Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27163 del 23/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 23/10/2019, (ud. 10/07/2019, dep. 23/10/2019), n.27163

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10277-2018 proposto da:

F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

PASQUALE F.;

– ricorrente –

Contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 8484/16/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 13/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/07/2010 dal Consigliere Relatore LORENZO DELLI

PRISCOLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso del contribuente contro l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro relativamente ad una sentenza del tribunale di Napoli di condanna in tema di liquidazione dei diritti ed onorari per prestazioni professionali legali svolte dal contribuente;

che la Commissione Tributaria Provinciale riteneva che l’Ufficio avesse correttamente provveduto ad applicare l’imposta due volte, sia per la pronuncia di condanna che per l’accertamento del rapporto sottostante la richiesta di condanna;

che la Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello del contribuente affermando che “in atti è emerso che l’appellante aveva usufruito due volte del servizio giustizia civile contro P.A. da parte del Tribunale di Napoli: a) ordinanza del tribunale di Napoli VIII sez. civile di accertamento dei compensi professionali; b) ordinanza del tribunale di Napoli VI sez. civile per la liquidazione di tali compensi. Alla luce di quanto sopra ne consegue che l’appello è manifestamente infondato in fatto e in diritto e pertanto deve essere rigettato”;

che il contribuente proponeva ricorso affidato a due motivi mentre l’Agenzia delle entrate non si costituiva; con sentenza della Cassazione n. 10627 del 16 aprile 2019, ritenuta la necessità di acquisire il fascicolo di merito, il procedimento veniva rinviato a nuovo ruolo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato:

che, con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, il contribuente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112,115 e 167 c.p.c. nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, per avere la CTR rigettato l’appello e confermato l’imposizione rilevando l’esistenza di una doppia fruizione del servizio giustizia quale giustificazione della doppia tassazione operata dall’Agenzia delle entrate, inesistente, non dedotta dalle parti nè rilevabile dagli atti di causa o dal provvedimento impugnato;

che, con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, il contribuente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. per aver la CTR statuito su domande e deduzioni mai formulate, per non esistere in atti documenti che indichino come tassato, nemmeno a livello di richiamo, altro provvedimento del tribunale di Napoli, per evidente anomalia motivazionale che si tramuta in inesistenza della motivazione e quindi in nullità della sentenza impugnata;

ritenuto che i motivi di ricorso, che per la loro stretta connessione possono essere valutati congiuntamente, sono fondati;

rilevato che a seguito dell’acquisizione del fascicolo di merito, è stato possibile individuare entrambe le ordinanze cui fa riferimento la sentenza impugnata della Commissione Tributaria Regionale, ossia sia quella n. 1115 del 2012 del Tribunale di Napoli, sesta sezione civile, del 20 giugno 2012, che liquida 2.202 Euro per la prestazione professionale compiuta nei confronti di P.A. nel procedimento n. 16350/05 della sezione lavoro del Tribunale di Napoli sia quella del Tribunale di Napoli, ottava sezione civile, del 27 ottobre 2010, che liquida 3.418 Euro per la prestazione professionale compiuta sempre nei confronti di P.A. e relativa alla sentenza del Tribunale di Napoli del 9 luglio 2009;

rilevato che dall’esame delle due ordinanze non si evince se le stesse, pur intercorrenti tra le stesse parti (l’odierno ricorrente e P.A.) si riferiscano alla stessa prestazione professionale svolta dal F., mentre l’avviso di liquidazione oggetto di impugnazione si riferisce esclusivamente a quella n. 1115 del 2012 del Tribunale di Napoli, sesta sezione civile, del 20 giugno 2012;

rilevato inoltre che entrambe le ordinanze del Tribunale di Napoli presenti agli atti cui si riferisce la CTR sono di liquidazione di compensi professionali e non – come affermato dalla CTR – una di accertamento di compensi e una di liquidazione degli stessi;

considerato dunque che è possibile che le due ordinanze si riferiscano a due distinte prestazioni professionali mentre sia

l’avviso di liquidazione che la CTP che la CTR hanno voluto ricondurre l’imposta di registro da pagare ad un’unica prestazione professionale;

considerato che – in ogni caso – l’imposta di registro è un’imposta d’atto e va pagata per ciascun provvedimento giudiziario di cui si usufruisce (secondo questa Corte, infatti, in tema di imposta di registro, in caso di pluralità di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, ciascuno di essi è soggetto autonomamente ad imposizione, senza che possa attribuirsi rilevanza alla circostanza che si riferiscano al medesimo oggetto ed alle stesse parti, in quanto il tributo non è volto a colpire il trasferimento di ricchezza, ma inerisce direttamente all’atto, preso in considerazione in funzione degli effetti giuridici ed economici che è destinato a produrre Cass. 18 aprile 2018, n. 9501), ma al contempo va evitato che il contribuente possa essere esposto al rischio di poter essere chiamato a pagare nuovamente l’imposta di registro per l’ordinanza del Tribunale di Napoli, ottava sezione civile, del 27 ottobre 2010, dato che di questo provvedimento – pur presente agli atti – non si fa menzione nell’avviso di liquidazione, trova un non sicuro riferimento nella sentenza della CTP (la quale rigetta il ricorso del contribuente affermando laconicamente che “nel caso di specie l’Ufficio ha correttamente provveduto ad applicare tale imposta due volte sia per la pronuncia di condanna che per l’accertamento del rapporto sottostante la richiesta di condanna”) e viene per la prima volta citato in maniera esplicita solo dalla CTR;

ritenuto dunque che, a seguito dell’acquisizione del fascicolo di merito, è emerso che la CTR – di fronte all’obiezione del contribuente secondo la quale la lite era stata originariamente da lui impostata come contestazione della debenza da parte sua della complessiva somma pretesa dall’Agenzia nell’avviso di liquidazione in quanto tale somma sarebbe stata il frutto di una illegittima e incomprensibile duplicazione – ha motivato affermando che tale avviso in realtà si riferisse a due diverse ordinanze del tribunale di Napoli, di cui una (l’ordinanza del tribunale di Napoli VIII sez. civile di accertamento dei compensi professionali) però non risulta sia mai stato oggetto di discussione fra le parti, nè è citata dall’avviso di liquidazione o dalla CTP, cosicchè la CTR è incorsa nella violazione del principio, espressione dell’art. 112 c.p.c. (necessaria corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato) secondo cui il potere-dovere del giudice di inquadrare nella esatta disciplina giuridica i fatti e gli atti che formano oggetto della contestazione incontra il limite del rispetto del “petitum” e della “causa petendi”, sostanziandosi nel divieto di introduzione di nuovi elementi di fatto nel tema controverso (Cass. 21 marzo 2019, n. 8048; 11 aprile 2018, n. 9002) quale è la citata ordinanza, presente sì agli atti ma non comprendendosi a quale titolo, non essendo – come detto – stata oggetto di discussione fra le parti e non essendo citata – come detto – nè dall’avviso di liquidazione nè dalla CTP;

ritenuto dunque che il ricorso del contribuente va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio, affinchè calcoli l’imposta di registro solo sul provvedimento giudiziario in merito al quale l’Ufficio, nell’avviso di liquidazione, chiede il pagamento della relativa imposta (ossia l’ordinanza n. 11115 del 2012 del Tribunale di Napoli, sesta sezione civile, del 20 giugno 2012), salva naturalmente l’eventuale possibilità per l’Ufficio di emettere un nuovo avviso di liquidazione per l’altra ordinanza del Tribunale di Napoli citata dalla CTR.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 ottobre 2019

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