Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2716 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 28/01/2022, (ud. 24/11/2021, dep. 28/01/2022), n.2716

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5836-2020 proposto da:

M.M.Y.Y., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GONZO MONICA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Milano, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 4385/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 05/11/2019 R.G.N. 1003/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2021 dal Consigliere Dott. CINQUE GUGLIELMO;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO RITA ha depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con la sentenza n. 4385/2019 la Corte di appello di Milano ha dichiarato inammissibile il gravame proposto da M.M.Y.Y., cittadino egiziano, avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale della stessa sede con la quale, nel confermare il provvedimento del Questore che aveva negato il riconoscimento della protezione umanitaria, aveva accertato che i motivi addotti dal richiedente non erano riconducibili a quelli previsti dalla legge.

2. I giudici di seconde cure, premessa la giurisdizione del giudice ordinario, hanno ritenuto che era ostativo alla valutazione dell’originaria richiesta di protezione umanitaria la circostanza della impossibilità del g.o. di pronunciarsi su un provvedimento amministrativo non impugnabile perché non rispettoso della procedura amministrativa prevista, in quanto, in caso positivo, si sarebbe realizzata una illegittima disapplicazione della legge consentendo “per saltum” di adire direttamente il giudice, rendendo così inutile l’iter amministrativo che deve precedere quello giudiziario.

3. Avverso tale decisione l’originario richiedente ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi.

4. Il Ministero dell’Interno si è costituito ai soli fini della partecipazione alla pubblica udienza.

5. Il Procuratore generale ha rassegnato conclusioni scritte concludendo per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente deduce l’omesso esame di un fatto storico decisivo risultante dagli atti di causa ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto la Corte di appello non aveva in alcun modo esaminato i contenuti e l’oggetto dell’istanza presentata alla Questura di Milano in data 5.4.2018.

3. Con il secondo motivo si censura l’erronea qualificazione giuridica della situazione di fatto nonché la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 11, comma 1, lett. c-ter, seconda parte, D.P.R. n. 394 del 1999 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di appello aveva erroneamente qualificato l’istanza presentata dal ricorrente alla Questura di Milano come “domanda di protezione o di asilo” D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 3, anziché come istanza presentata ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1, lett. c-ter, seconda parte.

4. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1, lett. c-ter, seconda parte, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sotto altro profilo in quanto la Corte di appello aveva erroneamente ritenuto il provvedimento del Questore “non impugnabile perché non rispettoso della procedura prevista”.

5. Con il quarto motivo si eccepisce la nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per violazione dell’art. 112 c.p.c., poiché la Corte di appello non si era pronunciata in alcun modo sulla possibilità per il cittadino straniero, nel regime normativo vigente all’epoca della richiesta, di presentare direttamente al Questore competente per territorio una istanza volta ad ottenere il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari al di fuori della procedura prevista dal D.Lgs. n. 25 del 2008 per il riconoscimento della protezione internazionale.

6. Con il quinto motivo si obietta la nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in quanto mancava totalmente l’indicazione delle ragioni che aveva indotto la Corte di appello a ritenere sussistente nel provvedimento del Questore una implicita statuizione di rigetto.

7. Con il sesto motivo si denunzia la nullità della sentenza, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto la Corte di appello non si era in alcun modo pronunciata sul secondo motivo di appello.

8. Con il settimo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2 Cost. e dell’art. 3 della CEDU, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., poiché la Corte di appello aveva ritenuto di non potere accertare la sussistenza (o l’insussistenza) del diritto soggettivo al riconoscimento del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a causa della ritenuta erroneità dell’iter amministrativo seguito.

9. Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto presentando la impugnata sentenza di secondo grado, come sarà illustrato in seguito, due fondamentali criticità.

10. I motivi, perché interferenti tra loro, possono essere scrutinati congiuntamente.

11. E’ opportuno evidenziare, in via preliminare, che il richiedente aveva inoltrato la propria domanda per ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, alla Questura di Milano in data 5.4.2018 (quindi prima dell’entrata in vigore del D. n. 113 del 2018, avvenuta il 5.10.2018), ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e del D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1, lett. c-ter, parte seconda.

