Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27326 del 19/12/2011

Cassazione civile sez. I, 19/12/2011, (ud. 06/12/2011, dep. 19/12/2011), n.27326

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 4326-2010 proposto da:

G.A.S. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA SCANDRIGLIA 7, presso l’avvocato BUCCARELLI

MARIA PIA, rappresentato e difeso dagli avvocati RECUPERO FELICE,

FARSACI BENEDETTO, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE DI

APPELLO DI MESSINA, GR.PR. (C.F. (OMISSIS)),

SINDACO DEL COMUNE DI TERME VIGLIATORE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 675/2009 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 22/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/12/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato FELICE RECUPERO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto che ha concluso per l’improcedibilità del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che G.A.S., con ricorso del 12 febbraio 2010, ha impugnato per cassazione deducendo tre motivi di censura – nei confronti di Gr.Pr., del sindaco pro tempore del Comune di (OMISSIS) e del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Messina, la sentenza della Corte d’Appello di Messina n. 675/09 del 22 dicembre 2009, con la quale la Corte – pronunciando sull’appello del G. avverso la sentenza del Tribunale ordinario di Barcellona Pozzo di Gotto n. 513/2009 del 2 luglio 2009 che aveva dichiarato il G. decaduto dalla carica di consigliere del Comune di (OMISSIS) – rigettò l’appello e confermò la sentenza impugnata;

che Gr.Pr., il Sindaco pro tempore del i Comune di (OMISSIS) e il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Messina, benchè ritualmente intimati, non si sono costituiti nè hanno svolto attività difensiva.

Considerato che il ricorso è improcedibile, perchè depositato nella cancelleria di questa Corte oltre il termine di dieci giorni dall’ultima notificazione;

che, com’è noto, il D.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, art. 82, comma 3 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali) – abrogato dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 34, comma 23, lett. e), (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 54), entrato in vigore il 6 ottobre 2011, ma applicabile alla fattispecie, ratione temporis, in forza dello stesso D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 36, comma 2, primo periodo, – stabilisce: “Le sentenze pronunciate in secondo grado dalla Corte di appello possono essere impugnate con ricorso per cassazione dalla parte soccombente e dal procuratore generale presso la Corte di appello entro venti giorni dalla loro notificazione. Il presidente della Corte di cassazione, con decreto steso in calce al ricorso medesimo, fissa in via di urgenza la udienza di discussione. Per quanto non diversamente disposto dalla presente legge, nel giudizio di cassazione si applicano le norme del Codice di procedura civile:

tutti i termini del procedimento sono però ridotti alla metà. La sentenza è immediatamente pubblicata”;

che, pertanto, il termine di venti giorni dall’ultima notificazione – fissato, a pena di improcedibilità del ricorso per cassazione, dall’art. 369 c.p.c., comma 1, per il deposito del ricorso stesso nella cancelleria della Corte – deve intendersi ridotto dalla suddetta norma speciale, di cui al D.P.R. n. 570 del 1960, art. 82, comma 3 a dieci giorni dall’ultima notificazione del ricorso medesimo (cfr. in tal senso, ex plurimis, le sentenze nn. 16057 del 2002 e 17203 del 2004);

che, nella specie, il ricorso in esame risulta notificato a tutti gli intimati in data 12 febbraio 2010 e depositato nella cancelleria di questa Corte in data 26 febbraio 2010 (cfr. la nota di deposito e di iscrizione a ruolo in pari data), con la conseguenza che esso è stato depositato oltre il predetto termine di dieci giorni, scaduto il 22 febbraio 2010 (lunedì);

che non sussistono i presupposti per pronunciare sulle spese del presente grado del giudizio.

P.Q.M.

Dichiara improcedibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima Sezione Civile, il 6 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2011

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