Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27265 del 30/11/2020

Cassazione civile sez. I, 30/11/2020, (ud. 15/07/2020, dep. 30/11/2020), n.27265

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 1561/2019 proposto da:

O.P., rappresentato e difeso dall’Avv. Enrico Villanova, del

Foro di Treviso, giusta procura speciale allegata al ricorso per

cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di VENEZIA n. cronol. 6119/2018

dell’8 novembre 2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2020 dal consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Venezia, con decreto dell’8 novembre 2018, ha respinto la domanda di O.P., cittadino nigeriano proveniente dal (OMISSIS), di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria o, in subordine, di quella umanitaria.

Il tribunale, premesso che il migrante aveva dichiarato di aver lasciato il proprio Paese per non subire le ritorsioni di uno zio che si era rifiutato di vendere un terreno che egli aveva ereditato dal padre, deceduto in un incidente stradale, ha ritenuto il racconto, generico e contraddittorio, inattendibile ed ha comunque escluso che le indicate ragioni della migrazione integrassero i presupposti per la concessione dello status o della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b); ha ritenuto insussistente anche il presupposto di cui alla lett. c) art. cit. rilevando che il (OMISSIS) non versa in una situazione di conflitto armato generalizzato; ha infine affermato che dalla vicenda narrata non emergevano profili di particolare vulnerabilità del richiedente e che non costituivano prova della sua integrazione in Italia la frequentazione di corsi di formazione, lo svolgimento di attività di volontariato o brevi rapporti di lavoro a tempo determinato.

4. O.P. ricorre per la cassazione del decreto con atto affidato a quattro motivi.

5. Il Ministero dell’Interno non svolge difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con i primi due motivi il ricorrente prospetta questioni di legittimità costituzionale del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla L. 1 dicembre 2018, n. 132, e, in particolare, del suo art. 1, per violazione dell’art. 77 Cost., art. 10 Cost., comma 2 e art. 117 Cost., comma 1.

1.1 Le questioni sono inammissibili, per difetto del requisito della rilevanza, in quanto il giudice del merito non ha fatto applicazione della norme introdotte dal D.L. citato, ma ha esaminato e respinto le domande alla luce della previgente disciplina.

2. Con il terzo motivo Peter denuncia la violazione dell’art. 111 Cost. e del principio del contraddittorio; lamenta che il tribunale non abbia svolto alcun approfondimento in sede di audizione, limitandosi a chiedergli conferma delle dichiarazioni rese dinanzi alla Commissione Territoriale, salvo poi respingere le domande in ragione della loro genericità.

2.1 Il motivo va dichiarato inammissibile, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto il ricorrente non solo non ha allegato i fatti, idonei a chiarire la vicenda narrata, sui quali il giudice avrebbe dovuto sentirlo a chiarimenti (Cass. nn. 3010/2012, 16038/013), ma neppure ha specificamente contestato il giudizio di complessiva inattendibilità delle sue dichiarazioni sul quale il giudice ha fondato il rigetto delle domande di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) omettendo persino di chiarire quali siano i capi della decisione impugnati con la censura in esame.

3. Con il quarto motivo Peter lamenta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per avere il Tribunale respinto la domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. c) D.Lgs. cit. solo perchè egli non aveva prospettato, in fase di audizione, di essere esposto a concrete minacce a causa della situazione in cui versa il (OMISSIS).

3.1 Il motivo è inammissibile, in quanto non investe la ratio decidendi sulla quale si fonda il capo della pronuncia impugnato.

3.2 Il Tribunale ha infatti ritenuto insussistenti l’presupposti per il riconoscimento di tale forma di protezione accertando, sulla scorta di fonti di informazione internazionale puntualmente citate, il cui contenuto è stato riportato nel decreto, che il conflitto interno in cui versa il (OMISSIS) non ha raggiunto un livello di violenza indiscriminata, tale da far sussistere fondati motivi per ritenere che qualsiasi civile rientrato nella regione corra un rischio effettivo per la sua sola presenza sul territorio.

4. Il ricorso va, conclusivamente, dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese poichè l’Amministrazione intimata non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2020

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