Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27325 del 05/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 27325 Anno 2013
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: MACIOCE LUIGI

Cdc 22.10.2013

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 24902 del R.G. anno 2012

proposto

da:

DEL PAPA Giuseppe in proprio e quale proc.gen. di Gina Ranalli
domiciliato in ROMA,
Clemente con l’avv.

l’avv. Massimo

via G. Spontini 11 presso

Camillo Consorti del Foro di Teramo che lo

rappresenta e difende per procura a margine del ricorso

ricorrente –

contro
Comune di Pescara,

domiciliato in Roma via Tacito 64 presso l’avv.

Nicoletta Di Giovanni, con l’avv. Fabrizio Di Carlo del Foro di Pescara che
lo rappresenta e difende per procura speciale a margine del
controricorrente –

controricorso

avverso la sentenza 846 in data 15.09.2011 della Corte di Appello di
L’Aquil; udita la relazione della causa svolta nella c.d.c del 22.10.2013
dal Cons. Luigi MACIOCE; udito l’avv. F.Di Carlo per il Comune; presente
il P.M., in persona del Sost.Proc. Gen. Dott. Carmelo Sgroi che ha
concluso come da relazione.
RILEVA
Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata ex art. 380
bis c.p.c. ha ricostruito la vicenda nel senso di cui appresso.
Con citazione 2.5.1991 Gina Ranalli, anche per il figlio Giuseppe Papa,
convenne innanzi al Tribunale di Pescara il Comune chiedendo la determinazione del conguaglio dell’indennità di esproprio dovuto in forza della

2,2W

C, g,

r

Data pubblicazione: 05/12/2013

cessione volontaria pattuita il 27.04.1983 in relazione a loro terreni siti
in Pescara e da rideterminare, stante la dichiarazione di incostituzionalità avveratasi, alla stregua dell’art. 39 legge 2359 del 1865. Il Tribunale
con sentenza 15.09.2003 negò la sussistenza di alcun credito per conguaglio. La Corte di L’Aquila con sentenza 15.09.2011 ha riconosciuto ai
richiedenti il saldo conguaglio di C 8.057,16 con interessi legali da
2.5.1991 al saldo affermando:

che l’area ricadeva alla stregua delle

previsioni del PRG in zona F4-cimitero sottoposta a vincolo di inedificabi-

e parcheggi, che pertanto era inedificabile non essendo vocata per alcuna iniziativa edificatoria privata, che però era errato non riconoscere alcun conguaglio posto che non si era considerata l’entità della maggiorazione, che infatti applicato il VAM si otteneva la somma di C 24.655 cui
dovevasi applicare il 50% di maggiorazione e quindi si perveniva al conguaglio di C 8.057. Per la cassazione di tale sentenza Del Papa (anche
per la madre Ranalli) ha proposto ricorso con due motivi il 30.10.2012
resistito dal controricorso del Comune. Il relatore ha concluso nel senso
che, infondato il primo motivo sia invece fondato il secondo. Nessun rilievo critico è stato mosso alla relazione in memoria.
OSSERVA
Il primo motivo è al contempo infondato ed irrilevante. Infondato,
perché la destinazione alla stregua dello strumento urbanistico a vincolo
cemeteriale con edificabilità di solo rilievo pubblico fa escludere la edificabilità quale “natura” dell’area, la edificabilità essendo infatti ancor oggi
connotato della opportunità realizzatoria di

edilizia residenziale, indu-

striale e commerciale fruibile da privati

(Cass.13252/2013

15090/2012 – 19938/2011 – 12862/2010). Ma è irrilevante, restando assorbito nella giusta censura di cui al motivo secondo.
Si duole infatti il ricorso con il secondo motivo della mancata applicazione delle norme portate dall’intervento della sentenza 181/2011 della
Corte Costituzionale in ragione del fatto che la stima come effettuata
non avrebbe tenuto in conto la possibilità di destinazione dell’area, quale
divisata dal PRG, anche a parcheggi. E di tale intervento, qui condividendo la doglianza del ricorrente, occorre tenere conto avendo la Corte
di merito fatto applicazione indebita del VAM, rimosso per effetto dello
jus superveniens, pertanto escludendo la valorizzazione dell’area a natura non edificatoria alla stregua delle possibili utilizzazioni intermedie,
tra le quali quella a “parcheggi”. Invero, ed in evidente dissenso dalla
tesi della “preclusione” affacciata dal Comune nelle sue difese, e come
anche più volte da questa Corte ribadito (Cass. 20758, 11274 e 2774

2

lità cemeteriale e autorizzante la sola realizzazione pubblica di viabilità

del 2012, 9763 del 2011, 25567 del 2010), la presenza di censure
sulla liquidazione dell’indennità, sia con riguardo al criterio sia in relazione al quantum dell’indennizzo, rende contestata da parte degli espropriati detta statuizione e consente, accogliendo la censura, di dare ingresso al nuovo criterio di indennizzo. Ma nella specie la censura è “diretta” e non solo “trasversale” all’obiettivo. Ed allora il conguaglio
dell’indennizzo in tale quadro deve essere determinato sulla base del
valore venale pieno di cui all’art. 39 della legge 2359 del 1865, ed alla

(Cass. 25718, 21386, 19938 del 2011,11276 e 20758 del 2012),
principio che in questa sede si richiama e si ritiene di accogliere:
Al fine di determinare la giusta indennità per i terreni non edificabili deve
essere applicata la regola che, applicata al caso di specie, impone di tener conto delle obbiettive ed intrinseche caratteristiche ed attitudini
dell’area in relazione alle utilizzazioni autorizzate dagli strumenti di pianificazione del territorio, pertanto consentendo al proprietario interessato dalla espropriazione sostanziale, di dimostrare, se del caso attraverso indagini tecniche, che il valore agricolo correlato alla presenza del
PRG sia mutato e/o aumentato in conseguenza di una diversa destinazione del bene egualmente compatibile con la sua ormai accertata non
edificatorietà, e, quindi,che il suo fondo, suscettibile di sfruttamento ulteriore e diverso da quello agricolo, pur senza raggiungere i livelli
dell’edificatorietà,abbia un’effettiva e documentata valutazione di mercato che rispecchia queste possibilità di utilizzazioni intermedie tra
l’agricola e l’edificatoria (parcheggi, depositi, attività sportive e ricreative, chioschi per la vendita di prodotti ecc.), utilizzazioni beninteso assentite dalla normativa vigente anche con il conseguimento delle opportune autorizzazioni amministrative”.
Il giudice del rinvio, cassata la sentenza, dovrà dunque riesaminare la
domanda facendo applicazione del detto principio.
P.Q.M.
Accoglie il secondo motivo del ricorso e rigetta il primo; cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla Corte di L’Aquila in diversa
composizione
Così deciso nella c.d.c. della Se

Sezione Civile il 22.10.2013.

stregua del principio più volte ribadito, assai di recente, da questa Corte

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