Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27148 del 27/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 27/11/2020, (ud. 23/09/2020, dep. 27/11/2020), n.27148

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel.Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 3085/2018 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

S.G.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del

Molise, n. 711/04/2016, depositata il 19 dicembre 2016.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 23 settembre

2020 dal Consigliere Cataldi Michele.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. L’Agenzia delle Entrate ha notificato alla S. Costruzioni Generali s.r.l. un avviso di accertamento con il quale, relativamente all’anno d’imposta 2004, in materia di Ires, Irap, Iva ed Irpef (riguardo alle ritenute alla fonte su utili distribuiti extra bilancio), ha contestato alla contribuente la sottofatturazione dei corrispettivi ricavati dalle vendite di immobili costruiti e l’indebita detrazione di Iva di cui alle fatture per acquisti di carburante ed infissi.

Con ulteriore avviso d’accertamento nei confronti di S.G., socio al 99% della predetta s.r.l., l’Agenzia delle Entrate, sul presupposto della ristretta base di partecipazione sociale della stessa società, ha imputato pro quota al contribuente il reddito capitale corrispondente ai maggiori ricavi accertati in capo alla società, presumendone la distribuzione come utile extra bilancio.

2. Avverso l’avviso d’accertamento il socio contribuente ha proposto ricorso dinnanzi la Commissione tributaria provinciale di Isernia che, con la sentenza n. 24/3/08, lo ha accolto parzialmente, rideterminando il reddito da partecipazione in misura inferiore a quella di cui all’accertamento, secondo quanto deciso dalla sentenza n. 72/2/2007, emessa dalla medesima CTP nel giudizio introdotto dal ricorso della S. Costruzioni Generali s.r.l. avverso l’accertamento diretto a quest’ultima, accolto parzialmente, con rideterminazione dei ricavi sulla base del prezzo risultante dai contratti preliminari di vendita degli immobili in questione.

3. Avverso la sentenza di primo grado n. 24/3/08, resa sul ricorso del socio, hanno proposto appello principale l’Ufficio ed appello incidentale il contribuente. L’adita Commissione Tributaria Regionale del Molise, con la sentenza n. 711/04/2016, depositata il 19 dicembre 2016, ha accolto l’appello incidentale del contribuente e rigettato quello principale erariale, con il conseguente accoglimento integrale del ricorso introduttivo del socio e la caducazione integrale dell’accertamento impugnato.

La CTR ha motivato la propria decisione con l’avvenuto integrale accoglimento, da parte dello stesso giudice, con la sentenza n. 60/3/12, nel separato giudizio avente per oggetto l’accertamento nei confronti della s.r.l., dell’appello incidentale della contribuente, con il contestuale rigetto integrale dell’appello principale erariale, con il conseguente accoglimento integrale del ricorso introduttivo della società e la caducazione integrale dell’accertamento impugnato.

Ha quindi ritenuto la CTR che all’annullamento, in appello, dell’accertamento relativo ai maggiori ricavi della s.r.l. conseguisse necessariamente anche l’annullamento dell’accertamento avente ad oggetto la distribuzione pro quota al socio dei medesimi maggiori ricavi, in forma di utili extra bilancio.

4. Avverso la sentenza d’appello relativa all’accertamento reso nei confronti del socio ha proposto ricorso per cassazione l’Ufficio, affidandolo a quattro motivi.

5. Il contribuente è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Ufficio lamenta la violazione dell’art. 295 c.p.c., per avere la CTR erroneamente affermato che la decisione resa sull’appello avente ad oggetto l’accertamento nei confronti della società S. Costruzioni Generali, attingendo la questione pregiudiziale dell’esistenza del maggior imponibile imputato alla società, facesse stato anche nell’appello relativo all’accertamento nei confronti del socio, cui pro quota lo stesso imponibile veniva attribuito quale presunto maggior reddito da partecipazione.

Infatti, rileva il ricorrente, al momento in cui la CTR ha deciso sull’appello del socio, la sentenza avente ad oggetto l’accertamento nei confronti della società, resa dalla medesima Commissione sugli appelli di quest’ultima e dell’Amministrazione, non era passata in giudicato, poichè l’Ufficio aveva proposto contro di essa il ricorso per cassazione, che aveva assunto il n. r.g. 23388/2013.

