Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27351 del 07/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/10/2021, (ud. 19/03/2021, dep. 07/10/2021), n.27351

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8221-2019 proposto da:

F.G., elettivamente domiciliato presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e

difeso da sé medesimo;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS);

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di VERONA, depositata il 20/12/2018

in R.G. 10232/17;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 19/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. BESSO

MARCHEIS CHIARA.

 

Fatto

PREMESSO

che:

L’avvocato F.G. ricorre per cassazione avverso la pronuncia del Tribunale di Verona depositata il 20 dicembre 2018 che, in accoglimento parziale del ricorso, ha modificato il decreto del medesimo Tribunale e ha liquidato in favore del ricorrente, per l’attività svolta per la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, l’importo complessivo di Euro 970,50, oltre IVA e c.p.a., ponendone il pagamento a carico dell’Erario.

L’intimato Ministero della giustizia non ha proposto difese.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il ricorso è articolato in tre motivi.

a) Il primo motivo contesta “violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 5, commi 1 e 2, in relazione al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 82”, in quanto il Tribunale avrebbe erroneamente richiamato il D.M. n. 55 del 2014, art. 5, comma 1, invece che il comma 2 del medesimo articolo, comma che disciplina la liquidazione dei compensi a carico del cliente.

Il motivo è inammissibile. Il Tribunale ha richiamato il comma 1 del citato art. 5, individuando così il valore della domanda in Euro 5.267,54; ha quindi rigettato la contestazione da parte dell’opponente dell’applicazione dei parametri minimi di liquidazione, giustificata dal primo giudice con il rilievo che il valore della controversia era “prossimo al limite minimo della fascia di valore superiore a Euro 5.200”. L’invocata applicazione da parte del ricorrente del comma 2 del richiamato art. 5 porta il medesimo a individuare il valore della domanda in Euro 9.759,99, valore inferiore al limite medio della fascia e rispetto al quale vale comunque l’affermazione del Tribunale secondo cui ragionevolmente, stante l’ampiezza dello scaglione di riferimento da Euro 5.200 a Euro 26.000, è stata condivisibile l’applicazione dei parametri minimi di liquidazione, anche perché, ha ulteriormente considerato il Tribunale con affermazione non censurata dal ricorrente, le questioni giuridiche trattate erano di complessità ordinaria.

b) Il secondo motivo denuncia “violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1”, in quanto il Tribunale nell’applicare per tutte e tre le fasi del procedimento la diminuzione massima del 50% avrebbe violato il richiamato art. 4.

Il motivo è inammissibile. La diminuzione del 50% è stata disposta dal giudice ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 130 (v. p. 3 del provvedimento impugnato), che prevede la riduzione della metà per gli importi spettanti ai difensori dell’ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

c) Il terzo motivo lamenta “violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 2, comma 2”, in relazione al mancato riconoscimento della somma per il rimborso delle spese nella misura del 15 % del compenso totale per la prestazione.

Il Collegio ritiene che il motivo sia inammissibile. E’ corretto il rilievo del ricorrente in relazione al mancato riconoscimento nel dispositivo del provvedimento impugnato della somma forfettaria per il rimborso delle spese, tuttavia secondo la giurisprudenza di questa Corte, nel caso in cui il provvedimento giudiziale non contenga alcuna statuizione in merito alla spettanza delle spese forfettarie rimborsabili D.M. n. 55 del 2014 ex art. 2, comma 2, queste ultime devono ritenersi riconosciute nella misura del 15% del compenso totale, così che tale rimborso deve ritenersi compreso nella liquidazione degli onorari e diritti, anche senza espressa menzione nel dispositivo della sentenza (v. Cass. 1421/2021 e Cass. 17046/2015).

II. Il ricorso è pertanto inammissibile.

Non vi è provvedimento sulle spese non avendo l’intimato proposto difese nel presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002 ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della sezione sesta/seconda civile, il 19 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 ottobre 2021

 

 

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