Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2714 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 28/01/2022, (ud. 24/11/2021, dep. 28/01/2022), n.2714

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5781-2020 proposto da:

C.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OTRANTO N. 12,

presso lo studio dell’avvocato GRISPO MARCO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Cagliari, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 705/2019 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 02/09/2019 R.G.N. 980/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2021 dal Consigliere Dott. CINQUE GUGLIELMO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Cagliari, con la sentenza n. 705 del 2019, ha confermato il provvedimento emesso dal Tribunale della stessa sede con il quale era stata respinta la domanda di protezione internazionale ed umanitaria, proposta dal richiedente in epigrafe indicato, cittadino del Senegal.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere nato e vissuto in Casamance; di avere aiutato il padre nel lavoro dei campi e nell’allevamento del bestiame e che, nel giugno del 2009, i ribelli si erano recati nella notte nel loro campo per rubare il bestiame ma, scoperti, uccisero il padre ed il fratello maggiore mentre egli riuscì a fuggire; aveva precisato che dopo i funerali, decise di trasferirsi in Mauritania dove rimase tre anni lavorando come pescatore, ma a seguito di un incidente su un peschereccio venne arrestato perché privo di documenti ed espulso; quindi, andò in Marocco e poi in Libia.

3. A fondamento della decisione la Corte di merito ha ritenuto insussistenti i presupposti per concedere la protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), perché sulla base delle informazioni acquisite, nella Regione di provenienza non si poteva ravvisare una situazione di violenza indiscriminata o un conflitto armato di cui il richiedente avrebbe potuto restare vittima in caso di rimpatrio; ha escluso la possibilità di concedere la protezione umanitaria per la insufficienza di un contratto di lavoro a tempo determinato a dimostrare, da solo, il presupposto di tale tutela.

4. Avverso la sentenza di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione il richiedente affidato ad un solo motivo.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con l’unico articolato motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonché l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5. Sostiene che erroneamente la Corte di merito non aveva concesso la protezione umanitaria non avendo considerato, da un lato, la reale situazione di violenza presente nel Casamance e, dall’altro, il percorso serio e concreto di integrazione intrapreso in Italia, attraverso lo svolgimento di attività lavorativa in condizioni di regolarità contrattuale (richiamando l’allegato 7 prodotto nei gradi di merito) che gli consentiva un autosostentamento senza ricorrere ad alcun altro aiuto economico.

2. Il motivo è fondato.

3. La Corte di merito, nel respingere la richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, si è limitata a valutare, come detto, quanto al parametro dell’inserimento sociale e lavorativo, la sola presenza di un contratto di lavoro a tempo determinato.

4. Le Sezioni Unite di questa Corte, con la pronuncia n. 2413/2021, hanno, però, evidenziato che, in presenza di un elevato grado di integrazione effettiva nel nostro Paese – desumibile da indici socialmente rilevanti quali la titolarità di un rapporto di lavoro (pur se a tempo determinato, costituendo tale forma di rapporto di lavoro quella più diffusa in questo momento storico, di accesso al mercato del lavoro), la titolarità di un rapporto locatizio, la presenza di figli che frequentino asili o scuole, la partecipazione ad attività associative radicate nel territori di insediamento-le condizioni oggettive e soggettive nel Paese di origine assumono una rilevanza proporzionalmente minore.

5. Orbene, nella fattispecie, il ricorrente ha evidenziato di avere dimostrato di avere intrapreso un serio e concreto percorso di integrazione in Italia, richiamando la documentazione di cui all’art. 7, attraverso la conoscenza della lingua italiana e la capacità di autosostenersi.

6. La Corte di merito non ha, però, valutato tali profili, avendo posto la sua attenzione solo sulla insufficienza di un solo contratto di lavoro a tempo determinato e sulle condizioni nel Casamance, quando, invece, andavano indagati anche gli altri aspetti evidenziati dalla pronuncia di legittimità sopra richiamata.

7. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere accolto. L’impugnata sentenza va, quindi, cassata con rinvio alla Corte di appello di Cagliari, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame attenendosi ai principi sopra menzionati e provvedendo, altresì, sulle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia alla Corte di appello di Cagliari, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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