Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27133 del 23/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 23/10/2019, (ud. 16/04/2019, dep. 23/10/2019), n.27133

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angel – Maria –

Dott. GRASSO Gianluca – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15067/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in persona del direttore pro

tempore, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

Contro

Giochi Elettronici Toscani s.r.l., in persona del L.R. pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv.to Pier Mario Mazzucco;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Toscana n. 116/31/12, depositata in data 5/12/2012, non notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 16 aprile

2019 dal Consigliere Adet Toni Novik.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana (di seguito, CTR) del 3 ottobre 2012, che ha rigettato l’appello dell’Agenzia avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Firenze di accoglimento del ricorso della società Giochi Elettronici Toscani S.r.l., proposto avverso il silenzio rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso per l’imposta di intrattenimento I.S.I., relativa ai propri apparecchi di cui all’art. 110 TULPS, comma 7, asseritamente versata in misura superiore a quella dovuta.

2. Secondo l’ente impositore, l’imposta doveva essere pagata in via forfettaria per intero su base annuale, indipendentemente dal fatto che gli apparecchi per il gioco fossero stati rimossi e demoliti dalla società dopo il 30/4/2004; al contrario, per il contribuente l’imposta annuale doveva essere calcolata parametrandola ai mesi di effettivo funzionamento degli apparecchi.

3. I giudici di secondo grado, a fondamento della frazionalità dell’imposta, rilevavano che: – la tesi contraria, propugnata dall’ufficio, argomentata sulla sua natura forfettaria, non trovava agganci normativi, ed era smentita dalla circostanza che anche negli anni successivi, in cui la forfettizzazione era mancata, l’importo era stato mantenuto inalterato; la divisibilità dell’imposta in dodicesimi era un principio generale, afferendo a intrattenimenti “che si svolgono”; – non aveva rilievo la circostanza che l’imposta dovesse essere pagata in una unica soluzione, in presenza di casi (è citata la circolare 15 gennaio 2003 n. 1/e), derivanti dall’esperienza tributaria, in cui è previsto il pagamento per frazioni di anno.

4. Avverso la sentenza CTR, l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con due motivi. La società Giochi elettronici toscani S.r.l. resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente Agenzia lamenta violazione di legge e falsa applicazione del D.P.R. n. 640 del 1972, artt. 1,2 e 14 bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non avendo la CTR tenuto conto che, in base al citato decreto, il pagamento dell’imposta doveva essere pagato in un’unica soluzione a scadenze prefissate. Anche la circolare AAMS dell’11 febbraio 2004 aveva precisato che tutti gli apparecchi già istallati alla data del primo maggio dovevano pagare l’imposta per intero. Nel dato normativo, prosegue l’Agenzia, non vi era nessuna norma che consentisse il frazionamento in dodicesimi. In tal senso, osserva, si era espressa anche la giurisprudenza amministrativa e tributaria.

Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente Agenzia lamenta violazione di legge e falsa applicazione del D.L. n. 269, art. 39, comma 7, convertito con modificazioni nella L. 24 novembre 2003, n. 326, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la CTR ha ritenuto che l’imposta ISI dovesse essere pagata in via frazionata, senza tenere conto che il D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14 bis, nel prevedere il pagamento forfettario in unica soluzione, esprimeva un intento contrario al frazionamento su base annuale e considerava irrilevante la circostanza che gli apparecchi per il gioco fossero stati effettivamente utilizzati solo per quattro mesi. Secondo la ricorrente, non era pertinente il richiamo effettuato dal giudice di merito ad altre fattispecie, nelle quali la sospensione del nullaosta all’esercizio del gioco era avvenuta a seguito di richiesta del contribuente.

2. I motivi di ricorso, tra loro avvinti per connessione, sono fondati e devono essere accolti.

Questa Corte ha espresso il principio di diritto, al quale il Collegio aderisce, secondo cui “In tema di apparecchi e congegni di intrattenimento da gioco, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, art. 14 bis, il pagamento delle imposte di cui al R.D. 18 giugno 1931, n. 773, art. 110, comma 7, deve essere effettuato, in un’unica soluzione, entro il 16 marzo di ogni anno per gli apparecchi già in possesso alla data del 1 gennaio, essendo consentita la possibilità di frazionare l’imposta in relazione all’effettivo utilizzo solo per gli apparecchi installati dopo il 1 marzo di ciascun anno; ne consegue che, per gli apparecchi rimossi e demoliti entro la data del 31 maggio 2004, in ossequio al disposto di cui alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 22, comma 3, è comunque esclusa la possibilità di frazionamento in relazione all’effettivo utilizzo, avendo il legislatore appositamente previsto per l’anno 2004 il pagamento dell’imposta in misura ridotta”. (Sez. 5, Sentenza n. 5359 del 18/03/2015, Rv. 635061 – 01).

Infatti, il D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14 bis, stabilisce che il pagamento delle imposte sugli intrattenimenti per gli apparecchi e congegni di cui all’art. 110 TULPS, comma 7, determinato sulla base dell’imponibile medio in via forfettaria su base annuale, deve essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 marzo di ogni anno per gli apparecchi già in possesso alla data del 1 gennaio; pertanto, nella fattispecie, l’imposta doveva essere pagata dalla ricorrente entro tale termine per intero, senza tener conto che gli apparecchi per il gioco erano stati rimossi e demoliti dopo il 30/4/2004 e, quindi, erano stati effettivamente utilizzati solo quattro mesi. La norma non prevede, infatti, la possibilità di ragguagliare l’imposta dovuta parametrandola al periodo di effettivo utilizzo per gli apparecchi già in possesso alla data del 1 gennaio, ma solo per quelli installati dopo il 1 marzo di ciascuno anno.

Infatti, proprio per l’impossibilità di frazionare l’imposta in relazione all’effettivo utilizzo, il legislatore aveva disposto per il 2004 il pagamento di una somma in misura ridotta (2.500 Euro invece di 4.100,00 Euro previste per il 2001, 2002 e 2003) e, quindi, in ogni caso, appare irrilevante l’avvenuta distruzione degli apparecchi in ossequio alla legge finanziaria del 2003, art. 22, comma 3, n. 289 del 2002, secondo cui entro la data ultima del 31 maggio 2004 dovevano essere rimossi e demoliti gli apparecchi ai sensi delle leggi pubblica sicurezza, ex art. 110, comma 7, che consentivano il prolungamento o la ripetizione della partita, salva la possibilità di riconversione.

3. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con il rigetto della domanda introduttiva di Giochi Elettronici Toscani S.r.l..

4. Le spese dell’intero giudizio vanno compensate, tenuto conto delle oscillazioni giurisprudenziali sulla questione risolte sulla base di un orientamento definitosi successivamente all’instaurazione della controversia tributaria.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso. Dichiara compensate fra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 16 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 ottobre 2019

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