Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2727 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 28/01/2022), n.2727

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da

S.K., elettivamente domiciliato in Roma, via del Casale

Strozzi n. 31, presso lo studio dell’avv. Laura Barberio che lo

rappresenta e difende per procura speciale in calce al ricorso per

cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero Dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. 34386/2020 del Tribunale di Roma depositato in

data 14 dicembre 2020, R.G. n. 27569/2019;

sentita la relazione in Camera di Consiglio del relatore cons.

Iofrida Giulia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008 ex art. 35-bis, S.K., cittadino ivoriano, ha adito il Tribunale di Roma impugnando il provvedimento con cui la richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria. Il ricorrente esponeva di aver lasciato il proprio paese a causa delle tensioni con la matrigna, la quale lo aveva ingiustamente accusato di furto e di violenza sessuale nei confronti della zia. Il Tribunale, all’esito dell’audizione, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, ritenendo, in particolare, che la vicenda narrata dal ricorrente in sede di audizione giudiziale risultasse contraddittoria rispetto a quanto raccontato in sede amministrativa, oltre che generica e non dettagliata. Per quanto attiene all’ipotesi di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, lett. c), il Tribunale ha escluso la sussistenza di una situazione di violenza generalizzata nella zona di provenienza del ricorrente sulla base delle COI acquisite d’ufficio. Il Tribunale, infine, ha negato la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della residuale forma di protezione di cui al D.Lgs. n. 130 del 2020, ritenuto applicabile ratione temporis, alla luce della mancanza di particolari vulnerabilità e profili di integrazione da parte del ricorrente.

Avverso il predetto decreto, S.K. ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 13/1/2021, svolgendo due motivi. L’intimata Amministrazione ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale. E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta: a) “Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, e del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, artt. 3,19 e 19-bis, del D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116 e dell’art. 25 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4″; b) Violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, e art. 19; del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 e art. 32, comma 3 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018), del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”.

2. Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente si duole della delega (rectius subdelega) dell’attività istruttoria ad un Giudice di Pace, il quale avrebbe provveduto all’essenziale attività di audizione del ricorrente.

Il motivo è infondato.

Questa Corte a Sezioni Unite ha di recente affermato che “non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta” (Cass. 5425/2021).

Peraltro il ricorrente in memoria ha dichiarato di “non insistere” nell’accoglimento di tale censura.

3. Il secondo motivo di ricorso lamenta la mancata valutazione della vulnerabilità del ricorrente, espatriato da minorenne, e della situazione del paese di origine ai fini del giudizio comparativo tra la condizione personale del ricorrente e le conseguenze di un eventuale rimpatrio.

Il motivo è inammissibile.

Invero, la doglianza non si confronta con la motivazione del Tribunale. Nel caso in esame, il Tribunale ha ritenuto applicabile la nuova disciplina introdotta dal D.L. n. 130 del 2020 (in forza della normativa transitoria applicabile immediatamente ai procedimenti di merito ancora pendenti), che ha inserito la clausola di salvaguardia rappresentata dagli obblighi costituzionali ed internazionali, e non la protezione umanitaria secondo la previgente normativa, sulla quale svolge le proprie argomentazioni il motivo in esame (cfr. D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 commi 1 e 1.1.).

Quanto alla asserita minore età all’ingresso in Italia, non può valorizzarsi in senso contrario la sentenza della Corte di giustizia 12 aprile 2018, C-550/16, la quale, affermando che nel processo deve essere trattato come “minore” il cittadino straniero che abbia un’età inferiore ai diciotto anni al momento del suo ingresso nel territorio di uno Stato membro e della presentazione della domanda di asilo e che raggiunga la maggiore età nel corso della procedura di asilo, mira a garantire l’immediata applicazione delle norme a tutela dei minori (domanda di ricongiungimento famigliare) e comunque sempre che la persona “(ottenga) in seguito il riconoscimento dello status di rifugiato”.

Questa Corte ha di recente inoltre chiarito che “il diritto del minore straniero non accompagnato alla più incisiva protezione internazionale non può proiettarsi oltre il compimento della maggiore età, al raggiungimento della quale viene meno il bisogno di una più intensa protezione”, cosicché “sul piano processuale, se da un canto è sufficiente che la minore età, quale condizione (cd. “possibilità giuridica”) dell’azione, sussista al momento della decisione, è necessario, d’altro canto, che essa persista sino al momento della stessa” (Cass. 17115/2020).

Nella specie, il richiedente nato nell’ottobre 1998, seppure minorenne alla partenza, nell’ottobre 2016, dalla Costa d’Avorio ed all’ingresso in Italia, al momento della decisione del Tribunale era maggiorenne da due anni.

Il Tribunale, ai fini di escludere la chiesta protezione, per ragioni umanitarie, ha dato rilievo preponderante all’assenza di una dimostrata effettiva integrazione in Italia (il richiedente ha svolto solo “sporadiche attività lavorative”, non dispone di autonomo alloggio, vive ancora nel centro di accoglienza, non ha alcun legame affettivo o familiare sul territorio italiano), sia sotto il profilo familiare sia riguardo a quello lavorativo (cfr. Cass. SU 2413/2021).

4. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Non v’e’ luogo a provvedere sulle spese processuali non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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