Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2726 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2019, (ud. 06/12/2018, dep. 30/01/2019), n.2726

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1833-2018 proposto da:

B.C. e l’avv. Z.F., in proprio, elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA OSLAVIA 14, presso lo studio dell’avvocato

SABATINO ALESSIO MARRAMA, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato FRANCESCO ZICARO;

– ricorrenti –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROAIA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati

CLEMENTINA PULLI, MANUELA MASSA, EMANUELA CAPANNOLO, NICOLA VALENTE;

– resistente –

avverso la sentenza n. 6512/2017 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

05/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/12/2018 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza depositata il 5 luglio 2017, il Tribunale di Roma, a seguito di consulenza tecnica espletata nell’ambito del giudizio di merito instaurato ex art. 445 bis c.p.c., comma 6, dichiarava che B.C. aveva diritto all’assegno di invalidità L. 30 marzo 1971, n. 118, ex art. 13, a decorrere dalla domanda amministrativa e condannava l’INPS alla rifusione delle spese processuali liquidandole in complessivi Euro 1.500,00 oltre IVA, CAP e rimborso spese generali con distrazione in favore del procuratore antistatario, nonchè alle spese della espletata CTU;

che per la cassazione di tale decisione nella parte relativa alla statuizione sulle spese la B. e l’avv. Z.F. propongono ricorso affidato ad un motivo;

che l’INPS ha depositato procura;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che i ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, della L. 13 giugno 1942, n. 794, art. 24, del D.M. 5 ottobre 1994, n. 585, art. 4, commi 1 e 5, e della L. 7 novembre 1957, n. 1051, (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5), per avere la Corte di appello liquidato le spese di lite unitariamente e non in relazione alle singole fasi e senza tenere conto del valore, della natura e complessità della controversia ed in violazione dei parametri fissati dal D.M. n. 55 del 2014, con riferimento allo scaglione compreso tra Euro 5.200,00 e 26.000,00;

che il motivo è fondato alla luce del consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui (Cass. Sez. Unite n. 17405 del 12/10/2012 per tutte) il giudice nel liquidare le spese processuali relative ad un’attività difensiva ormai esaurita deve applicare la normativa vigente al tempo in cui l’attività stessa è stata compiuta (Cass. n. 23318 del 18/12/2012; e negli stessi termini Cass. n. 2748 del 11/02/2016, n. 6306 del 31/03/2016) sicchè alla presente fattispecie va applicato il D.M. n. 55 del 2014, in vigore dal 3 aprile 2014, essendo stata operata la liquidazione qui censurata con sentenza del 5 luglio 2017;

che, quanto alla determinazione degli scaglioni applicabili, occorre tener conto della pronuncia delle Sez. Unite (sentenza n. 10455 del 21 maggio 2015) che – risolvendo il contrasto determinatosi in relazione al criterio per determinare il valore della causa ai sensi dell’art. 13 c.p.c., commi 1 o 2, – ha affermato il seguente principio di diritto: “ai fini della determinazione del valore della causa per la liquidazione delle spese di giudizio, nelle controversie relative a prestazioni assistenziali va applicato il criterio previsto dall’art. 13 c.p.c., comma 1, per cui, se il titolo è controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni”;

che, con riferimento all’asserito vincolo del giudice alla determinazione media del compenso professionale ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, se ne deve rilevare la insussistenza nella normativa, secondo la quale (artt. 1 e 4), il giudice deve soltanto liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe (è stato anche chiarito, con riferimento al D.M. n. 140 del 2012, che il giudice era tenuto ad indicare le concrete circostanze che giustificavano solo la deroga ai minimi e massimi stabiliti dal citato D.M. n. 140 del 2012, cfr. Cass. n. 18167 del 16/09/2015; Cass. 11 gennaio 2016 n. 253; Cass. 3 agosto 2016, n. 16225);

che, pertanto, applicando tali principi al caso in esame, il valore della causa va individuato tra Euro 5.200 ed Euro 26.000,00 (due annualità della prestazione dell’assegno di invalidità) ed i parametri minimi stabiliti per tale scaglione – tenuto conto di tutte le fasi previste dal citato D.M. n. 55 del 2014, ovvero tre per il procedimento di istruzione preventiva e quattro per la causa di merito – sono: per il procedimento di istruzione preventiva Euro 911,00 (fase studio della controversia Euro 270,00, fase introduttiva del giudizio Euro 337,50, fase istruttoria e/o di trattazione Euro 303,00; le prime due ridotte del 50% e la terza del 70% ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, art. 4), per il giudizio di merito Euro 2.251,00 (trattandosi di causa inquadrabile nella tab. 4 – cause di previdenza; fase di studio Euro 442,50, fase introduttiva del giudizio Euro 370,00, fase istruttoria e/o di trattazione Euro 475,50, fase decisionale Euro 962,00; ridotte le prime due e la fase decisionale del 50% e la fase istruttoria del 70% ai sensi del cit. D.M. n. 55 del 2014, art. 4);

che, quindi, la liquidazione delle spese contenuta nell’impugnata sentenza è inferiore ai detti minimi e non risulta espressa alcuna motivazione in ordine alla non riconoscibilità, nel caso concreto, di alcuni compensi stabiliti dal citato D.M. n. 55 del 2014, in relazione alle singole fasi processuali;

che, dunque, il ricorso va accolto, l’impugnata sentenza va cassata nella parte relativa alla statuizione sulle spese con decisione nel merito – ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto – liquidando le spese relative alla fase di merito in favore del B. in complessivi Euro 3.162,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15% con attribuzione all’avv. Z.F. per dichiarato anticipo fattone;

che le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico dell’INPS e vengono liquidate come da dispositivo con attribuzione agli avv.ti Sabatino Alessio Marrama e Z.F. per dichiarato anticipo fattone.

PQM

La Corte, accoglie il ricorso cassa l’impugnata sentenza nella parte relativa alla statuizione sulle spese e decidendo nel merito liquida le spese relative alle fasi di merito in complessivi Euro 3.162,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%; condanna l’INPS alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%, con attribuzione.

Così deciso in Roma, il 6 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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