Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27198 del 06/10/2021

Cassazione civile sez. I, 06/10/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 06/10/2021), n.27198

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25434/2020 proposto da:

O.L., elettivamente domiciliato in Roma Via Carlo Mirabello 14

presso lo studio dell’avvocato Pacifico Valeria che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato Condello Rosa;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 152/2020 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 13/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 da DI MARZIO MAURO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. – O.L., nigeriano, ricorre per un mezzo, nei confronti del Ministero dell’Interno, contro la sentenza del 13 febbraio 2020 con cui la Corte d’appello di Reggio Calabria ha dichiarato inammissibile il suo appello avverso ordinanza di rigetto della domanda di protezione internazionale o umanitaria;

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, nessun rilievo potendosi riconoscere ad un atto di costituzione depositato per i fini della eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

3. – L’unico mezzo denuncia violazione dell’art. 342 c.p.c., sostenendo che la Corte d’appello avrebbe errato nel giudicare l’appello inammissibile perché generico.

RITENUTO CHE:

4. – Il ricorso è inammissibile.

Gli artt. 342 e 434 c.p.c., nel testo formulato dal D.L. n. 83 del 2012, conv. con modif. dalla L. n. 134 del 2012, vanno interpretati nel senso che l’impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra l’utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado, tenuto conto della permanente natura di revisio prioris instantiae del giudizio di appello, il quale mantiene la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata (Cass., Sez. Un., 16 novembre 2017, n. 27199).

In piena armonia con il principio che precede, la Corte d’appello ha osservato che l’appellante si era limitato “a denunciare apoditticamente l’erroneità del decisum, senza tuttavia enucleare le ragioni per cui questa corte dovrebbe diversamente statuire e sottraendosi anche alla confutazione della analitica motivazione con cui il primo giudice aveva vagliato l’attendibilità (escludendola) del narrato da parte dell’ O.”.

A fronte di ciò il ricorso per cassazione svolge considerazioni di ordine generale sul requisito di specificità dei motivi di appello, ma, nel limitarsi a rinviare al contenuto dell’atto di appello, omette totalmente di chiarire cosa avesse decisoiudice di primo grado e quale fosse o quali fossero la ratio o le rationes decidendi adottate dal primo giudice e quali argomenti l’appellante vi avesse contrapposto.

Orbene, se è pur vero che, a fronte della deduzione, come nel caso in esame, di un error in procedendo, la Corte di cassazione è giudice del fatto processuale ed ha dunque diretto accesso al fascicolo, è altrettanto vero che ciò non esonera il ricorrente dall’osservanza del principio di autosufficienza, principio che non è soddisfatto dal generico rinvio all’atto d’appello, la qual cosa devolve alla Corte di legittimità di ricercare all’interno di esso se un motivo sia stato articolato e di individuare quale sia il suo esatto contenuto (Cass. 18 giugno 2018, n. 15936).

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2021

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