Premesso che nel caso di specie, trattandosi di società di capitali, non ricorrevano i presupposti del litisconsorzio necessario tra quest’ultima ed il socio, assume quindi il ricorrente che la CTR – atteso il riconosciuto carattere pregiudiziale del giudizio introdotto dalla società rispetto a quello proposto dal socio, e comunque in ragione della ritenuta stretta connessione tra i due procedimenti, che tuttavia non erano stati riuniti- avrebbe dovuto sospendere, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., quello avente ad oggetto l’accertamento “pregiudicato” verso il socio, in attesa del passaggio in giudicato della decisione su quello “pregiudiziale”, relativo all’accertamento sociale.

2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Ufficio lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere il giudice a quo omesso di pronunciarsi sul motivo dell’appello principale erariale, con il quale era stata censurata la sentenza di primo grado anche nel capo in cui aveva accolto il ricorso del contribuente in ordine all’indebita detrazione, da parte della ssocietà, dell’Iva risultante dalla fattura n. 54 del 2004, che aveva per oggetto, come incontestato, lavori eseguiti presso l’abitazione privata del socio S.G. e che pertanto non avrebbe potuto essere detratta dalla società. Aveva infatti sostenuto l’Ufficio appellante che tale indebita detrazione non potesse ritenersi compensata, come ritenuto invece dalla CTP, dalla successiva operazione di riaddebito dell’importo della stessa fattura e della relativa IVA alla stessa società emittente.

3. Con il terzo motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Ufficio lamenta la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, per la carenza assoluta della motivazione della sentenza impugnata in ordine all’insussistenza dei maggiori ricavi sociali in questione, e quindi dei maggiori utili distribuiti al socio, derivanti dai prezzi di vendita degli immobili alienati, ritenuti dall’Amministrazione superiori a quelli dichiarati dalla società nei relativi atti negoziali.

4. Con il quarto motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Ufficio lamenta la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, comma 1, lett. d), (rectius: D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600), e dell’art. 2697 c.c., per l’assunta illegittima svalutazione, da parte della CTR, dei documenti di prova con i quali l’Amministrazione ha supportato l’accertamento induttivo dei maggiori ricavi sociali in questione, e quindi dei maggiori utili distribuiti al socio, derivanti dai prezzi di vendita degli immobili alienati, ritenuti dall’Amministrazione superiori a quelli dichiarati dalla società nei relativi atti negoziali, senza che il contribuente abbia fornito la prova contraria, della quale era onerato.

5. Il primo, il terzo ed il quarto motivo di ricorso – che attingono tutti sostanzialmente il presupposto dell’imposizione in materia di imposte dirette nei confronti del socio, costituito dal maggior imponibile imputato alla società in conseguenza dei più elevati prezzi effettivi di vendita degli immobili alienati- per la loro connessione oggettiva vanno trattati congiuntamente e vanno dichiarati inammissibili, sebbene per motivi sopravvenuti rispetto alla proposizione del ricorso.

Infatti, come questa Corte ha già avuto occasione di chiarire, ” Nel giudizio avente ad oggetto l’avviso di accertamento relativo al socio di una società di capitali a ristretta base sociale ha efficacia riflessa il giudicato, formatosi nel processo tra l’Agenzia delle entrate e la società, con il quale sìa stata accertata la insussistenza di utili extracontabili della società medesima, ovvero la minor consistenza di detti utili, in quanto tale accertamento negativo rimuove, in tutto o in parte, il presupposto da cui dipende il maggior utile da partecipazione conseguito dal socio.” (Cass. 23/05/2019, n. 13989).

Tanto premesso, è vero che, al momento nel quale è stata pronunciata la sentenza d’appello, qui impugnata, avente ad oggetto l’accertamento nei confronti del socio, non era passata in giudicato la sentenza della Commissione tributaria regionale del Molise n. 60/03/12, che aveva annullato, per motivi sostanziali, l’accertamento nei confronti della predetta società, relativo allo stesso anno d’imposta, atteso che l’Ufficio aveva infatti proposto avverso tale ultima decisione il ricorso per cassazione avente il n. r.g. 23388/2013, menzionato nel ricorso erariale qui sub iudice.

