Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27335 del 29/12/2016


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Cassazione civile, sez. trib., 29/12/2016, (ud. 16/12/2016, dep.29/12/2016),  n. 27335

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BOTTA Raffaele – rel. Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Presidenza del Consiglio dei Ministri – Tribunale Amministrativo

Regionale per la Lombardia di Milano, in persona del Presidente del

Consiglio legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

Associazione Lega per l’Abolizione della Caccia ONLUS, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, via Prestinari 13, presso l’avv. Paola Ramadori, che,

unitamente all’avv. Claudio Linzola, lo rappresenta e difende giusta

delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Lombardia (Milano), Sez. 31, n. 93/31/12 del 13 ottobre 2011,

depositata il 29 giugno 2012, non notificata;

Udita la relazione svolta nella Pubblica Udienza del 16 dicembre 2016

dal Presidente e Relatore Dott. Raffaele Botta;

Udito l’avv. Alessia Urbani Neri per l’Avvocatura Generale dello

Stato;

Udito il P.M., nella persona del sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La controversia concerne l’impugnazione della richiesta, formulata dall’Ufficio competente del TAR Lombardia, di pagamento del contributo unificato di Euro 500,00 dovuto dalla Lega per l’Abolizione della Caccia ONLUS per un ricorso proposto dall’Associazione innanzi al predetto Tribunale amministrativo. A fondamento dell’impugnazione l’Associazione deduceva il proprio diritto all’esenzione, in quanto ONLUS, dal contributo in questione.

La Commissione adita accoglieva il ricorso della società ritenendo che le ipotesi di esenzione previste art. 27-bis della Tabella Allegato B al D.P.R. n. 642 del 1972, non si limitassero al solo ambito stragiudiziale, ma coinvolgessero anche la materia dei ricorsi agli organi giurisdizionali.

La decisione era confermata in appello, con la sentenza in epigrafe, avverso la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Tar per la Lombardia propone ricorso per cassazione con unico motivo, illustrato anche con memoria, nella quale, oltre a contestare la fondatezza dell’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla parte controricorrente e dell’eccezione di illegittimità costituzionale della normativa sul contributo unificato nella parte in cui non prevede l’esenzione pretesa dall’Associazione, insiste sulle ragioni dell’impugnazione.

L’Associazione resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVAZIONE

1. Preliminarmente è necessario valutare l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla parte controricorrente per difetto di rituale instaurazione del processo in relazione all’impugnazione proposta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia di Milano, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, in quanto l’impugnazione sarebbe stata proposta da un soggetto che non è stato parte del giudizio nelle precedente fasi di merito, nelle quali la qualità di parte è stata assunta del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia.

1.1. L’eccezione non è fondata. Se per quanto riguarda le fasi di merito la legittimazione del TAR Lombardia potrebbe trovare giustificazione nella disciplina dettata dal D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10 e 11, in qualità di ufficio impositore a livello periferico, per il giudizio di cassazione la legittimazione della Presidenza del Consiglio dei ministri – che peraltro non interviene come soggetto terzo (estraneo alla fattispecie) ma in rappresentanza del TAR Lombardia (secondo la stessa epigrafe del ricorso) – trova giustificazione appunto nella rappresentanza a livello centrale dell’ufficio impositore anche alla luce del combinato disposto di cui alla L. n. 186 del 1982, art. 31, comma 2 (“Il presidente del Consiglio di Stato esercita la vigilanza su tutti gli uffici e su tutti i magistrati”) e alla L. n. 400 del 1988, art. 19, comma 1 (“Il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri assicura il supporto all’espletamento dei compiti del Presidente del Consiglio dei ministri, curando, qualora non siano state affidate alle responsabilità di un ministro senza portafoglio o delegate al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, le seguenti funzioni: r) svolgere le attività di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri inerenti alla gestione amministrativa del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali, della Corte dei conti, dell’Avvocatura dello Stato, nonchè degli altri organi ed enti che alla Presidenza del Consiglio dei ministri fanno capo”).

2. Con l’unico motivo di ricorso, la parte ricorrente denuncia violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, in combinato disposto con l’art. 27-bis Tabella Allegato B alla Tariffa del Bollo, facendo rilevare che nessuna disposizione del Testo Unico sulle spese di giustizia contempla esenzioni di carattere soggettivo a favore delle ONLUS ed evidenziando che il citato art. 27-bis non è univoco nel senso di far ritener che gli atti ivi menzionati siano necessariamente quelli di natura giurisdizionale.

2.1. Il motivo è fondato sulla base dell’orientamento già espresso da questa Corte – e al quale il collegio intende dare continuità – secondo cui: “Il termine “atti” di cui all’art. 27-bis della tabella B allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, il quale prevede specifiche esenzioni dall’imposta di bollo in favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) ed ha riguardo ad “atti, documenti, istanze, contratti”, deve essere interpretato riduttivamente, con riferimento cioè ai soli atti amministrativi e non anche a quelli processuali (nella specie, ricorsi presentati al TAR)” (Cass. n. 21522 del 2013).

