Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27303 del 24/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 24/10/2019, (ud. 11/09/2019, dep. 24/10/2019), n.27303

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Robert – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26375/2041 R.G. proposto da:

B.D.L., (c.f. BRSDSL66E21Z135S) elettivamente

domiciliato nel presente giudizio presso lo studio dell’avv. Maria

Cristina Calamani in Roma in Viale Mazzini n. 13 (PEC

mccalamani.postecert.it) dalla quale è rappresentato e difeso

giusta delega in atti con l’avv. Angelo Lorenzon (PEC

angelo.lorenzon.venezia.pecavvocati.it).

– ricorrente –

Contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrenti –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto

n. 1123/6/14 depositata il 30/06/2014 notificata in data 8 settembre

2014;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

11/09/2019 dal consigliere Roberto Succio.

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra il giudice di seconde cure ha respinto

l’appello del contribuente e confermato la sentenza della Commissione provinciale, sancendo la legittimità degli atti impugnati, avviso di accertamento e cartella di pagamento per IRPEF, IVA ed IRAP 2006;

– avverso la sentenza della CTR del Veneto propone ricorso per cassazione il B. con atto affidato a sei motivi; l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando violazione ed errata applicazione dell’art. 2699 c.c., e dell’art. 2700 c.c., oltre che dell’art. 221 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR escluso la necessità per l’Amministrazione finanziaria – che sosteneva esser stato l’avviso di accertamento qui impugnato notificato in data 9.11.2011 e non il 27.11.2011 – di presentare querela di falso al fine di accertare la data effettiva di notifica;

– va precisato che il profilo rileva in quanto dalla determinazione della data in parola deriva la tempestività dell’istanza di accertamento con adesione che nei gradi di merito si è ritenuta tardivamente presentata, con conseguente definitività dell’avviso di accertamento, circostanza questa contestata dal contribuente;

– il motivo è infondato;

– infatti, come si evince dalla lettura della sentenza, la CTR ha accertato (pag. 5 ultimo periodo) che in data 9.11.2011 il contribuente ha provveduto personalmente al ritiro dell’atto presso l’Ufficio postale; ne deriva che l’istanza di accertamento con adesione presentata il 25.1.2012 è certamente tardiva e risulta quindi del tutto irrilevante ai fini della determinazione della tempestività chiarire a quale operazione (spedizione del CAD, o quant’altro) si riferiscano le date del 7.11.2011 (rispetto alla quale in ogni modo l’istanza sarebbe parimenti ben tardiva) e del 27.11.2011 (che la CTR con accertamento di fatto ha comunque ritenuto frutto di mero errore materiale e in ogni caso difetta di rilevanza stante il ritiro avvenuto il 9.11.2011);

– il secondo motivo censura la pronuncia di secondo grado per errata applicazione dell’art. 153 c.p.c., comma 2, per avere la CTR escluso che l’errore commesso dal sig. B. fosse scusabile;

– il motivo è inammissibile e comunque infondato;

– l’inammissibilità deriva dal mancato collegamento tra il mezzo di gravame e la ratio decidendi della sentenza impugnata: il secondo giudice ha accertato – e posto alla base della propria decisione in ordine all’inammissibilità dell’istanza di accertamento con adesione – non solo la circostanza relativa al ritiro dell’avviso da parte del contribuente personalmente in data 9.11.2011 come sopra detto, che ha evidentemente rilevanza dirimente della questione, ma anche l’ulteriore circostanza relativa all’aver il contribuente nulla frapposto nel corso della procedura di accertamento con adesione (invero inspiegabilmente intrapresa dall’Ufficio finanziario) alla dichiarazione dell’Ufficio Postale che confermava il 9.11.2011 come data di ritiro dell’atto impugnato);

– è evidente quindi che le contestazioni in ordine all’erronea indicazione (anche a ritenerle tali) in atto delle date del 7.11. e del 27.11 risultano inconferenti oltre che infondate; peraltro, il motivo è anche e ulteriormente da respingere in quanto infondato per le ragioni già illustrate con riguardo al mezzo che precede, alle quale va qui aggiunta la considerazione secondo la quale la CTR, diversamente da quanto adombrato in ricorso sul punto, non ha evitato certo ogni commento sul tema ma ha puntualmente ricostruito la situazione di fatto e ben motivando ne ha tratto le doverose necessarie conseguenze;

– il terzo motivo di ricorso si incentra sul vizio di motivazione, contestando genericamente il ricorrente la contraddittorietà e irragionevolezza della motivazione che avrebbe stigmatizzato gli errori del contribuente e non quelli dell’Amministrazione Finanziaria adottando per gli uni un diverso metro di giudizio rispetto a quello utilizzato per valutare gli altri;

– il motivo è inammissibile;

– osserva la Corte che poichè la sentenza gravata risulta depositata in data successiva all’11 settembre 2012, trova applicazione quanto ai motivi di ricorso e ai vizi deducibili per cassazione, il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (come modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, cosiddetto “Decreto Sviluppo”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 26 giugno 2012, n. 147, convertito con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 11 agosto 2012, n. 187);