12. In punto di diritto va rilevato che il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene sempre rilasciato dal Questore territorialmente competente.

13. Il rilascio, secondo la normativa vigente all’epoca della richiesta, poteva avvenire in due ipotesi: a) nell’ambito della procedura di riconoscimento della protezione internazionale, a seguito di “trasmissione” degli atti da parte della Commissione Territoriale competente ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3; b) direttamente da parte del Questore, a seguito di una sua stessa valutazione (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1 lett. c-ter)) ovvero in alcuni casi di inespellibilità del cittadino straniero (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1 e comma 1.1, D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1, lett. c-ter) e D.P.R. n. 394 del 1999, art. 28, comma 1, lett. d)).

14. Nella fattispecie il Questore ha respinto l’istanza del richiedente presentata direttamente a lui, precisando che “le tematiche rappresentate non potevano essere tenute in considerazione da questo Ufficio”.

15. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda, reputando che il rigetto da parte del Questore fosse in realtà basato sull’assenza di competenza ad esaminare la domanda “in quanto la istanza doveva essere presentata alla Commissione Territoriale per il diritto di asilo tramite la Questura competente”.

16. I giudici di secondo grado, come sopra detto, dichiarando inammissibile l’appello, hanno ritenuto corretto l’assunto del Tribunale ribadendo che il mancato rispetto della procedura amministrativa rendeva il conseguente atto non impugnabile.

17. Orbene, è agevole rilevare, in primo luogo, la non correttezza delle conclusioni della Corte di appello perché, come sottolineato, il permesso di soggiorno per motivi umanitari avrebbe potuto essere chiesto anche direttamente al Questore e, quindi, non era indispensabile un pregresso iter amministrativo innanzi alla Commissione territoriale: ciò perché le disposizioni di legge, sopra richiamate, consentivano questa possibilità.

18. Non e’, poi, condivisibile la argomentazione sulle ragioni secondo cui un provvedimento amministrativo in materia de qua non sarebbe impugnabile perché la istanza del richiedente non era stata rispettosa della procedura amministrativa prevista.

19. Il Questore, invero, si era pronunciato sulle ragioni per le quali non aveva ritenuto di prendere in considerazione la richiesta di talché – avendo il diritto alla protezione umanitaria consistenza di diritto soggettivo, da annoverare tra i diritti fondamentali, come tali dotati di un grado di tutela assoluta e non degradabili ad interessi legittimi per effetto di valutazioni discrezionali affidate al potere amministrativo, al quale è rimesso solo l’accertamento dei presupposti di fatto che legittimano la protezione, nell’esercizio di una mera discrezionalità tecnica (Cass. n. 30658/2018) l’autorità giudiziaria adita, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, avrebbe dovuto comunque pronunciarsi senza limitarsi al mero annullamento del diniego amministrativo (Cass. n. 29459/2019, Cass. n. 2441/2019, Cass. n. 32778/2018, Cass. n. 30758/2018), ma valutando il merito della vicenda parametrata in relazione alle argomentazioni del provvedimento di diniego e alle doglianze allo stesso mosse.

20. Nel caso in esame, quindi, non vi è stata omissione della fase amministrativa, ma vi è stato un esplicito rigetto della richiesta, emesso da una Autorità astrattamente idonea a pronunciarsi, che andava valutato in sede giurisdizionale con riguardo alla motivazione del rifiuto.

21. In conclusione, pertanto, potendo nel caso de quo la richiesta di permesso di soggiorno per motivi umanitari essere presentata direttamente al Questore, il diniego di quest’ultimo ben era impugnabile dinanzi al giudice ordinario con conseguente obbligo di questi di pronunciarsi sul merito della istanza di riconoscimento della protezione umanitaria, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, vertendosi appunto in materia di riconoscimento di un diritto soggettivo.

22. Le censure devono essere, pertanto, accolte con cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame della vicenda, attenendosi ai principi sopra esposti, e provvederà, altresì, sulle determinazioni delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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