Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27170 del 04/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27170 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: CIGNA MARIO

SENTENZA
sul ricorso 7526-2008 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

2013
2353

AUSL/2 PERUGIA in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA BOEZIO
16, presso lo studio dell’avvocato ONOFRI MAURO,
rappresentato e difeso dall’avvocato CASTELLINI ANDREA
giusta delega in calce;

Data pubblicazione: 04/12/2013

- controricorrente
avverso la sentenza n.

29/2007 della COMM.TRIB.REG. di

PERUGIA, depositata il 14/05/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 10/07/2013 dal Consigliere Dott. MARIO
CIGNA;

chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato IMPARATO
delega Avvocato FANTUSATI che si riporta;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PASQUALE FIMIANI che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udito per il ricorrente l’Avvocato PISANA che ha

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza 13-12-2004 la CTP di Perugia rigettava il ricorso presentato dalla ASL n. 2 di
Perugia avverso il silenzio-rifiuto dell’Amministrazione Finanziaria nei confronti di istanza di
rimborso IRPEG 2002, ritenuta versata in misura maggiore di quanto dovuto.
Con sentenza depositata il 14-5-2007 la CTR Umbria, in accoglimento dell’appello della ASL,
quindi al rimborso delle imposte versate in eccedenza per l’anno 2002; in particolare la CTR,
precisato che costituiva circostanza pacifica sia la diversità di fini istituzionali tra enti
ospedalieri ed aziende sanitarie locali sia il fatto che l’art. 6 dpr 601/73 non consentiva
interpretazione estensiva o analogica per inserire altri soggetti (oltre quelli espressamente
elencati) tra quelli che potevano beneficiare dell’agevolazione fiscale prevista dalla detta
disposizione, evidenziava che, ciò nonostante, la Asl comunque rientrava tra gli enti che
avevano diritto all’agevolazione, in quanto tra i compiti ad essa spettanti per legge vi era
quello dell’assistenza (medica, sociale e farmaceutica).
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidato ad
un motivo; resisteva la ASL con controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia, deducendo -ex art. 360, comma 1, n. 3 cpc- violazione
e falsa applicazione degli artt. 6 DPR 601/73, 87,88 e 108 dpr 917/86, rilevava che il cit art. 6
attribuiva l’agevolazione del dimezzamento dell’imposta (tra gli altri) ai soli enti ospedalieri, i
quali, sino alla riorganizzazione del servizio sanitario nazionale, svolgevano esclusivamente
attività sanitaria assistenziale; la riforma sanitaria del 1992 aveva determinato la nascita di

dichiarava che quest’ultima aveva diritto all’agevolazione prevista dall’art 6 DPR 601/73 e

due distinte strutture sanitarie del tutto autonome e con modalità gestionali differenti, le ASL
e le Aziende ospedaliere; agli enti ospedalieri doveva ritenersi essere succedute le sole
Aziende ospedaliere e non le AA.SS.LL., il cui fine generale era sì quello della salute pubblica
ma perseguito non esclusivamente attraverso attività previdenziale, assistenziale e sanitarie
ma anche attraverso una serie ulteriore di attività di natura prettamente imprenditoriale,
esercitate attraverso strumenti privatistici; la esclusiva riferibilità dell’alt 6 agli enti
ospedalieri (e non alle AA.SS.LL.) era, inoltre, evidenziato dal trattamento fiscale
espressamente previsto per le AA.SS.LL.: (soggezione ad IRPEG: art 87, comma 1, lett. c) TUIR;
esenzione da imposta per il reddito prodotto nello svolgimento della propria atti

19\.

