Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2712 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 28/01/2022, (ud. 19/10/2021, dep. 28/01/2022), n.2712

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7865-2019 proposto da:

R.V., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ROMEO SALVATORE;

– ricorrente –

contro

COOPSERVICE SOC. COOP. P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA GIUSEPPE MAZZINI

27, presso lo Studio Legale TRIFIRO’ & PARTNERS, rappresentata e

difesa dagli avvocati ZUCCHINALI PAOLO, CAMMARATA MARIO OTTONE,

FAVALLI GIACINTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1/2019 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 04/01/2019 R.G.N. 129/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/10/2021 dal Consigliere Dott. PICCONE VALERIA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte d’appello di Palermo, con sentenza n. 1 pubblicata il 04.01.2019, in riforma della decisione resa dal locale Tribunale in data 12 gennaio 2018, ha rigettato l’impugnativa di licenziamento proposta da R.V. nei confronti della COOPSERVICE S.c.p.A.;

2. il giudice di primo grado aveva ritenuto inattendibile la ricostruzione dei fatti operata dall’unico teste de visu, B.V., il quale aveva parlato di un deliberato agguato avvenuto durante il turno mattutino operato dal R. a mezzo di un coltello nei confronti di un medico, poi identificato nel Dott. F.M., ove quest’ultimo aveva subito un taglio all’avambraccio sinistro riuscendo, alla fine, a sottrarsi all’aggressione proprio per effetto dell’intervento del B.;

3. in particolare, il Tribunale ha rilevato un contrasto fra quanto dal teste dichiarato nell’immediatezza dei fatti innanzi ai Carabinieri e quanto invece riferito dinanzi al giudice, con il richiamo ad un primo incontro fra i due nel quale era stato proprio lui a disarmare l’aggressore;

4. piuttosto, il Tribunale ha ritenuto riscontrato il fatto che il R. qualche minuto prima della lite ebbe a subire egli stesso una aggressione da parte di un terzo soggetto, verosimilmente incaricato dal Ferruzza, che lo aveva colpito al volto;

5. la Corte, dopo aver integrato il quadro probatorio mediante l’ammissione del teste F., che era stato invece escluso in primo grado, ha reputato non revocabile in dubbio la circostanza che la mattina del 16/06/2006 il R. si fosse reso protagonista di una azione delittuosa ai danni del F. mediante un coltello, azione che non pote’ essere portata ad ulteriori conseguenze, per l’intervento del B.;

6. ha escluso la Corte che le parziali difformità tra le dichiarazioni testimoniali potessero incidere sulla complessiva configurazione della vicenda da cui si evinceva un comportamento gravemente lesivo del rapporto fiduciario anche in considerazione degli utenti del servizio, espletato presso una struttura ospedaliera;

7. per la cassazione della sentenza propone ricorso assistito da memoria R.V., affidandolo a due motivi;

8. resiste, con controricorso, la COOPSERVICE Soc. Coop. P. A., che deposita memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 246 c.p.c., in relazione alla posizione del teste F..

2. Con il secondo motivo si allega la violazione dell’art. 2697 c.c., con riguardo ai fatti oggetto di contestazione disciplinare, asseritamente privi di adeguato supporto probatorio.

3. Il primo motivo è infondato.

4. Va evidenziato, al riguardo che, come più volte affermato in sede di legittimità (e:/ plurimisCass. n. 1341 del 1993; Cass. n. 18121 del 2020), l’interesse che dà luogo ad incapacità a testimoniare, a norma dell’art. 246 c.p.c., è esclusivamente l’interesse giuridico, personale, concreto, che legittima l’azione o l’intervento in giudizio; in particolare, giova sottolineare che l’incapacità a deporre, può configurarsi soltanto qualora quell’interesse si atteggi in un coinvolgimento nel rapporto controverso, alla stregua dell’interesse ad agire di cui all’art. 100 c.p.c., tale da legittimarlo a partecipare al giudizio in cui è richiesta la sua testimonianza, con riferimento alla materia in discussione;

5. non assume, invece, rilevanza l’interesse di fatto a un determinato esito del processo – salva la considerazione che di ciò il giudice è tenuto a fare nella valutazione dell’attendibilità del teste – né un interesse, riferito ad azioni ipotetiche, diverse da quelle oggetto della causa in atto, proponibili dal teste medesimo o contro di lui, a meno che il loro collegamento con la materia del contendere non determini già concretamente un titolo di legittimazione alla partecipazione al giudizio;

6. alla luce di tali approdi giurisprudenziali, di palmare evidenza la correttezza dell’iter motivazionale seguito dalla Corte territoriale che ha congruamente riguardato la testimonianza del F. esclusivamente sotto il profilo della attendibilità atteso che, come è chiaro, lo stesso, pur coinvolto personalmente nella vicenda, non aveva alcun interesse personale, concreto ed attuale alla stregua dell’art. 100 c.p.c. in relazione al licenziamento intimato al ricorrente, in quanto portatore di un interesse di mero fatto, da valutarsi in termini di attendibilità;”

7. Il secondo motivo è inammissibile.

8. Invero, con riguardo alla denunziata violazione dell’art. 2697 c.c., va osservato che, per consolidata giurisprudenza di legittimità, (ex plurimis, Cass. n. 18092 del 2020) la doglianza relativa alla violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c. è configurabile soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne risulta gravata secondo le regole dettate da quella norma e che tale ipotesi non ricorre nel caso di specie, in particolar modo in quanto, pur veicolando parte ricorrente la censura per il tramite della violazione di legge, essa, in realtà mira ad ottenere una rivisitazione del fatto, inammissibile in sede di legittimità;

9. in particolare il R., insistendo sul rilievo probatorio da assegnarsi alla aggressione che lui stesso avrebbe subito in precedenza e al presunto “movente” del F. (che avrebbe voluto “punirlo” per aver utilizzato la sua brandina per riposare diversi giorni prima) mira ad ottenere una nuova.rivalutazione, in fatto, della grave lesione del vincolo fiduciario, ritenudi alla luce della violenta aggressione posta in essere e del ruolo rivestito oltre che del luogo in cui veniva svolta l’attività lavorativa, rivalutazione, questa, inammissibile in sede di legittimità;

10. deve, quindi, concludersi che parte ricorrente non si è conformata a quanto statuito dal Supremo Collegio in ordine alla apparente deduzione di vizi ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 e cioè che è inammissibile il ricorso per cassazione che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio miri, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (cfr., SU n. 14476 del 2021);

11. per le ragioni esposte il ricorso deve essere respinto;

12. le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;

13. si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4000,00 per compensi professionali e in Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali nella misura del 15% cd accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerate, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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