Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27167 del 04/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27167 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: CIGNA MARIO

SENTENZA
sul ricorso 2238-2007 proposto da:
CHIARELLO PIERO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
CRESCENZIO 91, presso lo studio dell’avvocato LUCISANO
CLAUDIO, che lo rappresenta e difende giusta delega in
calce;
– ricorrente 2013
2254

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 04/12/2013

e

avverso la sentenza n. 47/2005 della COMM.TRIB.REG. di
TORINO, depositata il 23/11/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 27/06/2013 dal Consigliere Dott. MARIO
CIGNA;

Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso diretto alla CTP di Torino Chiarello Piero impugnava cartella esattoriale scaturente da
avvisi di accertamento riguardanti gli anni di imposta dal 1991 al 1996, deducendo vizi dell’iscrizione
a ruolo e della cartella, e dolendosi, per tutte le annualità (ad eccezione del 1991), dell’assenza del
presupposto per la formazione del ruolo a titolo provvisorio in quanto, con sentenze della CTP di
Torino, erano stati annullati gli avvisi di accertamento in questione (relativi agli anni dal 1992 al
1996).
Con sentenza n. 55 depositata il 6-6-2002 l’adita CTP dichiarava cessata la materia del contendere per
le imposte richieste dal 1992 al 1996 in quanto l’Agenzia aveva provveduto allo sgravio, e rigettava il
ricorso per il 1991, in quanto, relativamente all’avviso di accertamento per il detto anno (concernente
IRPEF, ILOR, accessori e sanzioni), era intervenuta sentenza di secondo grado sfavorevole al
ricorrente, che non risultava impugnata in Cassazione (in particolare, in relazione a tale avviso, erano
intervenute sentenza CTP 40/32/99 e sentenza CTR Piemonte, depositata il 19 luglio 2001, non
impugnata in Cassazione).
Con appello 22-7-2003 il contribuente impugnava detta sentenza n. 55 del 6-6-2002 nella parte in cui
rigettava il ricorso per il 1991, e chiedeva di dichiarare l’estinzione del giudizio ex art. 46 d.lgs 546/92
per cessazione della materia del contendere, in quanto esso contribuente aveva aderito alla definizione
dei carichi pregressi ex art. 12 L 29-12-2002 n. 289, versando la somma di euro 399,74, pari al 25%
della somma di euro 1.598,95 iscritta a ruolo per l’annualità 1991.
In data 28-1-2004 il contribuente aderiva al condono ex art. 16 L. 289/2002 relativamente all’avviso di
accertamento 1991.
Con sentenza depositata il 23-11-2005 la CTR Piemonte dichiarava inammissibile il detto appello e
condannava il contribuente al pagamento delle di spese di lite relative al secondo grado, liquidate in
euro 600,00; in particolare la CTR rilevava che il contribuente per l’anno 1991 aveva chiesto
contemporaneamente due cose contrastanti l’una con l’altra: il condono ai sensi della L 289/2002 e
l’estinzione del giudizio ex art. 46 d.lgs 546/92; dal che l’inammissibilità del gravame.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione il contribuente affidato a quattro motivi;
resisteva l’Agenzia con controricorso,
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo il ricorrente, deducendo -ex art.62 d.lgs 546/1992 e 360 n. 3 cpc- violazione e
falsa applicazione dell’art. 53, comma 1, periodo 1, D. lgs 546/92, rilevava che, ai sensi di tale ultima
disposizione, l’inammissibilità dell’appello era prevista soltanto in caso di mancata indicazione dei
motivi specifici di gravame, chiaramente esposti invece nel caso in esame; di conseguenza il gravam a

