Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27237 del 28/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 28/12/2016, (ud. 10/05/2016, dep.28/12/2016),  n. 27237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28223/2014 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZA CAMERINO 15,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA VICINANZA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato RAFFAELE VICINANZA,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’Amministratore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OSLAVIA, 30, presso lo studio

dell’avvocato CARLO GIORDANO, rappresentato e difeso dall’avvocato

ANTONIO CIRILLO, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

S.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3790/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

17/09/2014, depositata il 25/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONINO SCALISI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Condominio (OMISSIS) con Delib. 28 giugno 2007, assunta all’unanimità con il voto contrario di M.G. aveva deliberato di definire in via transattiva la controversia sorta dall’opposizione proposta dal Condominio avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dall’Ing. S.C., direttore dei lavori eseguiti nel fabbricato condominiale, per il pagamento delle proprie spettanze professionali.

Tale Delib. veniva impugnata da M.G. (condomino) sul presupposto che i lavori eseguiti avevano riguardato anche il terrazzo di sua esclusiva proprietà, e, pertanto, l’assemblea non era legittimata a transigere in nome proprio un diritto altrui, soprattutto, in considerazione dell’insufficiente attività professionale dell’Ing. S. che aveva procurato gravi danni alla sua proprietà.

Il Condominio, in data 27 settembre 2007, revocava la precedente delibera, ritenendo non praticabile una soluzione transattiva, anche perchè il relativo deliberato avrebbe dovuto essere adottato all’unanimità ed aveva invitato l’Amministratore a proseguire nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

Il Tribunale di Napoli con sentenza n. 275 del 2010 dichiarava cessata la materia del contendere in quanto il condominio aveva revocato la delibera impugnata. In applicazione del principio della soccombenza virtuale il Tribunale condannava M. al pagamento delle spese processuali perchè al momento della notifica del ricorso il Condominio aveva già revocato la delibera di che trattasi.

La Corte di appello di Napoli, decidendo su appello proposto da M.G. e su appello incidentale avanzato dal Condominio, a contraddittorio integro, anche con la costituzione di S.C., rigettava l’appello e condannava l’appellante al pagamento delle spese processuali del doppio grado del giudizio, e per le spese del secondo grado anche a vantaggio di S.C.. Secondo La Corte di Appello di Napoli, il fatto che l’assemblea avesse revocato il precedente deliberato sull’erroneo presupposto che avrebbe dovuto essere adottato all’unanimità, non era circostanza che dimostrava l’illegittimità della Delib.. Nè dalla lettura del verbale assembleare si evinceva un qualsiasi altro riconoscimento della bontà dell’impugnativa proposta dal M.. Fondato era l’appello incidentale del Condominio con il quale lamentava l’errata condanna del ricorrente al pagamento delle spese di lite limitatamente alla metà, perchè il Tribunale avrebbe dovuto, in ragione dell’art. 91 c.p.c., condannare il ricorrente all’intero pagamento delle spese processuali.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da M.G. con ricorso affidato a tre motivi. Il Condominio (OMISSIS) ha resistito con controricorso, S.C., intimato, in questa fase non ha svolto alcuna attività giudiziale. In data 2 maggio 2016 l’avv. Antonio Cirillo ha depositato in cancelleria atto di transazione con il quale le parti si sono impegnate a rinunziare al ricorso e al controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- M.G. lamenta:

a) Con il primo motivo di ricorso la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla pronuncia di cessata materia del contendere, avendo la Cassazione con più sentenze ritenuto che il Giudice può dichiarare la cessata materia del contendere solo se le parti hanno raggiunto un accordo sugli aspetti sostanziali della controversia. Il ricorrente sostiene di non aver aderito alla richiesta del Condominio d dichiarare cessata la materia del contendere e che sarebbe del tutto falso e non provato che come attestato in sentenza dalla Corte partenopea all’udienza del 25 febbraio 2009 tutti i difensori avevano concluso dichiararsi cessata la materia del contendere.

b) Con il secondo motivo, la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione degli artt. 101 e 112 c.p.c.. Secondo il ricorrente la Corte partenopea avrebbe statuito su motivi di impugnazione della Delib. Condominiale (OMISSIS) 28 giugno 2007, opposti dal M. senza che fossero stati oggetto del proposto appello, e pronunciato oltre i limiti della domanda, tenuto conto che oggetto del proposto appello era esclusivamente la contestata illegittimità dell’ordinanza di cessata materia del contendere con pronuncia di condanna al pagamento delle spese del giudizio, e non l’esame degli articoli del codice civile che regolano i poteri dell’assemblea.

c) Con il terzo motivo,la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 3. Secondo il ricorrente, posto che l’appellato (il Condominio (OMISSIS)) aveva sostenuto che la controversia era stata d’accordo definita con pronuncia di cessata materia del contendere, per il disposto della norma di cui all’art. 92 c.p.c., nè il Tribunale poteva condannare il M. al pagamento delle spese del giudizio, nè la Corte di appello confermare tale condanna. Nè detta condanna poteva essere fatta discendere dall’applicazione del principio di soccombenza virtuale perchè il Giudice di primo grado non avrebbe mai indicato i motivi per i quali il M. avrebbe dovuto essere considerato parte soccombente e perchè la Delib. 28 giugno 2007, veniva revocata poi dal Condominio perchè ritenuta in contrasto e difformità con le decisioni che esso condominio avrebbe inteso prendere con la Delib. impugnata e, ciò, avrebbe dovuto escludere la soccombenza virtuale.

1.1.- In via preliminare, dato atto della transazione intervenuta tra le parti, il giudizio va dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Come insegnano le Sezioni Unite di questa Corte (sent. n. 368 del 2000), ove nel corso del giudizio di legittimità sia intervenuta una transazione od altro fatto che importi la cessazione della materia del contendere, la relativa statuizione non comporta una decisione nel merito della causa e si risolve nella dichiarazione di inammissibilità del ricorso, essendo venuto meno l’interesse ad una definizione del giudizio e, quindi, ad una pronuncia sul merito dell’impugnazione (interesse che deve sussistere non solo al momento dell’impugnazione, ma anche in quello della decisione: Cass. 21 febbraio 1991 n. 1873).

In definitiva il ricorso va dichiarato inammissibile e le spese compensate come concordato tra le parti con l’atto di transazione.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2016

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