Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2721 del 06/02/2014


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 2721 Anno 2014
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: FRASCA RAFFAELE

PU

SENTENZA

sul ricorso 10212-2008 proposto da:
PETRASSI ORLANDO MAURO, elettivamente domiciliato in
ROMA, CORSO D’ITALIA 102, presso lo studio
dell’avvocato MOSCA GIOVANNI PASQUALE, rappresentato
e difeso dall’avvocato TARSITANO GIULIO giusta delega
in atti;
– ricorrente contro

RAS SPA , FIRS ITAL ASSIC SPA IN LCA , AMACO SPA ,
FALCONE PASQUALE, ASSITALIA SPA ;
– intimati –

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Data pubblicazione: 06/02/2014

sul ricorso 13989-2008 proposto da:
FIRS ITAL ASSIC SPA IN LCA,

in persona del

Commissario Liquidatore, dott. MARIO PERRONE,
elettivamente domiciliata ex lege in ROMA, presso la
CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata

delega in atti;
– ricorrenti contro

RAS ASSIC SPA , AMACO SPA , FALCONE PASQUALINA,
VIVACQUA ALBA, PETRASSI ORLANDO MAURO;
– intimati

avverso la sentenza n. 162/2007 della CORTE D’APPELLO
di CATANZARO R.G.N. 201/2001;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 16/12/2013 dal Consigliere Dott. RAFFAELE
FRASCA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO CELENTANO che ha concluso per
l’inammissibilita’ di entrambi i ricorsi.

2

e difesa dall’avvocato DORIA EROS ISIDORO, giusta

R.g.n. 10212-08; 13989 (ud. 16.12.2013)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

§1. Orlando Mauro Petrassi ha proposto ricorso per cassazione contro la Riunione
Adriatica di Sicurtà, la F.I.R.S. Italiana di Assicurazioni s.p.a., in liquidazione, la s.p.a
Amaco (ex ATAC), Pasquale Falcone e l’Assitalia, in nome e per conto del F.G.V.S.,
avverso la sentenza, a suo dire depositata nella cancelleria del giudice a quo il 19 febbraio
2007, con la quale la Corte d’Appello di Catanzaro ha rigettato sia l’appello principale sia

quello incidentale, proposti, rispettivamente da esso ricorrente e dalla F.I.R.S. Italiana,
contro la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Cosenza in una controversia
relativa ad un sinistro stradale.
§2. Al ricorso, che è stato iscritto al n.r.g. 10212 del 2008 ha resistito con
controricorso soltanto la F.I.R.S. Italinana, che ha anche svolto ricorso incidentale, iscritto
al n.r.g. 13989 del 2008.

MOTIVI DELLA DECISIONE

§1. Preliminarmente il Collegio rileva che il ricorso incidentale dev’ essere riunito a
quello principale, in seno al quale è stato proposto.
§2. Il Collegio rileva in via pregiudiziale che non appare dimostrata la tempestività
della proposizione del ricorso principale.
Esso è stato proposto con l’implicita utilizzazione del c.d. termine lungo, di cui
all’art. 327, primo comma, c.p.c. (nel testo anteriore alla 1. n. 69 del 2009) e, dunque, nella
supposizione che al momento della notificazione, cioè del suo perfezionamento per il
notificante, non fosse decorso ancora l’anno solare, con l’aggiunta dei quarantasei giorni di
sospensione del termini per il periodo feriale dal 10 agosto al 15 settembre 2007.
Ora, se la data della pubblicazione della sentenza fosse stata quella che si indica nel
ricorso (pagina 2), cioè il 19 febbraio 2007, l’esercizio del diritto di impugnazione
risulterebbe tempestivo, perché il termine lungo, aggiungendo alla scadenza dell’anno
solare, cioè al 19 febbraio 2008, i suddetti quarantasei giorni, sarebbe venuto a scadere il 6
aprile 2008 e la presentazione del ricorso per la notificazione risulta fatta, come da timbri
apposti dall’ufficiale giudiziario sul ricorso il 3 aprile 2008.
§2.1. Il Collegio, tuttavia, rileva che il ricorrente principale ha depositato una copia
autentica della sentenza impugnata, dalla quale non risulta la data di deposito in
cancelleria, atteso che la relativa attestazione con il timbro di cancelleria figura lungo il
3
Est. C . Raffaele Frasca

R.g.n. 10212-08; 13989 (ud. 16.12.2013)

margine desto dell’ultima pagina della sentenza in modo del tutto incompleto, atteso che si
legge la stampigliature limitamento alle parole “depositato in canc” (e tra l’altro le lettere
della parola “cane” risultano tagliare nella parte inferiore), evidentemente perché la copia
venne eseguita male, a meno di ritenere una qualche altra incognita ragione.
In tale situazione non è dato sapere quando la sentenza venne pubblicata mediante il
deposito nella cancelleria.
D’altro canto, in chiusura del dispositivo, sempre sulla stessa pagina, prima delle

