Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27149 del 28/12/2016


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Cassazione civile, sez. trib., 28/12/2016, (ud. 27/10/2016, dep.28/12/2016),  n. 27149

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 11098/2011 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, entrambi

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMPAGNIA TRASPORTI LAZIALI S.p.A.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio,

n. 25/28/2010, depositata il 09/03/2010.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27

ottobre 2016 dal Relatore Cons. Emilio Iannello;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.ssa

ZENO Immacolata, la quale ha concluso per l’accoglimento, per quanto

di ragione, del secondo e del terzo motivo.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, sulla base di tre motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio indicata in epigrafe, con la quale, in accoglimento dell’appello proposto dalla contribuente, è stato riconosciuto alla Compagnia Trasporti Laziale S.p.A., esercente attività di trasporto pubblico di linea in ambito urbano ed extra urbano, il diritto al rimborso delle somme versate a titolo di IRAP per l’anno 1999, in ragione della ritenuta erronea inclusione nell’imponibile dei contributi ricevuti dalla Regione Lazio, finalizzati al ripiano di perdite, ai sensi della L. 10 aprile 1981, n. 151.

2. L’intimata non ha svolto difese nella presente sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Con il primo motivo la ricorrente deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, n. 2 e comma 3, lamentando l’omessa indicazione, nella sentenza: delle ragioni poste a fondamento della domanda di rimborso; delle censure formulate dal contribuente davanti al giudice di primo grado, nonchè delle difese dell’ufficio; della motivazione della sentenza di primo grado; del contenuto del ricorso in appello e comunque di indicazioni utili a comprendere sia il thema decidendum, sia gli elementi di fatto e di diritto posti a fondamento della decisione.

4. Con il secondo motivo la ricorrente formula analoga censura di error in procedendo lamentando la “strutturale lacunosità” della motivazione in quanto risolventesi nella affermazione che “allegato al ricorso principale è presente dichiarazione della Regione Lazio che dichiara che il contributo concesso è riferito al solo costo del personale” e che “… nell’appello sono presenti molteplici decisioni di altre commissioni tributarie che hanno sentenziato la intassabilità dei contributi ai sensi del D.Lgs. n. 443 del 1997, art. 11, comma 3, ed ai sensi del D.Lgs. n. 443 del 1997, art. 11-bis”, in assenza di alcuna specificazione circa: le ragioni della rilevanza, ai fini del decidere, del menzionato documento della Regione Lazio; le argomentazioni utilizzate dagli altri richiamati precedenti giurisprudenziali; i motivi della condivisione dell’orientamento da questi espresso.

5. Con il terzo motivo la ricorrente deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 11, comma 3 e art. 11-bis; L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 5, comma 3; L. 10 aprile 1981, n. 151, 6, comma 1; L.R. Lazio 16 luglio 1998, n. 30, art. 30, commi 1 e 2; per avere la C.T.R. ritenuto che i contributi erogati non siano soggetti a Irap, in mancanza di alcuna disposizione nella legge regionale istitutiva che tale esclusione preveda espressamente o che stabilisca una loro specifica correlazione a determinati componenti negativi non ammessi in deduzione a fini Irap.

5. E’ fondato il terzo motivo di ricorso.

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, in tema di IRAP, la L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 5, comma 3 ha fornito un’interpretazione autentica del disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 11, comma 3, (nel testo risultante dalle modifiche introdotte dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506, art. 1, comma 1, lett. b),), nel senso che i contributi erogati alle imprese esercenti il trasporto pubblico locale sono inclusi nella relativa base imponibile anche ove non lo siano in quella delle imposte dirette, salvo che la loro esclusione sia prevista espressamente dalla legge istitutiva dei singoli contributi (v. e pluribus Cas., Sez. 5, n. 15571 del 2016; Sez. U, n. 21749 del 14/10/2009, Rv. 610029).

Nel caso in esame nessuna disposizione della legge istitutiva del contributo di che trattasi ne prevede l’esclusione dalla base imponibile Irap.

6. La sentenza impugnata deve pertanto essere cassata, restando assorbito l’esame dei restanti motivi.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo della contribuente.

Si compensano le spese dell’intero giudizio valutata la complessa evoluzione normativa intervenuta in materia.

PQM

La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso; dichiara assorbiti i rimanenti; cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta il ricorso introduttivo. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2016

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