Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27260 del 28/12/2016

Cassazione civile, sez. VI, 28/12/2016, (ud. 12/10/2016, dep.28/12/2016),  n. 27260

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – rel. Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1190-2016 proposto da:

P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

MARIA GRAZIA CASTAURO giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI BRESCIA;

– intimato –

Avverso il decreto della CORTE D’APPELLO depositato il 06/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/10/16 dal consigliere Dott. MASSIMO DOGLIOTTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

In un procedimento ex art. 330 c.c. la Corte di Appello di Brescia, con decreto in data 6/11/2015, confermava il provvedimento emesso dal Tribunale per i Minorenni di Brescia del 2/7/2015, che aveva dichiarato P.M. decaduta dalla responsabilità genitoriale nei confronti della figlia T.E., in affidamento eterofamiliare.

Ricorre per cassazione la madre, che pure deposita memoria difensiva.

Non svolge attività difensiva il padre della minore, TA.El.Se., già decaduto peraltro dalla responsabilità.

Ritiene questa Corte che il provvedimento ex art. 330 c.c., (o ART. 333 c.c.) a seguito di reclamo, possa essere suscettibile di ricorso per cassazione, ove si sia conclusa la procedura e il giudice di primo grado si sia spogliato della giurisdizione (al riguardo, Cass. 1743/2016). Il provvedimento, in relazione al quale sono sicuramente in questione diritti del minore e dei genitori, anche ai sensi dell’art. 30 Cost., appare in tal caso definitivo,e suscettibile di modifica, soltanto con la sopravvenienza di circostanze nuove. Così accade per il decreto in esame.

Le pronunce ex art. 330 o 333 c.c. non costituiscono certo una sanzione per il genitore, e non presuppongono sempre e comunque un comportamento attivo od omissivo: la “pregiudizialità” per il minore può essere espressione di una condizione del genitore che non è in grado, neppure con l’aiuto e sostegno dei Servizi, di gestire compiutamente il rapporto con il figlio minore e di assolvere ai compiti di mantenimento educazione ed istruzione, ai sensi dell’art. 30 Cost., artt. 147 e 316 c.c. (tra le altre, Cass. N. 11112 del 1998).

Il decreto in esame tratta delle condizioni di incapacità della ricorrente a causa delle sue precarie ed invalidanti condizioni psichiatriche, pur ammettendo che, nei rilevanti limiti della sua condizione personale, la P. ha seguito le prescrizioni impartite dai Servizi Sociali e ha mantenuto un rapporto affettivo con la figlia.

Dispone il decreto impugnato che siano mantenuti tali rapporti, anche nel caso di proroghe dell’affidamento che potrebbe eventualmente trasformarsi in una adozione in casi particolari, senza scioglimento dei legami con la madre.

Tale soluzione appare ancora di là da venire e si tratterebbe comunque di procedura del tutto autonoma rispetto alla presente.

E’ appena il caso di precisare che il provvedimento di decadenza, sicuramente definitivo potrebbe essere revocato, nella sussistenza di circostanze nuove.

Nulla aggiunge la memoria della ricorrente alle difese pregresse.

Va pertanto rigettato il ricorso.

Nulla sulle spese, non essendosi costituito l’intimato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2016

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