Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27126 del 27/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 27/11/2020, (ud. 16/09/2020, dep. 27/11/2020), n.27126

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13632-2014 proposto da:

HIDRA CERAMICA SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AGOSTINO

DEPRETIS, 86, presso lo studio dell’avvocato SERENA FANTINELLI, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FABRIZIO SPAGNOLO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 216/2013 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,

depositata il 10/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/09/2020 dal Consigliere Dott.ssa CASTORINA ROSARIA MARIA;

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza n. 216/2/2013, depositata in data 10.10.2013, la Commissione tributaria regionale del Lazio accoglieva parzialmente l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di Hidra Ceramica s.r.l. avverso la sentenza n. 35/1/10 della Commissione tributaria provinciale di Viterbo la quale aveva parzialmente accolto il ricorso della contribuente su controversia avente ad oggetto un avviso di accertamento emesso, per l’anno di imposta 2005, sulla base di un accertamento analitico induttivo.

La CTR confermava l’avviso ad eccezione del recupero dei costi per compensi imputati in esercizio non di competenza.

La contribuente ricorre per la cassazione della sentenza affidando il suo mezzo a un motivo.

L’Agenzia delle Entrate si è costituita al solo fine della eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.Con il motivo, articolato in due distinte censure, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Lamenta che la CTR, senza motivare adeguatamente sul punto, non aveva accertato che l’Agenzia avesse fornito gli elementi presuntivi per procedere alla determinazione induttiva dei ricavi.

La censura non è fondata.

Questa Corte ha chiarito che con l’accertamento analitico-induttivo l’Ufficio finanziario procede alla rettifica di componenti reddituali, ancorchè di rilevante importo, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d) (come in materia di IVA, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54) pure in presenza di contabilità formalmente tenuta, giacchè la disposizione presuppone, appunto, scritture regolarmente tenute e, tuttavia, contestabili in forza di valutazioni condotte sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti che facciano seriamente dubitare della completezza e fedeltà della contabilità esaminata; sicchè essa possa essere considerata, nel suo complesso, inattendibile (Cass. n. 28728 del 2017; Cass. n. 10581 del 2015; Cass. n. 20060 del 2014; Cass. n. 5731 del 2012; Cass. n. 26341 del 2009), con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente (Cass. n. 28713 del 2017; Cass. n. 16119 del 2017; Cass. n. 26036 del 2015; n. 7871 del 2012).

Nella specie la CTR ha osservato che “la società, in relazione al calcolo dei maggiori scarti (effettuato in maniera analitica ed oggettiva, non forfettaria dall’ufficio), si è limitata ad una contestazione generica, mentre, in relazione alla cd. perdita a fuoco delle materie prime (calcolata dal’ufficio su documentazione tecnica ed in contraddittorio con la parte), si è limitata a produrre gli esiti di prove effettuate da un laboratorio privato, su richiesta della stessa società e su campioni dalla medesima forniti”, con ciò affermando la sussistenza delle presunzioni gravi, precise e concordanti, non vinte da parte contribuente.

2. Quanto al dedotto vizio motivazionale, la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile ratione temporis deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione.

Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).

Le censure motivazionali non conferiscono, dunque, al giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito della vicenda, bensì la sola facoltà di controllare – sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale – le argomentazioni svolte dal giudice di merito, cui “spetta in via esclusiva il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge” (ex multis, Cass. n. 742/2015).

Nella specie la sentenza impugnata si sottrae alla censura.

Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

Nulla sulle spese in considerazione del fatto che l’Agenzia si è costituita al solo fine della partecipazione all’udienza di discussione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 novembre 2020

 

 

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