– tal disposizione consente di adire la Suprema Corte per “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”; e non più per vizio motivazionale;

– conseguentemente, poichè formulate con riferimento al previgente testo del n. 5 di cui sopra, tutte le censure aventi per oggetto il difetto di motivazione, come quella contenuta nel motivo in esame, non sono consentite e debbono esser dichiarate inammissibili;

– il quarto motivo di impugnazione denuncia violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, e del D.P.R. 29 settembre 1975, art. 5, e difetto di motivazione;

– il motivo, sia pur senza brillare per chiarezza, da un lato sostiene che il verbale di contraddittorio del 23.04.12 con “contestuale ed illegittima iscrizione a ruolo” integrava un vizio proprio per violazione del ridetto art. 5; dall’altro che la CTR ha omesso di motivare sul punto limitandosi a riferire che la cartella non era stata impugnata per vizi propri;

– il motivo è all’evidenza infondato;

– va preliminarmente osservato che il rimando alla disposizione di legge che si assume violata è del tutto incomprensibile, poichè non è indicato il numero del D.P.R., ma solo la data, e peraltro erroneamente (1975 anzichè, pare di comprendere, 1973);

– in ogni caso, nessun vizio contenuto nel verbale di contraddittorio in argomento risulta esser presente; peraltro tal atto endoprocedimentale non è suscettibile di autonoma impugnazione di fronte al giudice tributario, in quanto esso non manifesta alcuna pretesa impositiva nè intima il pagamento di tributi dovuti in forza di precedenti provvedimenti impositivi, e inoltre non è indicato nell’elencazione di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19; nè alcuna disposizione ne impone la notificazione al contribuente; le contestazioni avverso lo stesso al più andavano comunque svolte – a tutto ciò concedere – nel giudizio di impugnazione avvero l’avviso di accertamento da instaurarsi nei termini;

– sul punto, comunque, la CTR ha correttamente accertato che il termine per l’impugnazione era scaduto (stante la già illustrata intempestività dell’istanza di accertamento con adesione) e quindi altrettanto correttamente ha ritenuto legittimo che la somma portata dall’avviso di accertamento sia stata iscritta a ruolo stante l’intervenuta definitività dell’avviso de quo;

– dalla legittimità di tal iscrizione a ruolo derivava che la conseguente cartella poteva esser emessa, come si è detto, e legittimamente è stata pertanto emessa; la stessa poteva a questo punto esser impugnata solo per vizi propri (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 12759 del 23/05/2018) non costituendo prima manifestazione della pretesa impositiva in quanto preceduta dalla notifica regolarmente perfezionatasi dell’avviso di accertamento;

– concludendo sul punto, in ultimo, è del tutto costante l’orientamento di questa Corte secondo il quale (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 13102 del 24/05/2017) in tema di contenzioso tributario, posto che, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, ognuno degli atti impugnabili può essere oggetto di gravame solo per vizi propri, salvo che non si tratti di atti presupposti non notificati, non è ammissibile l’impugnazione della cartella di pagamento per dolersi di vizi inerenti agli avvisi di accertamento già notificati e non opposti nei termini;

– il quinto motivo di ricorso censura la sentenza della CTR del Veneto per violazione dell’art. 112 c.p.c., e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, non avendo la CTR affrontato la questione relativa alla mancata notifica del verbale di contraddittorio di rigetto dell’istanza di accertamento;

– il motivo è sia inammissibile per difetto di autosufficienza, sia infondato;

– invero, il contribuente non trascrive in ricorso gli atti di causa di entrambi i gradi del merito dai quali risulti l’avvenuta proposizione delle eccezioni in parola in quelle sedi, di guisa che alla Corte non è consentito rilevarne la tempestività e il difetto di novità (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 978 del 17/01/2007; Cass. Sez. U, Sentenza n. 11730 del 14/05/2010);

– quanto all’infondatezza, essa si fonda sia sulla natura non impugnabile del verbale di contraddittorio e sulla mancata previsione normativa di un obbligo di notifica, delle quali si è già detto, sia sulla circostanza che sarebbe in ogni caso del tutto surreale ritenere necessaria la notifica di tale atto perfezionatosi dalla presenza e con l’attiva partecipazione del contribuente che in quanto comparente nel medesimo certo ne conosce da subito il contenuto e al quale l’Ufficio rilascia copia al termine del contraddittorio;

– infine, il sesto motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 598 c.p., per avere la CTR escluso, ai fini della cancellazione dall’atto in cui erano contenuto, l’offensività di alcune frasi;

– il motivo è evidentemente inammissibile, in quanto con accertamento di fatto non più suscettibile in questa sede di contestazione alcuna la CTR ha escluso la natura offensive delle stesse;

– pertanto, il ricorso va complessivamente rigettato;

la soccombenza regola le spese;

– infine, deve dichiararsi la sussistenza dei requisiti per il c.d. “raddoppio” del contributo unificato.

P.Q.M.

rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 2.300 oltre spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 ottobre 2019

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