sottoscrizioni del Presidente e del Consigliere Estensore, si dice, in punto di deliberazione
della sentenza quanto segue: «Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio della
prima sezione civile in data 22.1.2007».
La data del 22 gennaio 2007 si situa a sua volta in un momento anteriore all’anno
solare ed ai quarantasei giorni con riferimento al 3 aprile 2008, data di esercizio del diritto
di impugnazione con il ricorso per cassazione.
Solo ove essa fosse risultata nel 16 febbraio 2007, necessariamente il termine lungo,
nonostante la mancanza di dimostrazione della pubblicazione, si sarebbe potuto ritenere
osservato.
§2.2. Nella descritta situazione si deve anche rilevare che la ricorrente incidentale
non ha a sua volta depositato copia autentica della sentenza impugnata, onde nemmeno
dall’esame delle allegazioni a detto ricorso è dato individuare la data di pubblicazione della
stessa. Lo si osserva senza che occorra domandarsi se ove invece tale eventualità si fosse
realizzata se ne sarebbe potuto giovare il ricorrente principale.
§2.3. La situazione di mancata dimostrazione della data di pubblicazione della
sentenza impugnata si risolve in mancata dimostrazione della tempestività della
proposizione del ricorso, che, pertanto, dev’essere dichiarato inammissibile alla stregua del
seguente principio di diritto: «qualora il ricorrente in cassazione depositi una copia
autentica della sentenza impugnata, dalla quale non si evinca la data di pubblicazione
della sentenza, ancorché indicata nel ricorso (perché la copia non riproduca
l’attestazione di deposito oppure, come nella specie, la riproduca in modo incompleto,
senza cioè che nella parte riprodotta la data risulti) e la notificazione del ricorso, dal
punto di vista del notificante, sia avvenuta in una data che non risulti tempestiva ai
fini del rispetto del termine, di cui all’art. 327, primo comma, c.p.c., nemmeno se
calcolata in relazione alla data di deliberazione della sentenza, figurante in chiusura
di essa, il ricorso dev’essere dichiarato inammissibile per difetto di dimostrazione

4
Est. (]ons. Raffaele Frasca

R.g.n. 10212-08; 13989 (ud. 16.12.2013)

della sue tempestività (e ciò ancorché se, calcolato con riferimento alla data in esso
indicata astrattamente la tempestività sussisterebbe)».
Siffatta conseguenza non può essere scongiurata dalla circostanza che la copia
autentica sia stata rilasciata dalla cancelleria del giudice della sentenza impugnata,
che, in ipotesi, rilasciandola, sia incorso in un errore di riproduzione per
incompletezza, atteso che l’onere di diligenza impone comunque al ricorrente in
cassazione, quando deve depositare il ricorso di controllare se la copia sia idonea ad

evidenziare la tempestività della sua impugnazione.
§3. Il ricorso incidentale, che necessariamente a questo punto, risulta tardivo e lo
sarebbe risultato anche se la data di pubblicazione fosse stata quella, che anch’esso allega,
del 19 febbraio 2007, atteso che il perfezionamento della notificazione dal punto di vista
della notificante si è avuto il 12 maggio 2008, dev’ essere dichiarato inefficace ai sensi
dell’art. 334, secondo comma, c.p.c., senza che occorra domandarsi se, non essendo rivolto
contro il ricorrente principale, avrebbe potuto proporsi come impugnazione tardiva.
§4. Il Collegio, peraltro, rileva che i due motivi del ricorso principale, ove lo si fosse
potuto esaminare, sarebbero stati entrambi inammissibili.
Una prima ragione di inammissibilità sarebbe derivata dall’assoluta astrattezza e
genericità dei due quesiti che li chiudono.
Una seconda ragione dall’assoluta genericità della loro illustrazione e dal fatto che
essa nemmeno si fa carico dell’ampia motivazione della sentenza impugnata, che si
diffonde dalla fine della pagina sette fino all’inizio della pagina undici.
Una terza ragione di inammissibilità discende dall’inosservanza dell’art. 366 n. 6
c.p.c., in quanto non viene fornita l’indicazione specifica della c.t.u. su cui di fonda il
primo motivo e delle altre risultanze su cui si fonda il secondo motivo.
Una quarta ragione discende dalla singolarità dell’articolazione dei due motivi, che
dichiaratamente intendono occuparsi solo della mancata motivazione su quella che viene
detta “domanda subordinata” proposta in appello dal ricorrente ai fini dell’applicazione
della presunzione di cui al secondo comma dell’art. 2054 c.c. e si disinteressano dell’ampia
motivazione con cui esaminando la ricostruzione del sinistro la Corte calabra ha
confermato la distribuzione delle responsabilità al 30% all’altro conducente ed al 70% al
ricorrente.
Invero, essendo passata in giudicato tale ripartizione riesce incomprensibile come il
ricorrente possa pretendere di discutere in questa sede la prospettazione del’esistenza del
paritario concorso di colpa.
5
Est. Con. Raffaele Frasca

fz.g.n. 10212-08; 13989 (ud. 16.12.2013)

§5. In ogni caso il ricorso incidentale sarebbe rimasto inefficace.
§6. Non è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di cassazione, non senza che si
de bba rilevare che il ricorso incidentale non era rivolto contro il ricorrente principale.
P. Q. M.

l’incidentale. Nulla per le spese del giudizio di cassazione.
Così deciso nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile il 16 dicembre
2013. \
Il Presidente

Il Cons. Est.

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