Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27327 del 07/10/2021

Cassazione civile sez. I, 07/10/2021, (ud. 23/10/2020, dep. 07/10/2021), n.27327

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. GENTILI Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8498/2019 proposto da:

A.M., elettivamente domiciliato in Torino, via Guicciardini n.

3, presso lo studio dell’avv. Lorenzo TRUCCO, che lo rappresenta e

difenda giusta procura in calce;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1402/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 27/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/10/2020 da Dott. GENTILI ANDREA.

 

Fatto

RILEVATO

Che la Corte di appello di Torino con sentenza n. 1402 del 2018, pubblicata in data 27 luglio 2018, ha respinto il gravame proposto da A.M., cittadino (OMISSIS), avverso la ordinanza del Tribunale di Torino del 6 novembre 2017, notificata il successivo 8 novembre 2017, con la quale era stata confermato il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento dello status di rifugiato politico nonché le altre forme di protezione internazionale;

che il ricorrente ha riferito di non potere rientrare nello Stato di origine poiché ricercato dalla Polizia e dai parenti della moglie, desiderosi di vendetta, in quanto ritenuto responsabile della morte di quella a causa di un medicinale, a lui fornito da un guaritore onde facilitare la fertilità della donna, che l’uomo aveva detto alla moglie di assumere e che la avrebbe condotta a morte;

che a sostegno della propria decisione di rigetto della impugnazione del provvedimento reso dalla competente Commissione territoriale, il Tribunale, e poi la Corte di appello che ha confermato la decisione del giudice di primo grado, hanno osservato, preliminarmente, che non vi era la necessità di ascoltare direttamente il richiedente, essendo stato questo già sentito di fronte agli organi amministrativi, e che il racconto del richiedente non era attendibile, posto che non si giustificava razionalmente il fatto che, dalla morte della moglie sia automaticamente scaturita un’accusa a carico del richiedente di omicidio;

che, pertanto, la Corte territoriale non ha riconosciuto al richiedente lo status di rifugiato né la protezione sussidiaria avendo la medesima rilevato che la zona di sua provenienza non è annoverata fra le regioni in cui si vivono situazioni di quotidiano pericolo;

che, quanto alla protezione umanitaria, non sono emersi elementi che facciano ritenere che il prevenuto abbia necessità di interventi sanitari urgenti ed indifferibili ovvero che abbia bisogno di trattamenti farmacologici non disponibili presso il suo paese di origine che rendano, pertanto, sussistenti quelle situazioni di vulnerabilità che ne la avrebbero potuta giustificare;

che contro la sentenza della Corte di appello è stato ora proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi;

che, con atto del 30 settembre 2019 il Ministero dell’interno, si è costituito in giudizio senza svolgere alcuna difesa ma al solo fine di ricevere l’avviso della fissazione dell’udienza.

Diritto

CONSIDERATO

Che il ricorrente ha censurato con il primo motivo di impugnazione la decisione della Corte di appello sulla base della affermazione che sarebbe stata necessaria la audizione del richiedente, onde verificarne la credibilità e che, comunque, avrebbe errato la Corte di Torino nel ritenere la situazione interna del Ghana, in particolare del suo apparato giudiziario e carcerario, quale risultante dalla documentazione costituita dallo United States Department of State 2016, Countri Reports on Human Rights Practices (OMISSIS) 3 march 2017, non fosse tale da giustificare la protezione internazionale del richiedente;

che, con il secondo motivo di impugnazione, il richiedente ha lamentato, in via subordinata, il fatto che la Corte territoriale abbia escluso la ricorrenza delle condizioni per la concessione in suo favore della protezione umanitaria, considerando applicabile l’istituto solo in condizioni di eccezionalità;

che il ricorso è inammissibile;

che, relativamente alla mancata audizione del ricorrente di fronte alla Corte di appello, si rileva, conformemente alla decisione della Corte torinese, che siffatto incombente non necessariamente è previsto, né può ritenersi che esso sia indispensabile ai fini della valutazione della attendibilità del richiedente, potendo tale verifica essere fatta anche sulla base degli elementi istruttori assunta, dalla viva voce del richiedente, nelle precedenti fasi della procedura;

che, riguardo alla esistenza delle condizioni per la concessione della protezione sussidiaria o, in subordine di quella umanitaria, il richiedente si è limitato ad allegare in termini del tutto generici la esistenza di una situazione di diffusa violazione dei diritti civili in relazione alle modalità di funzionamento del sistema giudiziario e carcerario applicato nello Stato del (OMISSIS), senza censurare specificamente gli argomenti spese nella sentenza impugnata onde escludere la ricorrenza degli elementi per il riconoscimento della protezione internazionale in favore del richiedente;

che, infine, con particolare riferimento alla protezione umanitaria, il ricorrente non si è confrontato, come sarebbe stato, invece, necessario fare, con le ragioni per le quali la Corte subalpina ha ritenuto non sussistere gli elementi per il suo riconoscimento, limitandosi ad esporre, con argomentazioni generiche, la sproporzione esistente fra le condizioni di vita del paese di provenienza del ricorrente e quelle usuali sul territorio nazionale;

che la mancanza di attività difensiva della Amministrazione intimata esonera questa Corte dal provvedere sulle spese.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 ottobre 2021

 

 

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