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tutto concedere, doveva essere rigettato perché infondato o dichiarato improponibile per carenza di
interesse.
Con il secondo motivo il ricorrente, deducendo -ex art. 62 d.lgs 546/1992 e 360 n. 3 cpc- violazione e
mancata applicazione degli artt. 100 cpc, 14, comma 1, lett. b) e 15, comma 1, dpr 602/1973, 339 cpc,
12 L 289/2002,46 d.lgs 546/92, evidenziava che, anche a voler ritenere che la CTR avesse inteso -per
lapsus calami- dichiarare improponibile l’appello, esso contribuente aveva interesse alla proposizione
del gravame; e ciò sia per evitare il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado sia per avere
un’attestazione di regolarità della definizione del carico pregresso.
Con il terzo motivo, deducendo -ex art. 62 d.lgs 546/1992 e 360 n. 3 e 5 cpc- violazione e mancata
applicazione degli artt. 14, comma 2, d.lgs 546/92, 102, comma 2, cpc, 59, comma 1 lett. b) d.lgs
546/92 e 354 cpc, nonché omessa ed insufficiente motivazione su punto decisivo della controversia,
evidenziava che, in subordine, esso ricorrente aveva interesse alla proposizione del gravame anche al
fine di non sopportare le spese di secondo grado, in quanto, pur a fronte di motivo di ricorso
concernente esclusivamente il concessionario della riscossione (tardività notifica cartella ad opera del
concessionario), né il primo Giudice né la CTR avevano disposto l’integrazione del contradditorio.
Siffatti motivi, da esaminarsi congiuntamente in quanto tra loro connessi, sono infondati.
L’unica ratio decidendi dell’impugnata sentenza è costituita dall’avere l’appellante rappresentato due
motivi in contrasto l’uno con l’altro, e, di conseguenza, implicitamente, a causa dell’elisione di siffatti
contrastanti motivi, dall’avere l’appellante medesimo proposto un gravame privo di specifici motivi di
doglianza.
Siffatta ratio non è stata in alcun modo contrastata dai su esposti motivi di ricorso, che, censurando la
gravata sentenza per avere dichiarato inammissibile l’appello pur non sussistendo il presupposto della
mancata indicazione dei motivi specifici di gravame (primo motivo) o per non avere rilevato che il
ricorrente aveva interesse alla proposizione del gravame (secondo e terzo motivo), non hanno
considerato che la CTR aveva dichiarato inammissibile l’appello proprio per la mancata indicazione dei
motivi specifici di gravame e non hanno in nessun modo contestato la sussistenza in concreto del su
menzionato contrasto, non censurando pertanto la predetta unica ratio decidendi
Con il quarto motivo il contribuente, deducendo -ex art. -ex art. 62 d.lgs 546/1992 e 360 n. 3 e 5 cpcviolazione e mancata applicazione degli artt. 91, comma 1, e 112 cpc e della tabella A, parte terza nn.
11,13,14 e 18 e B, parte prima, DM 585/1994, nonché insufficiente motivazione su punto decisivo
della controversia, rilevava che la CTR, nella condanna alle spese di giudizio per euro 600,00, si era
attenuta alla nota spese dell’Agenzia (nella quale era indicato un importo totale complessivo di euro
600,12), senza motivare l’applicazione al massimo delle tariffe e riconoscendo una voce (re
delle difese per euro 325,37) che non era stata svolta, con conseguente extrapetizione.

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N. 131

– N. 5

MATERIA i ,ILUUTARIA
Siffatto motivo è inammissibile.
Invero, per ciò che concerne il prospettato vizio motivazionale, va rilevato che, per costante principio
di questa Corte, la determinazione degli onorari costituisce esercizio di un potere discrezionale del
giudice che, se contenuto tra il minimo ed il massimo della tariffa (come nel caso di specie, ove non è
stato neanche dedotto il superamento del massimo), non richiede specifica motivazione e non può
formare oggetto di sindacato in sede di legittimità.

“redazione delle difese”, non chiarisce e non precisa il motivo per il quale la voce non sarebbe dovuta,
e non pone quindi la Corte nella condizionare di statuire sul punto.
In conclusione, pertanto, il ricorso va rigettato.
In considerazione della peculiarità della questione trattata, si ritiene sussistano giusti motivi per
dichiarare compensate tra le parti le spese di lite relative al presente giudizio di legittimità.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso; dichiara compensate tra le parti le spese di lite relative al presente giudizio
di legittimità.
eciso in Roma in data 27-6-2013 nella Camera di Consiglio della quinta sez. civile.
Il Presidente
dott. Aurel’ Cappabianca

Il motivo è, inoltre, generico e non autosufficiente, in quanto, denunziando la non spettanza della voce

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