Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27130 del 16/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 16/12/2011, (ud. 24/11/2011, dep. 16/12/2011), n.27130

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FELICETTI Francesco – Presidente –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

– G.G. (C.F.: (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in Roma, viale Giulio Cesare n. 71, presso lo studio

dell’Avvocato Bellucci Maurizio, rappresentato e difeso dall’Avvocato

Ambrogi Carlo per procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

– GI.GI. ((OMISSIS)) e G.F.

((OMISSIS)), elettivamente domiciliate in Roma, via della

Balduina n. 187, presso lo studio dell’Avvocato Agamennone Stefano,

dal quale sono rappresentate e difese, unitamente all’Avvocato

Giovanni Del Seppia, per procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza del Tribunale di Lucca n. 956 del 2010,

depositata in data 14 aprile 2010;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24 novembre 2011 dal Consigliere Dott. Stefano Petitti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che nulla ha osservato in ordine alla relazione ex

art. 380-bis cod. proc. civ..

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che il Tribunale di Lucca, accogliendo la domanda proposta da Gi.Gi. e G.F. nei confronti di G. G., accertata la nullità dell’olografo di G.C. in data 20 dicembre 2000, ha dichiarato aperta la successione di G. C. tra i tre figli, in ragione dei diritti di quota pari a 1/3 ciascuno; ha disposto procedersi allo scioglimento della comunione tra le parti; ha ordinato la vendita del relitto, al prezzo base di cui in motivazione; ha rigettato la riconvenzionale avente ad oggetto la condanna delle attrici al rimborso delle somme anticipate per le cure del defunto padre; ha disposto la prosecuzione del giudizio per il materiale compimento delle operazioni di vendita; ha condannato il convenuto al pagamento delle spese processuali;

che per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso G. G., cui hanno resistito, con controricorso, le intimate;

che essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione del ricorso con il rito camerale, è stata redatta relazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., che è stata comunicata alle parti e al pubblico ministero.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il relatore designato ha formulato la seguente proposta di decisione:

“… Preliminare alla stessa esposizione dei motivi di ricorso è il rilievo della inammissibilità del ricorso.

Ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 2, invero, una sentenza appellabile può essere impugnata con ricorso per cassazione se le parti sono d’accordo per omettere l’appello; in tal caso, peraltro, l’impugnazione può essere proposta solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si è chiarito che l’accordo diretto all’immediata impugnazione in sede di legittimità della sentenza di primo grado (c.d. ricorso per saltum) costituisce un negozio giuridico processuale, quantomeno sotto il profilo della rilevanza della manifestazione di volontà dei dichiaranti, il cui effetto è quello di rendere inappellabile la sentenza oggetto dell’accordo. Tale accordo, che consiste nella rinunzia ad un grado di giudizio, deve intervenire personalmente fra le parti, anche tramite loro procuratori speciali, mentre non è sufficiente che esso venga concluso dei rispettivi procuratori ad litem, e deve altresì precedere la scadenza del termine per la proposizione dell’appello, avendo quale oggetto una sentenza “appellabile” e non essendo previsto come mezzo per superare l’intervenuta formazione del giudicato bensì quale strumento per ottenere una sorta di interpretazione preventiva della legge da parte della Corte di cassazione. Esso infine deve preesistere o quanto meno essere coevo alla proposizione del ricorso per cassazione (Cass. n. 22956 del 2010).

Nel caso di specie, il ricorrente non deduce nè dimostra che sia intervenuto un accordo con le controparti per proporre direttamente il ricorso per cassazione avverso una sentenza di tribunale, altrimenti appellabile; anzi, l’esistenza di un accordo è esclusa dalle controricorrenti. Inoltre, il ricorrente articola non solo motivi relativi alla violazione di legge, ma anche inammissibili censure afferenti la motivazione della sentenza impugnata.

Sussistono, pertanto le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio”;

che il Collegio condivide tale proposta di decisione, alla quale non sono state rivolte critiche di sorta;

che il ricorso deve quindi dichiarato inammissibile;

che quanto alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità, deve rilevarsi che le controricorrenti non hanno depositato l’avviso di ricevimento della notificazione del controricorso effettuata a mezzo del servizio postale;

che pertanto il controricorso deve ritenersi inammissibile, con la conseguenza che non vi è luogo a pronunciare sulle spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 24 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2011

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