Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27226 del 04/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 27226 Anno 2013
Presidente: ODDO MASSIMO
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso 23000-2007 proposto da:
GIUDICI ELISA s.r.l. in liquidazione, 02391630122, in
persona del liquidatore Signor Massimo Oleotti,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 5,
presso lo studio dell’avvocato TRICERRI LAURA,
rappresentata e difesa dall’avvocato DANZI ENRICO;
– ricorrente –

2013

contro

2024

PIACENZA s.p.a.,

Societa’

F.LLI

persona

dell’Amministratore

rappresentante ing.

04001590019,

Delegato

Fabio Foschi,

e

in

legale

elettivamente

Data pubblicazione: 04/12/2013

domiciliata in ROMA, VIA G. NICOTERA 29, presso lo
studio dell’avvocato NOBILONI ALESSANDRO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROSA
SERGIO;

controrícorrente

di MILANO, depositata il 05/10/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 02/10/2013 dal Consigliere Dott. VINCENZO
CORRENTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO SGROI che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

avverso la sentenza n. 2395/2006 della CORTE D’APPELLO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza 24.6.2003 il Tribunale di Milano, decidendo nella causa promossa
dalla F.11i Piacenza spa nei confronti di Giudici Elisa per la declaratoria di
risoluzione del contratto di prestazione d’opera per il confezionamento di capi di
abbigliamento, respingeva la domanda principale, accoglieva la riconvenzionale e

parzialmente riformata dalla Corte di appello con sentenza 5.10.2006 che
condannava la Giudici al pagamento di euro 150.000.000 oltre interessi e riduceva
da euro 72.806,78 ad euro 36.400 la condanna della Fili Piacenza con
compensazione fino alla concorrenza.
Vi era certezza sull’avvenuta conclusione del contratto e sul quantitativo dei capi 2366-, punto sul quale la sentenza di primo grado era viziata da contraddizione per
avere limitato la rilevanza del patto negoziale al solo numero dei capi -1850- indicati
nell’incontro 8.3.2000.
Quanto alla difettosità di 165 capi, la prova acquisita riguardava solo 93 capi. Si
faceva riferimento a testi e documenti.
Ricorre Giudici Elisa srl in liquidazione con tre motivi, resiste F.11i Piacenza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Col primo motivo si deducono vizi di motivazione sulla prova dell’esistenza di un
accordo per 2366 capi di abbigliamento con richiami a testimonianze e momento di
sintesi sull’insufficienza degli argomenti.
Col secondo motivo si lamentano vizi di motivazione, violazione dell’art. 116 cpc,
2697 cc, 1226 cc col quesito se la regola di distribuzione dell’onere probatorio
consenta di liquidare equitativamente il danno a norma dell’art. 1226 cc anche in
mancanza di prova.

condannava l’attrice al pagamento di euro 72.806,78 ed a metà spese, decisione

Col terzo motivo si denunziano vizi di motivazione, violazione degli artt. 1218,
2697, 1226, 1223 cc. col relativo quesito.
Le prime due censure non meritano accoglimento essendo inidonee a superare la
motivazione sopra riportata, secondo la quale vi era certezza sull’avvenuta
conclusione del contratto e sul quantitativo dei capi -2366-, punto sul quale la

del patto negoziale al solo numero dei capi -1850- indicati nell’incontro 8.3.2000.
Quanto alla difettosità di 165 capi, la prova acquisita riguardava solo 93 capi con
richiami a testi e documenti mentre in relazione al danno si limitava la richiesta
tenuto conto degli elementi indicati dal perito.
Il vizio di motivazione, comune ad entrambi i motivi, unico in effetti
realmente sviluppato, devesi considerare come la censura con la quale alla sentenza
impugnata s’imputino i vizi di cui all’art. 360 n. 5 CPC debba essere intesa a far
valere, a pena d’inammissibilità comminata dall’art. 366 n. 4 CPC in difetto di loro
puntuale indicazione, carenze o lacune nelle argomentazioni, ovvero illogicità
nell’attribuire agli elementi di giudizio un significato fuori dal senso comune, od
ancora mancanza di coerenza tra le varie ragioni esposte per assoluta incompatibilità
razionale degli argomenti ed insanabile contrasto tra gli stessi; non può, per contro,
essere intesa a far valere la non rispondenza della valutazione degli elementi di
giudizio operata dal giudice del merito al diverso convincimento soggettivo della
parte ed, in particolare, non si può con essa proporre un preteso migliore e più
appagante coordinamento degli elementi stessi, atteso che tali aspetti del giudizio,
interni all’ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e
dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai
possibili vizi dell’iter formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi della norma
stessa; diversamente, il motivo di ricorso per cassazione si risolverebbe — com’è,

sentenza di primo grado era viziata da contraddizione per avere limitato la rilevanza

