Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27163 del 04/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27163 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: GRECO ANTONIO

Condono
definizione
pendenti

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE,

in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato,
presso la quale è dcmiciliata in Roma in via dei Portoghesi n.
12;

1659

ricorrente

contro

FUSCO CATAXMUKO,
– intimato –

avverso la sentenza della Carmissione tributaria regionale
del Piemonte n. 68/4/05 depositata 1 1 11 maggio 2006;
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 9 maggio 2013 dal Relatore Cons. Antonio Greco;
uditi l’avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per la
ricoLielate;
udito

il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Giulio Romano, che ha concluso per l’accoglimento
del ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Data pubblicazione: 04/12/2013

lit:

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione,
sulla base di un motivo, nei confronti della sentenza della
Commissione tributaria regionale del Piemonte che, nel giudizio
introdotto da Calogero Fusco con l’impugnazione della cartella
esattoriale recante le somme dovute a seguito dell’avviso di
accertamento del reddito di partecipazione, ai fini dell’IRPEF
per l’anno 1996, nella snc Valenza Oro di Agate Maria Katia & C.,
notificato e non impugnato, accogliendo l’appello del
della lite ai sensi dell’art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n.
289, atteso che l’ampiezza dell’espressione “ogni altro atto di
imposizione” comporta la condonabilità di qualsiasi lite che
abbia ad oggetto la liquidazione del tributo impugnabile davanti
alle commissioni tributarie. La cartella impugnata è essa stessa
“atto impositivo delle sanzioni”, e come tale rientrante nella
previsione della definizione agevolata.
Il contribuente non ha svolto attività nella presente sede.
MOTIVI DEIIALDECISIONE

Con l’unico motivo, denunciando violazione e falsa
applicazione dell’art. 16 della legge n. 289 del 2002,
l’amministrazione ricorrente censura la decisione assumendo che
la cartella di pagamento emessa a seguito di accertamento
definitivo non costituirebbe atto impositivo condonabile in base
alla disposizione in rubrica.
Il ricorso è fondato, in quantoosecondo l’orientamento di
questa Corte, “con riguardo alla definizione agevolata prevista
dall’art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, non può
ritenersi lite fiscale pendente la controversia introdotta con
l’impugnazione di una ingiunzione fiscale (emessa, nella specie,
a seguito di un avviso di accertamento dell’M non impugnato),
la quale, al pari della cartella di pagamento, quando faccia
seguito ad un avviso di accertamento, si esaurisce in
un’intimazione al versamento della somma dovuta in base
all’avviso, non integrante un nuovo ed autonomo atto impositivo,
ma un atto meramente liquidatorio di una pretesa fiscale ormai
definitiva” (Cass. n. 19204 e n. 6205 del 2006).
Il ricorso va pertanto accolto, la sentenza impugnata va
cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto,

2

contribuente, ha dichiarato “valida e fondata” la definizione

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MAItRii T
la causa può essere decisa nel merito con il rigetto del ri corso -1KIIIUTARLA
4

introduttivo del contribuente.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si
liquidano come in dispositivo, mentre possono essere compensate
tra le parti le spese per i gradi di merito.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata
e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del
contribuente.
Condanna Calogero Fusco al pagamento delle spese del
presente giudizio, liquidate in euro 1.100 oltre alle spese
prenotate a debito.
Dichiara compensate fra le parti le spese per i gradi di
merito.
Così deciso in Roma il 9 maggio 2013.

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