Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27329 del 05/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 27329 Anno 2013
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: MACIOCE LUIGI

Cdc 22.10.2013

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 297 del R.G. anno 2013
proposto da:
MATSKIV Roman domiciliato in ROMA,
Cassazione con

presso la cancelleria della

l’avv. Cesare Napoli del Foro di Salerno che lo

rappresenta e difende per procura a margine del ricorso

ricorrente –

contro
Prefetto e Questore di Salerno

intimato –

avverso il decreto 941 in data 17.10.2012 del GdP di Salerno; udita la
relazione della causa svolta nella c.d.c del 22.10.2013 dal Cons. Luigi
MACIOCE; presente il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott.Carmelo Sgroi che ha concluso come da relazione.
RILEVA
Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata ex art. 380
bis c.p.c. ha ricostruito la vicenda nel senso di cui appresso.
Il cittadino dell’Ucraina Roman MATSKIV venne espulso con decreto
10.08.2012 del Prefetto di Salerno, decreto che gli era stato consegnato
in copia dai notificanti ufficiali di P.G. e recante traduzione in lingua inglese ed attestazione di indisponibilità di un traduttore in tal lingua. Il
Matskiv si oppose innanzi al Giudice di Pace rappresentando la nullità
della espulsione cagionata sia dalla assenza di attestazione di conformità
della copia all’originale sia dalla violazione dell’art. 13 c. 7 del d.lgs.

Data pubblicazione: 05/12/2013

286/1998; il Giudice di Pace con decreto 17.10.2012 ha respinto
l’opposizione motivatamente escludendo entrambe le ragioni di nullità
Per la cassazione di tale decreto ha proposto ricorso il Matskiv con atto
notificato al Prefetto di Salerno il 3.12.2012 il quale non ha svolto difese. Il relatore ha proposto l’accoglimento del ricorso per la fondatezza di
due profili di censura.
OSSERVA
Appare evidente al Collegio la fondatezza del ricorso, sotto entrambi i

In primo luogo il ricorso è pienamente fondato stante il consapevole discostarsi da parte del GdP dalla giurisprudenza di questa Corte sulla inderogabile esigenza di consegnare all’espellendo copia del provvedimento munita di attestazione di conformità: la doglianza è fondata, trattandosi di questione sulla cui rilevanza questa Corte ha avuto modo di recentemente pronunziare (Cass. n. 3489 del 2012 e 17569 del 2010)
affermando che non sono ammessi equipollenti all’adempimento del minimo requisito di legalità dell’atto amministrativo di espulsione (quello
della attestazione di conformità della copia consegnata all’originale sottoscritto dal Prefetto o da delegato/sostituto) sì chè la motivazione addotta dal GdP sulla sufficienza del mero atto di consegna appare affatto
illegittima, non essendo pensabile che per la integrazione della modalità
notificatoria possa mancare l’originale – sulla copia consegnata – della
attestazione di conformità, estesa e sottoscritta di pugno dal p.u. autorizzato a rilasciarla
Ancor più evidente è la assorbente fondatezza del secondo profilo del
ricorso, sul quale è rilevante la rimeditazione da parte di questa Corte
dell’indirizzo consolidato in tema di traduzione dell’atto espulsivo ex art.
13 c. 7 del T.U., essendosi al proposito affermato (Cass. 7201, 3676 e
3678 del 2012), con principio di diritto che si trascrive e che appare
condiviso dalle successive ulteriori pronunzie, che, fatto salvo
l’assorbente accertamento da parte del giudice della conoscenza adeguata dell’italiano da parte dell’espellendo, è da ritenersi ai fini di legge
“impossibile” la traduzione del decreto espulsivo nella lingua conosciuta
dall’espellendo, e si può procedere all’uso della lingua “veicolare”, le
volte in cui sia dall’Amministrazione affermata e dal giudice ritenuta
plausibile la indisponibilità di un testo predisposto nella stessa lingua o
la inidoneità di tal testo alla comunicazione della decisione in concreto
assunta e venga quindi attestato che non sia reperibile nell’immediato
un traduttore.; nella specie il giudice del merito ha omesso di valutare
se fosse corretta la attestazione di indisponibilità di traduttore senza

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profili, come proposto dal relatore.

domandarsi se fosse plausibile la indisponibilità di testo predisposto nella lingua ucraina e, quanto alla questione della conoscenza dell’italiano
da parte del medesimo, il giudicante non ha formulato alcuna valutazione.
Si accoglie quindi il ricorso e, nessun accertamento essendo necessario,
si decide nel merito annullando l’opposta espulsione.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e decidendo nel merito

l’intimata Amministrazione alla refusione delle spese di giudizio che determina in C 1.300 (di cui C 100 per esborsi) oltre IVA e C.P.A.
Così deciso nella c.d.c. della Sest Sezione Civile il 22.10.2013.

annulla l’espulsione 10.08.2012 del Prefetto di Salerno; condanna

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