Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2718 del 05/02/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. L Num. 2718 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA

sul ricorso 19521-2012 proposto da:
BARBUTO CARMINE C.F. BRBCMN64C05B619V, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA DELLA PANETTERIA 15, presso
lo

studio

dell’avvocato

ROSSANA

RINELLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato COSTANZO DI
PALMA, giusta delega in atti;
– ricorrente dófi t.WO

2017
4489

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F.
80078750587, in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Data pubblicazione: 05/02/2018

Avvocati

ANTONIETTA

CORETTI,

VINCENZO

TRIOLO,

EMANUELE DE ROSE, VINCENZO STUMPO, giusta delega in
atti;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7208/2011 della CORTE

1357/2009;
il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

/

D’APPELLO di BARI, depositata il 03/01/2012 R.G.N.

R.G.19521/2012

RILEVATO
1. che, con sentenza 7208/2011, la Corte d’appello di Bari ha confermato
la sentenza di primo grado che aveva dichiarato inammissibile il ricorso
proposto dall’attuale ricorrente per il riconoscimento del diritto
all’iscrizione negli elenchi agricoli del Comune di residenza per l’anno
2001 per intervenuta decadenza;

2. che la Corte territoriale ha rilevato che / proposto ricorso amministrativo

sono iniziati a decorrere i 120 giorni per la proposizione del ricorso
giurisdizionale,

abbondantemente decorsi al momento dell’inutile

comunicazione dell’INPS della decisione tardiva sul ricorso, con la
conseguenza che la proposizione del ricorso in data 30 maggio 2007 era
da considerare tardiva per violazione del termine di decadenza
sostanziale di cui al D.L. n. 7 del 1970, art. 22;

3. che per la cassazione della sentenza ricorre Barbuto Carmine con due
motivi;

4. che l’Inps ha resistito con controricorso;
5.

che il P.G. ha richiesto il rigetto del ricorso;
CONSIDERATO

6.

che la parte ricorrente, con due motivi di ricorso, deducendo violazione
di legge e vizio di motivazione, censura la sentenza dolendosi
dell’applicazione delle regole e dei principi giurisprudenziali in materia di
decorrenza del dies a quo

del termine decadenziale dell’azione di

accertamento del diritto alla reiscrizione negli elenchi dei lavoratori
agricoli, assumendo che in caso di decisione esplicita adottata dalla
Commissione provinciale il termine di decadenza, fissato dall’art. 22
citato, decorre dalla notifica del provvedimento formale di non inclusione
del soggetto interessato negli elenchi nominativi degli operai agricoli,
salvo che l’istituto previdenziale, che eccepisca la decadenza, provi che
l’interessato ne abbia acquisito conoscenza prima della comunicazione
formale;

7.

che ritiene il Collegio si debba rigettare il ricorso;

8.

che la giurisprudenza di questa Corte è da tempo consolidata (cfr Cass.
nn. 813 del 2007, 15785 del 2011, 29070 del 2011, 19361 del 2013,

1

avverso il provvedimento di cancellazione in data 10 settembre 2006,

20086 del 2013, 2898 del 2014, 26626 del 2014) nel ritenere che il
riferimento fatto dal d.l. n. 7 del 1970, art. 22, ai «provvedimenti
definitivi adottati in applicazione del presente decreto» debba essere
inteso come comprensivo sia dei provvedimenti degli organi preposti alla
gestione degli elenchi, che siano divenuti definitivi perché non fatti
oggetto dei previsti gravami amministrativi, sia dei provvedimenti che
abbiano acquisito la suddetta caratteristica di definitività in esito al
procedimento amministrativo contenzioso aperto su ricorso

9.

che in ordine alla tesi di parte ricorrente, secondo cui il termine di
decadenza doveva decorrere dalla comunicazione del provvedimento e
non già dalla scadenza del termine previsto dalla legge per l’esaurimento
del procedimento amministrativo, ritiene il Collegio di dare continuità
alla ormai consolidata giurisprudenza di questa Corte secondo cui, in
caso di avvenuta presentazione dei ricorsi amministrativi previsti dal
D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11 contro i provvedimenti di
mancata iscrizione (totale o parziale) negli elenchi nominativi dei
lavoratori agricoli, ovvero di cancellazione dagli elenchi medesimi, il
termine di centoventi giorni per l’esercizio dell’azione giudiziaria,
stabilito dal D.L. n. 7 del 1970, art. 22 decorre dalla definizione del
procedimento amministrativo contenzioso, definizione che coincide con
la data di notifica all’interessato del provvedimento conclusivo espresso,
se adottato nei termini previsti dall’art. 11 citato, ovvero con la scadenza
di questi stessi termini nel caso del loro inutile decorso, dovendosi
equiparare l’inerzia della competente autorità ad un provvedimento
tacito di rigetto, conosciuto ex lege dall’interessato al verificarsi della
descritta evenienza (cfr., ex aliis, Cass. n.2898 del 2014; Cass. n.29070
del 2011; Cass. n. 15785 del 2011; da ultimo, Cass. n. 813 del 2017 e
numerose successive conformi);

10. che la giurisprudenza di questa Corte ha affermato che, per le decisioni

espresse, vale la regola della notifica del provvedimento – salva la
possibilità, per chi eccepisca la decadenza, di provare che l’interessato
ne ha acquisito altrimenti conoscenza – mentre, per l’ipotesi di decisione
tacita di rigetto, vale solamente la regola del momento dell’acquisita
conoscenza, momento che va identificato nella scadenza dei termini

dell’interessato;

assegnati dalla disposizione in esame all’autorità competente per
provvedere sul ricorso, trattandosi di scadenza prevista direttamente
dalla legge e che deve, per tale ragione, ritenersi conosciuta o,
comunque, conoscibile dall’interessato;

11. che la suddetta scadenza segna la soglia oltre la quale la presentazione
di un ricorso amministrativo tardivo, pur restando rilevante ai fini della
procedibilità dell’azione giudiziaria, non può essere recuperata per lo
spostamento in avanti del dies a quo del ripetuto termine di decadenza;

ricorso, a sua volta inidonea a costituire una riapertura del termine
decadenziale (v., da ultimo, Cass. nn.993 del 2017 e 861 del 2017);

12. che risultando, nella fattispecie in esame, che il ricorso avverso il
provvedimento di cancellazione dagli elenchi anagrafici dei lavoratori
agricoli è stato proposto alla Commissione Provinciale per la
manodopera agricola il 10 settembre 2006, il silenzio-rigetto si è formato
allo scadere del previsto termine di novanta giorni per la decisione della
commissione provinciale (il 30 novembre 2006), a nulla rilevando la
tardiva comunicazione del provvedimento espresso di rigetto del ricorso;
inoltre, per non essere stato proposto ricorso alla Commissione centrale
nel termine di trenta giorni, si è formato così, ipso iure, il definitivo
provvedimento di rigetto (in data 30 dicembre 2006) contro il quale
proporre l’azione giudiziaria entro il 29 aprile 2007;

13. che,

pertanto, correttamente la Corte territoriale ha ritenuto

abbondantemente decorso il termine decadenziale alla data di
proposizione dell’azione giudiziaria (il 30 maggio 2007);

14. che il consolidarsi in epoca recente dell’orientamento qui accolto
consiglia la compensazione delle spese di causa.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; spese compensate.
Così deciso nella Adunanza camerale del 15 novembre 2017

così come irrilevante, agli stessi fini, resta la decisione tardiva sul

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA