Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27315 del 29/12/2016

Cassazione civile, sez. trib., 29/12/2016, (ud. 27/10/2016, dep.29/12/2016),  n. 27315

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26879-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

UGS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA COLA DI RIENZO 180, presso lo

studio dell’avvocato PAOLO FIORILLI, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GLAUCO CASTELLANI giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 41/2012 della COMM.TRIB.REG. del FRIULI

VENEZIA GIULIA, depositata il 02/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/10/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI;

udito per il ricorrente l’Avvocato GALLUZZO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato PORCARO per delega

dell’Avvocato CASTELLANI che ha chiesto il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

In data 7.10.2009 l’Agenzia delle Entrate notificava alla società U.G.S. s.r.l. un atto di recupero con cui, accertato che la società nell’anno 2008 aveva utilizzato in compensazione un credito Iva dell’anno 2007 in misura superiore al limite previsto dalla L. n. 388 del 2000, art. 34, procedeva al recupero della maggiore Iva indebitamente compensata, oltre alla applicazione di sanzioni e interessi. A seguito di istanza di autotutela l’Ufficio notificava in data 2.12.2009 provvedimento di riduzione delle sanzioni irrogate (rideterminate in Euro 111.120,54) rispetto a quelle originariamente applicate (Euro 133.829). In data 29.1.2010 la società effettuava il versamento di un quarto delle sanzioni rideterminate, avvalendosi della definizione agevolata delle sanzioni prevista dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 17, comma 2.

Poichè la società non aveva proposto ricorso contro l’atto di recupero, l’Ufficio iscriveva a ruolo l’intera sanzione, scomputato l’importo del versamento parziale di un quarto della somma, con emissione della corrispondente cartella di pagamento.

Avverso la cartella di pagamento la società proponeva ricorso contestando l’iscrizione a ruolo delle sanzioni che aveva definito a norma del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 17. La Commissione tributaria provinciale di Pordenone con sentenza n. 22 del 2011 accoglieva il ricorso.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria regionale che lo rigettava con sentenza del 2.4.2012. Il giudice di appello affermava che il divieto di definizione agevolata previsto dall’art. 17, comma 3 D.Lgs. n. 472 riguarda le sole ipotesi di omesso o ritardato versamento di imposta e non si applica al caso di compensazione tra debito e credito di imposta effettuato in misura superiore a quella consentita; riteneva tempestiva la definizione agevolata delle sanzioni poichè intervenuta entro il termine di sessanta giorni previsto dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 17, comma 2, da intendersi decorrente dalla data di notifica del provvedimento di riduzione delle sanzioni.

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per due motivi:

1) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 17, commi 2 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui ha ritenuto applicabile la sanzione ridotta all’ipotesi di indebita compensazione, equivalente ad un omesso versamento di imposta esclusa dal trattamento sanzionatorio di favore; 2) violazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 16, comma 3 e art. 17, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui ha rigettato l’eccezione proposta dall’Ufficio in ordine alla tardività della definizione agevolata delle sanzioni, effettuata oltre il termine di sessanta giorni, da considerarsi decorrente non dalla data di annullamento parziale e di rideterminazione delle sanzioni, ma dalla precedente data di notifica dell’atto di recupero.

La società resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo è fondato. Il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 17, comma 3 ult. periodo stabilisce che “in nessun caso” è consentita la definizione agevolata delle sanzioni irrogate per omessi o tardivi versamenti di imposte indicate nel periodo precedente dello stesso comma. L’inciso “in nessun caso” significa propriamente che, in presenza di un omesso o ritardato pagamento di tributi, il versamento ridotto delle sanzioni è precluso, sia nell’ipotesi in cui l’Ufficio abbia proceduto direttamente alla iscrizione a ruolo delle sanzioni a seguito di controllo automatizzato o formale delle dichiarazioni effettuato a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 36 bis e 36 ter ovvero a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 54 bis, sia nell’ipotesi in cui la sanzione sia stata irrogata unitamente alla emissione dell’avviso di accertamento a norma del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 16, ovvero con distinto ed autonomo atto di irrogazione delle sanzioni a norma dell’art. 17 del citato D.Lgs..

In altri termini il divieto di definizione agevolata riferito alle “sanzioni irrogate nel periodo precedente” deve essere oggettivamente inteso come attinente a qualunque ipotesi di sanzione per omesso (o ritardato) versamento di imposta, a prescindere dalla modalità di irrogazione delle sanzioni, e non limitato alla sola ipotesi in cui la sanzione per omesso versamento sia stata irrogata mediante diretta iscrizione a ruolo. La ratio della norma si individua nel fatto che, in presenza di omissioni di versamenti di imposta, il legislatore ha inteso vietare in ogni caso l’accesso alla definizione agevolata delle sole sanzioni, essendo consentito unicamente di beneficiare di sanzioni determinate ex lege in misura ridotta allorchè il contribuente abbia provveduto al pagamento integrale, nei termini previsti, della somma dovuta a titolo di imposta (D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2). (in senso conforme, sulla inapplicabilità della definizione agevolata delle sanzioni in caso di omesso o ritardato pagamento dei tributi, Sez. 5, n. 17721 del 30/07/2009, Rv. 609331).

Il superamento del limiti massimo del credito di imposta compensabile equivale, con evidenza aritmetica, ad un omesso versamento dell’imposta per un importo pari alla eccedenza di compensazione, e quindi rientra a pieno titolo nella esclusione dalla definizione agevolata delle sanzioni stabilita dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 17, u.c. per il caso di omesso versamento.(Cass. Sez. 5 n. 5663/2011).

Per le medesime ragioni, non si ritiene condivisibile il diverso orientamento interpretativo espresso dalla sentenza di questa Corte n.18682 del 2016, citata dal difensore.

2. Il secondo motivo è assorbito.

In accoglimento del ricorso, la sentenza deve essere cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo della società. Spese regolate come da dispositivo.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta il ricorso introduttivo della contribuente. Compensa le spese dei gradi di merito; condanna la contribuente al rimborso in favore della Agenzia delle Entrate delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro cinquemilaseicento oltre eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2016

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