appunto, per quello in esame — in un’inammissibile istanza di revisione delle
valutazioni e dei convincimenti del giudice del merito, id est di nuova pronunzia sul
fatto, estranea alla natura ed alle finalità del giudizio di legittimità.
Né imputarsi al detto giudice d’aver omesse l’esplicita confutazione delle
tesi non accolte e/o la particolareggiata disamina degli elementi di giudizio non

all’esigenza d’adeguata motivazione che il raggiunto convincimento risulti — come è
dato, appunto, rilevare nel caso di specie — da un esame logico e coerente di quelle,
tra le prospettazioni delle parti e le emergenze istruttorie, che siano state ritenute di
per sé sole idonee e sufficienti a giustificarlo; in altri termini, perché sia rispettata la
prescrizione desumibile dal combinato disposto dell’art. 132 n. 4 e degli artt. 115 e
116 CPC, non si richiede al giudice del merito di dar conto dell’esito dell’avvenuto
esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli,
ma di fornire una motivazione logica ed adeguata dell’adottata decisione
evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla ovvero la carenza di
esse.
Nella specie, per converso, le esaminate argomentazioni non risultano
intese, né nel loro complesso né nelle singole considerazioni, a censurare le rationes
decidendi dell’impugnata sentenza sulle questioni de quibus, bensì a supportare una
generica contestazione con una valutazione degli elementi di giudizio in fatto
difforme da quella effettuata dal giudice a quo e più rispondente agli scopi perseguiti
dalla parte, ciò che non soddisfa affatto alla prescrizione dell’art. 360 n. 5 CPC, in
quanto si traduce nella prospettazione d’un’istanza di revisione il cui oggetto è
estraneo all’ambito dei poteri di sindacato sulle sentenze di merito attribuiti al
giudice della legittimità, onde le argomentazioni stesse sono inammissibili, secondo
quanto esposto nella prima parte delle svolte considerazioni.

ritenuti significativi, giacché né l’una né l’altra gli sono richieste, mentre soddisfa

Per il resto, in dispregio della regola di specificità dell’impugnazione, si
denunziano plurime violazioni di legge processuale o sostanziale tendendo ad un
riesame del merito non consentito in questa sede, avendo la Corte di appello
spiegato sufficientemente i risultati cui è pervenuta.
Va rilevata la genericità dei quesiti e del momento di sintesi in contrasto

un interrogativo cui si debba dare una risposta positiva o negativa in concreto
funzionale all’accoglimento della censura proposta ( S.U. 20603/2007, 16528/2008,
Cass. 823/2009, 446/2009, 321/2009, 4309/2008, 24255/2011, 4566/2009), mentre,
nella specie, è del tutto astratta né si chiarisce la decisività delle doglianze rispetto
alla complessiva ratio decidendi.
Quanto, poi, alla liquidazione del danno va osservato che la sentenza ha
dedotto che nulla spettava alla richiedente per i capi respinti- 319- e per quelli
asseritamente difettati non esaminati dal consulente tecnico mentre il credito
risarcitorio andava riconosciuto per i capi- 93- di cui alla relazione peritale e per i
219 capi mai consegnati nonostante l’avvenuta tacita accettazione del’ordine di
lsvorazione.
A tale titolo, e limitatamente a tale profilo della pretesa, andava
riconosciuto, in via equitativa ed in moneta attuale, l’importo complessivo di euro
150.000.000, tenuto conto degli elementi indicati dal perito, motivazione logica e
sufficiente.
Va, invece, accolto il terzo motivo per la riduzione a metà del corrispettivo
per il confezionamento riconosciuto dal giudice di primo grado a fronte
dell’accertato inadempimento della Giudici.

con i canoni della ormai consolidata giurisprudenza che richiede la formulazione di

La sentenza„ senza censura sul punto, non si è pronunciata sulla domanda di
risoluzione del contratto, ma unicamente su quella di risarcimento dei danni per
difetti dei capi consegnati e inadempimento all’obbligo di consegna di altri.
Premesso che, in ogni caso, a norma dell’art. 1458 cc il diritto dell’appaltatore al
corrispettivo per le partite consegnate (anche se difettose) permane invariato ed è

n. 5496, 17.4.2012 n. 6009) l’affermazione della sentenza che “sulla base delle
considerazioni già espresse, in ordine all’inadempimento della società appellata, il
corrispettivo da essa preteso non può essere riconosciuto nella sua integrità ed in via
equitativa va calcolato nella misura della metà di quanto liquidato dal primo
giudice”, ha comportato una duplicazione del risarcimento del danno.
In definitiva vanno rigettati i primi due motivi, con accoglimento del terzo
e cassazione con rinvio sul punto.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta i primi due motivi, accoglie il terzo, cassa la sentenza sul
punto e rinvia, per nuovo esame e per le spese, ad altra sezione della Corte di
appello di Milano.
Roma 2 ottobre 2013.

soggetto a diminuzione ove non venga esercitata azione estimatoria (Cass. 17.4.2002

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