Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2726 del 05/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 05/02/2020, (ud. 12/12/2019, dep. 05/02/2020), n.2726

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17636-2018 proposto da:

TRADING EUROPE GROUP SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TIBULLO 10, presso

lo studio dell’avvocato GUIDO FIORENTINO, rappresentata e difesa

dall’avvocato ATTILIO SCARCELLA;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso

lo studio dell’avvocato MARCO VINCENTI, rappresentato e difeso

dall’avvocato STEFANO DALLA VERITA’;

– controricorrente –

E contro

B.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ALESSANDRA AIELLO;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 29522/2017 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 07/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA N

AZZICONE.

Fatto

RILEVATO

– che è proposto ricorso per revocazione della ordinanza di questa Corte del 7 dicembre 2017, n. 29522, sulla base di tre motivi;

– che resistono con controricorso la curatela e B.M.;

– che la ricorrente ha depositato una memoria.

Diritto

RITENUTO

– che la ricorrente nel ricorso per revocazione censura:

i) l’errore decisivo nel ritenere proposta l’istanza di fallimento presso il Tribunale di Napoli successivamente a quella innanzi al Tribunale di Bologna, invece essendo la prima anteriore, in quanto depositata in data 8 aprile 2014, mentre la seconda solo il 5 settembre 2014;

2) l’errore decisivo nel non ritenere errata l’omessa interruzione del giudizio innanzi al Tribunale di Bologna, ai sensi dell’art. 43, comma 3, L. Fall., avendo ivi la fallenda perso la propria capacità a stare in giudizio in ragione del fallimento già dichiarato a Napoli; nonchè nel ritenere non riassumibile il giudizio di opposizione a precetto presso il Tribunale di Napoli e sulla legittimazione attiva;

3) l’errore decisivo nel ritenere non violato il principio del ne bis in idem e del principio di prevenzione da parte del Tribunale di Bologna;

– che innanzi a questa Corte, nel giudizio concluso dalla pronuncia revocanda Cass. 7 dicembre 2017, n. 29522, era stata impugnata la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Bologna 23.8.2016, n. 1468, la quale aveva respinto il reclamo ex art. 18 L. Fall., avverso la sentenza Trib. Bologna 2.5.2016, n. 87/2016 dichiarativa del fallimento della medesima, resa su istanza di Michele Bisteghi;

– che, nella specie, Cass. n. 29522 del 2017, impugnata per revocazione, ha statuito:

a) l’inammissibilità del primo e del secondo motivo di ricorso, risultando proposta l’istanza del creditore innanzi al Tribunale di Bologna anteriormente a quella di diverso creditore, depositata avanti al Tribunale di Napoli;

b) che non vi era litispendenza tra i giudizi, in quanto, al momento della sentenza emessa dal Tribunale di Bologna, non era più pendente innanzi al giudice campano una istruttoria prefallimentare e nemmeno un procedimento di concordato, con conseguente esclusione delle condizioni di ogni litispendenza, anche per la mancanza di identità di parti;

e) piuttosto, ricorreva il diverso principio della prevenzione, con applicazione dell’art. 9-ter L. Fall., restando in ogni caso esclusa l’applicazione del criterio dirimente di cui all’art. 39 c.p.c., comma 1 (la sentenza cita Cass. 16951/2016);

d) l’inammissibilità della domanda di concordato, dichiarata dal Tribunale di Napoli prima della dichiarazione di fallimento emessa dal Tribunale di Bologna, a sua volta giustificava la piena rispondenza della sentenza impugnata al principio per cui il fallimento dell’imprenditore può essere dichiarato solo quando la domanda di concordato sia stata dichiarata inammissibile e la dichiarazione di fallimento non è esclusa durante le eventuali fasi di impugnazione dell’esito negativo del concordato preventivo (ivi si richiamava Cass. s.u. 9935/2015);

e) che non ha pregio l’affermato preteso dovere di avocazione di competenza o di regolamento d’ufficio, che il Tribunale di Bologna avrebbe dovuto seguire;

f) che non ricorre una ipotesi di rapporto processuale pendente ex l’art. 43 L. Fall., la quale riguarda le cause relative a rapporti di diritto patrimoniale, non l’accertamento dello stato d’insolvenza, oggetto di regolazione speciale, sia quanto a rito che per detta capacità, di cui agli artt. 15 e 18 L. Fall.;

