quei difensori, di per sé intrinsecamente
immune da vizi processuali propri e impermeabile agli
eventuali vizi propri del procedimento amministrativo
presupposto.
Questa seconda impostazione è da condividere, non potendo
un atto di rilevanza processuale, qual è il mandato

ad

litem con cui l’ente eserciti la “facoltà” (espressamente
prevista dall’art. 59, ultima comma, della legge n. 196
del 1978) “di avvalersi del patrocinio di liberi
professionisti”, risultare viziato a causa di vizi propri
di atti presupposti indipendenti

(arg. ex art. 159, comma

1, c.p.c.) e in mancanza di una iniziativa della parte nel
cui interesse quella (ipotizzata) causa di nullità sia
posta

(arg. ex

art. 157, comma 2, c.p.c.). Nella

fattispecie non solo manca una iniziativa in tal senso, ma
vi è l’interesse contrario della Regione a far valere la
nullità del negozio di mandato che è alla base della
procura

ad litem

(nel senso che il negozio viziato nel

processo di formazione della volontà dell’ente pubblico è
annullabile ad iniziativa esclusiva dell’ente stesso, v.
Cass. n. 4269 del 1996, n 11247 del 2002). Ne consegue che
8

la procura conferita ad avvocati del libero foro,
intrinsecamente valida secondo le regole proprie del
mandato, non risulta inficiata dalla mancanza o
inadeguatezza di quelle condizioni e non si ripercuote
negativamente sullo jus postulandi

il cui accertamento è

rimesso al giudice.
5.- Questa conclusione a maggior ragione è da seguire
qualora, per escludere il patrocinio dell’Avvocatura dello
Stato, in favore di difensori del libero foro, si possa
ritenere sufficiente la deliberazione a promuovere o
resistere in giudizio con l’affidamento del mandato

litem

ad

ad avvocati del libero foro, senza necessaria

adozione di un provvedimento che giustifichi le ragioni
della deroga. E’ questo il caso della Regione Valle
d’Aosta, il cui statuto speciale prevede, all’art. 59
delle norme di attuazione (legge n. 196 del 1978), una
disciplina esaustiva che, pur estendendo le funzioni
dell’Avvocatura dello Stato all’amministrazione di quella
Regione e richiamando il regio decreto n. 1611 del 1933,
contiene nell’ultimo comma una disposizione espressa (“La
regione ha facoltà di avvalersi del patrocinio di liberi
professionisti”, senza ulteriori specificazioni) che è
chiaramente derogatoria dell’art. 43, penultimo comma, del
citato regio decreto del 1933 (aggiunto dall’art. 11 della
legge n. 103 del 1979) che prevede invece l’adozione di

9

una “apposita motivata delibera da sottoporre agli organi
di controllo”.
La tesi contraria mal si concilia con l’art. 10 della
legge n. 103 del 1979, che consente anche alle Regioni a
statuto ordinario, che si avvalgono delle funzioni

dell’Avvocatura dello Stato, di scegliere avvocati del
libero foro “in particolari casi e con provvedimento
motivato”, senza prescrivere in via generale la
sottoposizione al controllo degli organi di vigilanza,
prevista solo “talvolta” (v. Cass. n. 9523 del 1996) o
“eventualmente” (v. Cass. n. 13893 del 2005); essa
inoltre, svalutando la rilevanza speciale della
disposizione dell’art. 59, ultima comma, della citata
legge del 1978, trascura il noto principio secondo cui le
norme di attuazione degli statuti delle Regioni ad
ordinamento speciale che siano esplicazione dei principi
statutari, prevalendo sulle norme delle leggi ordinarie
dello Stato (Corte cost. n. 151 del 1972), rilevano come
parametro interpretativo di queste ultime.
6.- Il secondo motivo,

quale la ricorrente, deducendo

AA

violazione di legge, chiede di stabilire che nella Regione
Valle d’Aosta non sia previsto alcun controllo di
legittimità sulle delibere di affidamento degli incarichi
difensivi agli avvocati del libero foro, è assorbito.
7.- In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata è
cassata con rinvio alla Corte di appello di Firenze, in
10

diversa composizione, anche per la liquidazione delle
spese di questo giudizio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza
impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Firenze, in

spese del giudizio di cassazione.
Roma, 18 ottobre 2013.

diversa composizione, cui demanda la liquidazione delle

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