2.2. Questo orientamento si muove nel quadro della costantemente affermata necessità di far ricorso ad una interpretazione restrittiva, con esclusione del ricorso all’analogia, nelle fattispecie relative al riconoscimento di agevolazioni tributarie, come ad esempio si è espressa la Corte in altra situazione relativa sempre alle ONLUS: “In materia di ONLUS, il D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 10, comma 5, deve essere interpretato restrittivamente, trattandosi di previsione relativa ad agevolazioni tributarie, sicchè le “attività direttamente connesse a quelle istituzionali”, a cui fa riferimento, vanno identificate con le sole attività oggettivamente e strumentalmente funzionali al migliore e più efficace espletamento di quelle istituzionali, con il cui fine solidaristico può essere compatibile la previsione di un corrispettivo, purchè non emerga, in tal modo, il perseguimento di un fine di lucro attraverso la distribuzione degli utili” (Cass. n. 18396 del 2015).

2.3. Deve essere inoltre considerato che la ratio delle esenzioni previste dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, è orientata ad “un criterio di meritevolezza, in funzione di finalità di solidarietà sociale, connesse alla protezione di diritti strettamente personali” e che, d’altra parte, una eventuale esenzione dal contributo unificato, in ragione della sola qualità del soggetto che agisce in giudizio, risulterebbe “distonica rispetto alla tecnica utilizzata dal legislatore nella previsione delle ipotesi di esenzione, la quale procede attraverso l’individuazione dell’oggetto dei giudizi nei quali gli atti sono posti in essere, in base al criterio della particolare meritevolezza delle situazioni soggettive” (Corte Cost. n. 91 del 2015 in narrativa).

2.4. Nè si può considerare irrilevante il fatto che “sebbene la parte ricorrente abbia l’obbligo di anticipare il contributo unificato all’atto di proposizione del proprio ricorso giurisdizionale avverso una decisione in materia di appalti pubblici, la parte soccombente è tenuta, in linea di principio, a rimborsare i tributi giudiziari anticipati dalla parte che risulta vincitrice” (Corte di giustizia, 6 ottobre 2015 in causa C-61/14, punto 65): e ciò vale come regola generale riferita a qualsiasi controversia.

2.5. Anzi in proposito questa Corte ha stabilito che: “Il contributo unificato atti giudiziari costituisce un’obbligazione ex lege gravante sulla parte soccombente per effetto della condanna alle spese, sicchè, anche in caso di mancata menzione da parte del giudice, la relativa statuizione include, implicitamente, l’imposizione della restituzione alla parte vittoriosa di quanto versato, senza che si renda necessaria alcuna correzione, per errore materiale, del provvedimento giudiziale, restando il pagamento verificabile, anche in sede esecutiva, con la corrispondente ricevuta” (Cass. n. 18828 del 2015).

3. La parte controricorrente solleva anche eccezione di illegittimità costituzionale del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 6-bis, per violazione degli artt. 3, 24, 53, 81, 113 Cost. e art. 117 Cost., comma 1, in quanto, diversamente da quanto dispone il comma 1 della medesima disposizione, prevede che il contributo unificato non sia commisurato al valore della controversia ma sia fissato rigidamente dal legislatore in un importo unico (Euro 500,00 e attualmente Euro 650,00), salvo che per la materia degli appalti, per la quale tornerebbe la previsione di un contributo ispirato a criteri di progressività.

3.1. L’eccezione è manifestamente infondata in quanto si tratta di scelte del legislatore legittimate nella loro diversità dalla irriducibile differenza della natura dei procedimenti – civili, da un lato, amministrativi, dall’altro – per i quali il contributo è imposto, peraltro indistintamente, quanto alla sua forma e al suo importo, nei confronti di tutti gli amministrati che intendano proporre ricorso.

3.2. Proprio valutando una analoga questione di illegittimità costituzionale sollevata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano della quale ha ritenuto l’inammissibilità, la Corte costituzionale ha tra l’altro osservato “che, in ogni caso, la questione è inammissibile per la pluralità delle soluzioni che possono essere offerte dal legislatore in una materia, quale quella della determinazione delle spese processuali poste a carico degli utenti della giustizia ed altresì quella tributaria, nella quale vige il principio della sua discrezionalità e della insindacabilità delle opzioni legislative che non siano caratterizzate da una manifesta irragionevolezza” (Corte cost. n. 164 del 2010).

3.2. Non può, peraltro, non tenersi conto del fatto che il contributo unificato non costituisce un “ostacolo” per l’accesso alla giustizia, potendo, da un lato, i meno abbienti ricorrere al “patrocinio gratuito”, e, dall’altro, non essendo previste conseguenze processuali derivanti dall’omesso pagamento del contributo, il quale quindi non incide sul diritto alla tutela giurisdizionale.

4. Il ricorso, pertanto, deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata: ricorrendone le condizioni, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso originario della società contribuente.

5. La particolarità della controversia e dei soggetti coinvolti, l’andamento nella causa nelle fasi di merito e l’attuale assenza di orientamenti giurisprudenziali consolidati giustificano la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della società contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2016

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