Pertanto, come sostenuto in particolare nel primo motivo del ricorso qui in decisione, effettivamente la CTR ha errato nel limitarsi ad estendere alla decisione sull’accertamento nei confronti del socio quella già resa nel distinto giudizio sull’accertamento nei confronti della società, che non era irrevocabile.

Tuttavia, allo stato, il predetto ricorso erariale per cassazione avente il n. r.g. 23388/2013, evocato nello stesso ricorso erariale per il quale ora si procede, è stato deciso da questa Corte che, per quanto qui rileva, con l’ordinanza 16/03/2020, n. 7280 (che ha per oggetto la medesima sentenza della Commissione tributaria regionale del Molise n. 60/03/12, menzionata nella motivazione della sentenza qui impugnata), ne ha dichiarato inammissibili nella motivazione, rigettandoli nel dispositivo, i motivi (il primo ed il secondo) attinenti l’annullamento dell’accertamento nei confronti della società, relativamente al rilievo dei ricavi non dichiarati, derivanti dai maggiori prezzi degli immobili oggetto di vendita.

Sull’infondatezza nel merito di tale rilievo è dunque sopravvenuto, rispetto alla sentenza qui impugnata ed al ricorso per la sua cassazione, il giudicato di merito favorevole alla società, che esercita la sua efficacia riflessa anche nella controversia che riguarda l’accertamento emesso nei riguardi del socio (Cass. 23/05/2019, n. 13989, cit.). Rispetto a tale giudizio, infatti, il giudicato si configura come esterno, rilevabile d’ufficio, a prescindere dalla posizione assunta in giudizio dalle parti, in ogni stato e grado del processo, anche nell’ipotesi in cui si sia formato successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, trattandosi di un elemento che può essere assimilato agli elementi normativi astratti, essendo destinato a fissare la regola del caso concreto; sicchè, il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti, ma, mirando ad evitare la formazione di giudicati contrastanti, conformemente al principio del ne bis in idem, corrisponde ad un preciso interesse pubblico, sotteso alla funzione primaria del processo e consistente nell’eliminazione dell’incertezza delle situazioni giuridiche, attraverso la stabilità della decisione (Cass. 26/06/2018, n. 16847).

6. E’ inammissibile anche il secondo motivo di ricorso, con il quale l’Ufficio lamenta l’omessa pronuncia sul motivo dell’appello principale erariale, relativo all’indebita detrazione, da parte della società, dell’Iva risultante dalla fattura n. 54 del 2004, che aveva per oggetto lavori eseguiti presso l’abitazione privata del socio S.G..

Infatti, come risulta dalla sentenza impugnata e dallo stesso ricorso, la controversia qui sub iudice ha per oggetto l’imposizione (con le relative sanzioni e gli accessori), a titolo di Irpef e della correlata addizionale, degli utili extrabilancio che, in ragione della ristretta base sociale, si assumevano distribuiti al socio in conseguenza dei maggiori ricavi accertati nei confronti della società.

Invece, l’accertamento in materia d’Iva era rivolto nei confronti della società, che lo aveva impugnato nel diverso giudizio concluso con la già richiamata sentenza della Commissione tributaria regionale del Molise n. 60/03/12, impugnata con il predetto ricorso erariale per cassazione avente il n. r.g. 23388/2013, che con l’ordinanza 16/03/2020, n. 7280, ha accolto il solo terzo motivo, appunto in materia d’Iva, cassando con rinvio alla CTR.

Pertanto, il rilievo relativo all’Iva era oggetto dell’accertamento nei confronti della società e del contenzioso che, a seguito della predetta cassazione con rinvio, prosegue nel merito tra quest’ultima e l’Ufficio. Lo stesso rilievo non era invece oggetto del giudizio di merito di cui alla sentenza qui impugnata e, pertanto, non sussiste l’interesse dell’ufficio ad impugnare sul punto in questa sede.

7. Nulla sulle spese di questo giudizio di legittimità, non essendosi costituito il controricorrente.

8. Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1- quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 novembre 2020

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