“g) che dovessero essere disattesi i motivi terzo e quarto, in quanto implicanti questioni di mero fatto;

– che, alla luce del contenuto della decisione ora impugnata per revocazione, il primo motivo si palesa manifestamente inammissibile, in quanto non fornisce nessuna prova dell’effettiva proposizione della istanza di fallimento presso il Tribunale di Napoli anteriormente all’altra, sembrando, come rilevano i controricorrenti, piuttosto fondarsi sull’errore materiale contenuto nella sentenza della corte territoriale napoletana, che ebbe a revocare il fallimento ivi dichiarato, laddove menziona il decreto del tribunale del 20 marzo 2014, “emesso in data 8 aprile 2014”, rectius 2015; inoltre, essendo stata la questione della anteriorità delle istanze di fallimento espressamente trattata innanzi alla corte bolognese (primo motivo di reclamo ex art. 18 L. Fall.), si tratterebbe di punto controverso, con ulteriore ragione di inammissibilità della questione ai sensi del ricorso per revocazione;

– che, del pari, il secondo ed il terzo motivo del ricorso per revocazione sono inammissibili, in quanto non attengono ad errore di fatto commesso dalla sentenza revocanda, ma a valutazioni in diritto;

– che, invero, essi non veicolano censure a sviste o ad errori di fatto, bensì a pretesi errori di diritto, posto che l’apprezzamento operato dalla sentenza revocanda implica lo svolgimento di un processo argomentativo logico-giuridico che, di per sè, esclude il presupposto stesso della revocazione.

– che la giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell’affermare come l’errore rilevante ex art. 395 c.p.c., n. 4, consista nell’erronea percezione dei fatti di causa, che abbia indotto la supposizione della esistenza o della inesistenza di un fatto, la cui verità è incontestabilmente esclusa o accertata dagli atti di causa, a condizione che il fatto oggetto dell’asserito errore non abbia costituito materia del dibattito processuale su cui la pronuncia contestata abbia statuito;

– che, pertanto, movendo da detta premessa si è evidenziato che: “l’errore non può riguardare l’attività interpretativa e valutativa; deve avere i caratteri della assoluta eviden. za e della semplice rilevabilità sulla base del solo raffronto tra la senterka impugnata e gli atti di causa, serka necessità di argomentani induttive o di particolari indagini ermeneutiche; deve essere essenfziale e deci:6vo nel senso che tra la perce5ione erronea e la decisione emessa deve esistere un nesso causale tale che serka l’errore la pronuncia sarebbe stata sicuramente diversa; deve riguardare solo gli atti interni al giudkio di cassa5zione ed incidere unicamente sulla pronuncia della Corte, poichè l’errore che inficia il contenuto della decisione impugnata in cassa.zione deve essere Atto valere con le impugnckioni esperibili avverso la sentenza di merito” (Cass. 28-03-2019, n. 8630; nonchè es. Cass. n. 12283/2004; n. 3652/2006; n. 10637/2007; n. 507/2008; n. 26022/2008; n. 22171/2010; n. 27094/2011; n. 28143/2018);

– che, pertanto, sulla base dei principi di diritto sopra enunciati, è escluso l’errore revocatorio tutte le volte che un fatto costituisce un punto controverso sul quale la sentenza si è pronunciata, in quanto se vi è valutazione di un contrasto) tra le parti, non può esservi una svista percettiva, ma piuttosto la formulazione di un giudizio volto a risolvere il suddetto contrasto, che si sottrae al rimedio revocatorio, così che restano escluse dall’ambito della revocazione l’erroneità della valutazione dei fatti storici o della loro rilevanza ai fini della decisione (Cass. n. 14929/2018);

– che le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di lite, liquidate, in favore di ciascun controricorrente, in Euro 3.000,00, oltre ad C 100,00 per esborsi, alle spese forfetarie al 15% ed agli accessori di legge, per ciascun controricorrente.

Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, se dovuto per legge, a titolo di contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 12 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2020

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