istituzionale: art 88, comma 2, lett. b) TUIR; imponibilità degli ulteriori redditi di cui all’art
108 TUIR.
Il motivo è fondato.
Appare opportuno preliminarmente ricostruire il quadro legislativo in argomento.
Gli enti ospedalieri furono costituiti con la legge 12 febbraio 1968 n. 132, il cui art 2
ricovero ed alla cura degli infermi (primo comma) e che gli stessi “possono inoltre istituire,
anche fuori della sede dell’ospedale, ambulatori, dispensari, consultori, centri per la cura e la
prevenzione di malattie sociali e del lavoro, centri per il recupero funzionale, e compiere
ricerche ed indagini scientifiche e medico sociali in ordine al conseguimento degli scopi
istituzionali” (quarto comma).
La legge 23 dicembre 1978 n. 333, istitutiva del servizio sanitario nazionale, introdusse le
unità sanitarie locali (definite, all’articolo 10, come “il complesso dei presidi, degli uffici e dei
servizi dei comuni, singoli o associati, e delle comunità montane, i quali, in un ambito
territoriale determinato, assolvono ai compiti del servizio sanitario nazionale”). L’art. 14 della
legge attribuì alle unità sanitarie locali, oltre all’assistenza ospedaliera, una vasta serie di altri
compiti.
Infine il decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 (e successive modificazioni) ha stabilito
che: “in funzione del perseguimento dei loro fini istituzionali, le unità sanitarie locali si
costituiscono in aziende con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale”
(articolo 3, comma 1 bis); “per specifiche esigenze assistenziali, di ricerca scientifica, nonché
di didattica del servizio sanitario nazionale, nel rispetto dei criteri e delle modalità di cui ai
commi 1 bis e seguenti, possono essere costituiti o confermati in azienda, disciplinate dall’art.
3, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico” (art. 4, comma 1); “gli
ospedali che non siano costituiti in azienda ospedaliera conservano la natura di presìdi
dell’unità sanitaria locale” (art 4, comma 9).
Come già evidenziato da questa Corte con sentenze 20249 e 20250/2013, dall’esposto quadro
normativo discende, in primo luogo, che deve negarsi l’equiparazione tra “enti ospedalieri” e
“aziende sanitarie locali”, nel senso che queste ultime, per finalità e compiti, costituirebbero,
in sostanza, con diverso nome, la continuazione dei primi.
Come si è detto, infatti, da un lato, alle A.S.L. sono state assegnate, oltre all’assistenza
ospedaliera, attività e funzioni nuove diverse, e, dall’altro, i “vecchi” enti osp

i

prevedeva che “sono enti ospedalieri gli enti pubblici che istituzionalmente provvedono al

ESENTE

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N. 12,1
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mantengono una loro autonomia, o in quanto costituiti in “aziende ospedaliere” o quali presìdi
ospedalieri nell’ambito delle ASL.
L’art. 6, comma 1, del d.p.r. n. 601 del 1973, del resto, nell’elencare i soggetti a favore dei
quali l’Irpeg è ridotta alla metà, ha mantenuto, alla lettera a), la originaria dizione “enti
ospedalieri”, e ciò pur dopo la sua sostituzione operata con il decreto-legge n. 331 del 1993
(convertito in legge 427 del 1993), in epoca successiva, quindi, alla riforma sanitaria del 1992.
inserita tra quelle di “carattere soggettivo”, non è applicabile alle aziende sanitarie locali,
neanche in via di interpretazione estensiva (v. su cit. sent Cass. 20249 e 20250/2013) e
neanche (come, in particolare sostenuto dalla CTR nella impugnata sentenza) in quanto dette
aziende hanno, tra i compiti istituzionali, quello dell’assistenza (medica, sociale e
farmaceutica).
A tale ultimo proposito va, invero, evidenziato che, come sopra chiarito, le aziende sanitarie
locali svolgono altri compiti oltre quello dell’assistenza sicchè le stesse non possono essere
annoverate tra gli enti di assistenza (di cui all’art. 6 dpr 601/73), e che alle stesse è, invece,
applicabile uno specifico trattamento fiscale (ara. 87, 88 e 108 TUIR).
Alla stregua di quanto sopra, pertanto, va accolto il ricorso e cassata l’impugnata sentenza;
decidendo nel merito ex art 384 cpc, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, va
rigettato il ricorso introduttivo proposto dalla ASL.
In considerazione della peculiarità della questione esaminata, si ritiene sussistano giusti
motivi per dichiarare compensate tra le parti le spese di lite relative al presente giudizio di
cassazione.
P. Q. M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il
ricorso introduttivo proposto dalla ASL; dichiara compensate tra le parti le spese di lite
relative al presente giudizio di cassazione.

Ne deriva, in conclusione, che l’agevolazione in esame, tanto più in quanto espressamente

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