Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2713 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 28/01/2022, (ud. 24/11/2021, dep. 28/01/2022), n.2713

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5617-2020 proposto da:

O.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO N. 24,

presso lo studio dell’avvocato MIGLIO CLAUDIO, rappresentato e

difeso dall’avvocato LOMBARDI DANILO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Firenze, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 3072/2019 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 19/12/2019 R.G.N. 1967/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2021 dal Consigliere Dott. CINQUE GUGLIELMO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Firenze, con la sentenza n. 3072 del 2019, ha confermato il provvedimento emesso dal Tribunale della stessa sede con il quale era stata respinta la domanda di protezione internazionale ed umanitaria, proposta dal ricorrente in epigrafe indicato, cittadino della Nigeria.

2. Il richiedente aveva dichiarato che il motivo della fuga dal proprio Paese di origine era legato al fatto che il padre era un sacerdote di una religione tradizionale e che alla morte di costui esso richiedente avrebbe dovuto succedergli ma, a fronte delle richieste degli altri fedeli, si era rifiutato di accettare tale ruolo poiché la detta religione praticava riti e credenze contrarie alla sua fede cristiana; da lì erano cominciate minacce ai suoi danni che lo avevano indotto a fuggire.

3. A fondamento della decisione la Corte di merito, anche a volere considerare credibile il racconto, ha ritenuto insussistenti i presupposti per concedere lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a), b) e c) sottolineando la mancanza di ogni pericolo per il richiedente, in caso di rimpatrio, essendo presumibile che i fedeli dell’idolo si fossero trovati nelle more un altro sacerdote; quanto alla protezione umanitaria, ha ritenuto, premesso che la stessa doveva essere valutata al momento della domanda e non all’attualità, che il mero svolgimento di attività lavorativa non fosse sufficiente per concederla e che, attesa la vicenda, non vi sarebbero stati problemi, in caso di rientro in Nigeria, a riadattarsi alla vita del proprio Paese.

4. Avverso la sentenza di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione il richiedente affidato a due motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 che impone al Giudicante di accertare la situazione reale del paese di provenienza nonché la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per essere venuta meno la Corte territoriale al proprio obbligo di cooperazione istruttoria, non avendo citato alcuna fonte qualificata.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, dell’art. 2 Cost. e art. 10 Cost., comma 3, della Direttiva comunitaria n. 115/2008, art. 6 par. 4 dell’art. 8 CEDU sul diritto alla vita privata e familiare, per l’accertamento della protezione umanitaria, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, per non avere la Corte di merito considerato che la domanda di protezione umanitaria potesse essere fondata anche su fatti successivi alla presentazione della domanda stessa e per non avere esaminato la numerosa documentazione prodotta attestante la sua integrazione sociale, costituita dai contratti di lavoro depositati, così omettendo qualsiasi necessaria valutazione comparativa.

4. Preliminarmente va sottolineato che dal racconto del richiedente, desumibile dalla gravata sentenza che consente un corretto sindacato delle formulate censure in sede di legittimità, si evince una situazione di rischio individuale e personale che giustifica l’esame della concessione della protezione internazionale e umanitaria.

5. I due motivi, da trattarsi congiuntamente perché interferenti, sono fondati e vanno accolti.

6. In primo luogo, va osservato che la materia dei culti e delle sette religiose non può essere considerata una vicenda di natura meramente privata. Invero, in tema di protezione sussidiaria, le minacce di morte da parte di una setta religiosa integrano gli estremi del danno grave D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, e non possono essere considerate un fatto di natura meramente privata anche se provenienti da soggetti non statuali, sicché l’adita autorità giudiziaria ha il dovere di accertare, avvalendosi dei suoi poteri istruttori anche ufficiosi ed acquisendo le informazioni sul paese di origine, l’effettività del divieto legale di simili minacce, ove sussistenti e gravi, ovvero se le autorità del Paese di provenienza siano in grado di offrire adeguata protezione al ricorrente (Cass. n. 3758/2018).

7. In secondo luogo, deve osservarsi che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 lett. c), è dovere del giudice verificare, avvalendosi dei poteri officiosi di indagine e di informazione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, se la situazione di esposizione a pericolo per l’incolumità fisica indicata dal ricorrente e astrattamente sussumibile in una situazione tipizzata di rischio, sia effettivamente sussistente nel Paese nel quale dovrebbe essere disposto il rimpatrio, con accertamento aggiornato al momento della decisione (Cass. n. 28990 del 2018; Cass. n. 17075 del 2018).

8. Inoltre, il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nel prevedere che ciascuna domanda sia esaminata alla luce di informazioni precise ed aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine del richiedente asilo e, ove occorra, dei paesi in cui questi sono transitati, deve essere interpretato nel senso che l’obbligo di acquisizione di tali informazioni deve essere osservato in riferimento ai fatti esposti e ai motivi svolti in seno alla richiesta di protezione internazionale (Cass. n. 2355/2020; Cass. n. 30105/2018) e, quindi, anche in relazione al problema della setta religiosa alla quale il richiedente non aveva voluto aderire e delle eventuali conseguenze all’esito di detto rifiuto.

9. Nella fattispecie, la Corte territoriale non ha richiamato, per escludere ogni ipotesi prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) e per ritenere che il pregresso rifiuto del richiedente ad assumere le funzioni di sacerdote del culto non fosse per esso pregiudizievole in ipotesi di rimpatrio, alcuna fonte, limitandosi a considerazioni non riscontrate da COI accreditate ed aggiornate.

10. Anche in ordine alla chiesta protezione umanitaria, poi, la gravata sentenza non è condivisibile nella parte in cui è stato sottolineato che, ai fini della concessione della protezione umanitaria, occorra avere riguardo al momento della domanda e non ai fatti successivamente avvenuti.

11. In sede di legittimità è stato, infatti, più volte affermato, con un principio cui si intende dare seguito (Cass. n. 19335/2021, Cass. 27286/2021, Cass. 33181/2021, Cass. 14816/2021), che il momento da prendere in considerazione, per ogni valutazione del giudice di merito, deve essere quello dell’attualità e non invece quello della presentazione della domanda presentata in via amministrativa.

12. La sentenza impugnata dovrà, quindi, essere cassata con rinvio della causa alla Corte di appello di Firenze, in diversa composizione, la quale, nel procedere a nuovo esame, si atterrà ai principi sopra illustrati in tema di valutazione del rischio di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) e sul momento in cui esaminare la sussistenza dei presupposti per la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, provvedendo anche sulle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Firenze, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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