Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2737 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2019, (ud. 05/06/2018, dep. 30/01/2019), n.2737

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21503-2015 proposto da:

L.P., D.G.M.C., elettivamente domiciliati

in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati

e difesi dall’avvocato BRUNO CHIARANTANO;

– ricorrenti –

contro

CENTRALE ATTIVITA’ FINANZIARIA SPA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

MARESCIALLO PILSUDSKI 118, lo studio dell’avvocato ANTONIO STANIZZI,

che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

AURORA SPV quale mandataria della UNICREDIT MANAGEMENT BANK SPA, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA VIALE CORTINA D’AMPEZZO 186, presso lo studio

dell’avvocato PAMELA SCHIMPERNA, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3316/2015 della CORTE D’APPELLP di ROMA,

depositata il 29/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/06/2018 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. G.M.C. e L.P. hanno proposto ricorso per cassazione contro la Trevi Finance s.p.a. e, per essa, Unicredit Credit Management Bank s.p.a., quale mandataria di Unicredit s.p.a., e contro la Centrale Attività s.p.a. (intervenuta nel giudizio di appello), avverso la sentenza del 29 maggio 2015, con cui la Corte d’Appello di Roma ha rigettato il suo appello avverso la sentenza del Tribunale di Velletri, Sezione Distaccata di Albano laziale, che, in accoglimento della domanda proposta contro i ricorrenti dalla loro creditrice Capitalia s.p.a., già Banca di Roma (di cui poi era divenuta mandataria Unicredit Credit Management Bank), aveva accolto l’azione pauliana intesa ad ottenere la declaratoria di inefficacia di una compravendita immobiliare intercorsa tra i medesimi.

2. Al ricorso hanno resistito con separati controricorsi Aurora SPV s.r.l. (adducendo di essere succeduta alla Trevi Finance per un’operazione di cartolarizzazione) e per essa in qualità di mandataria, UniCredit Credit Management Bank s.p.a., nonchè la Centrale Attività Finanziarie s.p.a., quale mandataria della Augustus SPV s.r.l.

3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di manifesta inammissibilità e ne è stata fatta notificazione agli avvocati delle parti.

4. Non sono state depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. In via preliminare il Collegio rileva che la legittimazione passiva di Aurora SPV s.r.l. non è stata messa in discussione.

2. Il ricorso prospetta sette motivi.

Il primo deduce “nullità della sentenza e del procedimento ai sensi dell’art. 115 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”.

Il secondo “nullità della sentenza per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che ha formato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione alla ragione di credito”.

Il terzo motivo denuncia “nullità della sentenza per violazione o falsa applicazione dell’art. 2901 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Il quarto motivo prospetta “nullità della sentenza per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che ha formato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al consilium fraudis”.

Il quinto “nullità della sentenza per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che ha formato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione alle rate di mutuo fondiario”.

Il sesto motivo denuncia “nullità della sentenza per violazione o falsa applicazione dell’art. 2901 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Il settimo motivo prospetta “nullità della sentenza per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che ha formato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, relativamente al c/c. 1608 consilium fraudis”.

2. Il Collegio condivide la proposta del relatore nel senso della inammissibilità del ricorso.

Essa è stata formulata con specifico riferimento a ciascuno dei motivi nei termini seguenti:

a) inammissibilità del primo motivo, perchè la violazione dell’art. 115 c.p.c. non è dedotta nei termini indicati da Cass. n. 11892 del 2016 e ripresi da Cass. Sez. Un. n. 16598 del 2016 nella sua motivazione;

b) inammissibilità del secondo, quarto, quinto e settimo motivo perchè non deducono l’omesso esame di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, nel senso indicato da Cass. sez. un. nn. 8053 e 8054 del 2014;

c) inammissibilità del terzo motivo, perchè dipendente dai primi due;

d) inammissibilità del sesto motivo per genericità;

e) inammissibilità di tutti motivi, in quanto violano l’art. 366 c.p.c., n. 6.

Come emerge da quanto appena rilevato la proposta del relatore ha prospettato l’inammissibilità per ciascun motivo (anche in ossequio al noto Protocollo stipulato fra il Primo Presidente e il C.N.F. nel dicembre del 2016) e lo ha fatto in modo specifico e con riferimenti di giurisprudenza.

Ebbene, il Collegio rileva che, di fronte al contenuto della proposta, i ricorrenti non hanno ritenuto di depositare memorie per criticarla.

Ne segue che, evidentemente, hanno reputato di non potere obiettare alcunchè al suo tenore, sicchè il Collegio ritiene che il dovere motivazionale si possa esprimere con la mera enunciazione che si condivide la valutazione della proposta, senza che occorra ulteriormente spiegare perchè, atteso che, di fronte alla provocazione del contraddittorio sul suo contenuto, specificamente evocativo di principi di diritto affermati dalle Sezioni Unite, i ricorrenti si sono astenuti dallo svolgimento di attività difensiva volta ad evidenziare come e perchè, a loro avviso, la valutazione della proposta fosse errata. Tanto avrebbero potuto e dovuto dimostrare spiegando, previa considerazione dei precedenti giurisprudenziali richiamati, perchè essi non giustificherebbero l’inammissibilità del motivo.

Il Collegio aggiunge che il principio di specificità dei motivi di ricorso per cassazione è stato recentemente riaffermato da Cass., Sez. Un., n. 7074 del 2017, che ha condiviso l’orientamento espresso da Cass. n. 4741 del 2005 e seguito da numerosissime conformi.

I principi relativi all’osservanza dell’art. 366 c.p.c., n. 6, sono consolidati a far tempo da Cass. (ord.) n. 22303 del 2008 e Cass., Sez. Un., n. 28547 del 2008) e vengono in rilievo perchè in tutti i motivi si fa riferimento ad atti del giudizio di merito senza fornirne l’indicazione specifica sia quoad riproduzione diretta od indiretta del contenuto (in questo secondo caso precisando la parte dell’atto alla quale l’indiretta riproduzione corrisponderebbe), sia quoad localizzazione in questo giudizio di legittimità.

3. Il ricorso è, conclusivamente, dichiarato inammissibile.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano a favore di ciascuna delle due resistenti in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti alla rifusione alle resistenti delle spese del giudizio di cassazione, liquidate a favore di ognuna delle due resistenti in Euro cinquemilaseicento, oltre duecento per esborsi, le spese generali al 15% e gli accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile-3, il 5 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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