Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27223 del 16/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 16/12/2011, (ud. 15/11/2011, dep. 16/12/2011), n.27223

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.S. (OMISSIS) (nella qualità di erede di

B.S.), CA.PA. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GERMANICO 66, presso lo studio

dell’avvocato CONSOLI XIBILIA FRANCESCO, rappresentati e difesi

dall’avvocato VITALE ANTONIO, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

SOCIETA’ MAGRO PAOLO e C. (OMISSIS) – già società Magro Paolo e

Salvatore Snc in persona del legale rappresentante pro tempore

Amministratore Unico, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DARDANELLI 21, presso lo studio dell’avvocato GRAMAZIO GIOVANNI,

rappresentata e difesa dall’avvocato NIGRO DOMENICO, giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 997/2010 della CORTE D’APPELLO di CATANIA

dell’8.6.2010, depositata il 04/09/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ROSARIO

GIOVANNI RUSSO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui agli artt. 376 e 360-bis cod. proc. civ., è stata redatta relazione;

che la relazione ha il seguente contenuto:

“1. Oggetto del ricorso per cassazione è la sentenza della Corte di appello di Catania (del 4 settembre 2010) che ha rigettato il ricorso per revocazione, proposto da Ca. e C., avverso la sentenza della stessa Corte, la quale aveva dichiarato inammissibile, per tardività, l’impugnazione da questi proposta.

2. Ca. e C., con unico motivo, deducono l’insufficienza e la contraddittorietà della motivazione, in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Resiste con controricorso la società Magro Paolo e C. snc..

E’ applicabile ratione temporis la L. 18 giugno 2009, n. 69.

Proposta di decisione.

1. In accoglimento dell’eccezione sollevata dalla società controricorrente, è inammissibile, ai sensi dell’art. 372 cod. proc. civ., il documento allegato sub d) al ricorso (certificazione UNEP di Catania del (omissis), data non specificata, ndr), non risultante prodotto nei precedenti gradi del processo secondo la stessa prospettazione dei ricorrenti.

2. L’unico motivo di ricorso è inammissibile sulla base di precedenti conformi.

I ricorrenti deducono formalmente, in rubrica, il difetto di motivazione; ma, argomentano nel senso che il giudice della revocazione avrebbe errato nel non riconoscere i presupposti per l’accoglimento dell’azione revocatoria, sussistendo l’errore di fatto o percettivo compiuto dal giudice della sentenza revocanda.

Sostanzialmente, quindi, deducono una violazione di legge;

conseguente la mancanza di univocità e determinatezza della censura, ai fini della riconducibilità tra i motivi tassativi del ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ. (Cass. 31 maggio 2010, n. 113222, vedi motivazione; Cass. 3 luglio 2008, n. 18202;

Cass. 24 aprile 2008, n. 10667).

3. A voler ritenere prospettato l’errore di diritto della violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4, l’unico motivo di ricorso è, comunque, manifestamente infondato.

3.1. La giurisprudenza della Corte è univoca nel senso di ritenere sussistente, in casi analoghi a quello in argomento, un errore di diritto e non un errore revocatorio. Infatti, con riferimento alla revocazione di sentenze di cassazione, ha affermato che l’errore revocatorio è configurabile nelle ipotesi in cui la Corte sia giudice del fatto e, in particolare, quando abbia valutato sull’ammissibilità e procedibilità del ricorso, e si individua nell’errore meramente percettivo, risultante in modo incontrovertibile dagli atti e tale da aver indotto il giudice a fondare la valutazione della situazione processuale sulla supposta inesistenza (od esistenza) di un fatto, positivamente acquisito (od escluso) nella realtà del processo, che, ove invece esattamente percepito, avrebbe determinato una diversa valutazione della situazione processuale, e non anche nella pretesa errata valutazione di fatti esattamente rappresentati. Ne consegue che non risulta viziata da errore revocatorio la sentenza della Corte di Cassazione nella quale il collegio abbia specificamente esaminato il timbro apposto sul ricorso – in base al quale l’interessato deduca la tempestività della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario – e ne abbia esclusa l’idoneità probatoria per la mancanza, in esso, di alcuna attestazione o sottoscrizione dell’ufficiale giudiziario, vertendosi, in tal caso, su un errore di giudizio della Corte con conseguente inammissibilità del ricorso per revocazione. (Cass. 26 febbraio 2008 n. 5075). Ed, ancora,…Ne consegue che l’aver ritenuto inammissibile il ricorso per cassazione, siccome notificato in un certo giorno, senza tener conto che in quel giorno era avvenuta la spedizione del piego postale, mentre l’atto era stato consegnato il giorno precedente all’ufficiale giudiziario per la notificazione, non costituisce un errore di fatto, bensì un errore di diritto, posto che l’applicazione dei principi in tema di scissione del momento perfezionativo della notificazione per il richiedente e per il destinatario (di cui alle sentenze della Corte costituzionale n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004, nonchè all’art. 2 della legge n. 263 del 2005, che ha modificato l’art. 149 cod. proc. civ.) implica lo svolgimento di un processo argomentativo logico-giuridico che, di per sè, esclude il presupposto stesso della revocazione. (Cass. 9 luglio 2009, n. 16136).

Ed, inoltre, in generale, la Corte ha precisato che affinchè ci sia errore revocatorio è necessario che il fatto, oggetto dell’asserito errore, non abbia costituito materia del dibattito processuale su cui la pronuncia contestata abbia statuito. (Cass. 27 marzo 2007, n. 7469).

3.2. Nella specie, il giudice della revocazione ha ritenuto che, anche sulla base delle stesse prospettazioni degli impugnanti in revocazione, il gravame esulava dalla fattispecie prevista dall’art. 395 c.p.c., n. 4, avendo il giudice della sentenza revocanda provveduto a valutare espressamente la ritualità dell’appello in relazione alla sua tempestività.

Questione, eccepita dalla parte appellata e, comunque, rilevabile d’ufficio.

Tale decisione ha fatto corretta applicazione dei principi prima richiamati. Infatti, la sentenza revocanda aveva per oggetto proprio la questione controversa della tempestività dell’appello e su di essa ha pronunciato, valutando le prove prodotte e non ritenendo certa la prova in ordine all’effettiva data di consegna all’Ufficiale giudiziario. Ha valutato, quindi, sia pure dandone atto con una motivazione sintetica, proprio il frontespizio dell’atto di appello originale contenente, secondo la prospettazione degli stessi ricorrenti, un numero e la data del 31 marzo (ultimo giorno utile per l’impugnazione), e ha ritenuto non sicura la riferibilità di tale attestazione all’ufficiale giudiziario (invece, nel ricorso i ricorrenti sostengono, p. 12, che il numero certificherebbe l’atto ricevuto per la notifica, secondo la prassi dell’ufficio notifiche).

Il rigetto del ricorso è adottato ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1”;

che la suddetta relazione è stata notificata agli avvocati delle parti costituite e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide le osservazioni in fatto e le argomentazioni e le conclusioni in diritto della relazione;

che le parti non hanno mosso rilievi;

che è logicamente preliminare la rilevata inammissibilità del ricorso;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese seguono la soccombenza;

che la controricorrente ha diritto al rimborso delle spese processuali affrontate per resistere all’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata (Cass. 25 marzo 2009, n. 7248).

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento, in favore della società controricorrente, delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2,200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge; nonchè delle spese processuali affrontate per resistere all’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata, liquidate in Euro 400,00 per diritti e 600,00 per onorari, oltre spese e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 15 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2011

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