Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2706 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 28/01/2022, (ud. 29/09/2021, dep. 28/01/2022), n.2706

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4201-2020 proposto da:

M.W., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato LANZILAO MARCO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di BOLOGNA SEZIONE DI

FORLI’- CESENA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2782/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 07/10/2019 R.G.N. 340/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/09/2021 dal Consigliere Dott. ESPOSITO LUCIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Bologna, con sentenza n. cronol. 2782/2019, depositata il 7/10/2019, ha confermato il provvedimento di primo grado che aveva respinto la richiesta di M.W., proveniente dal Pakistan, di riconoscimento, a seguito del diniego della competente Commissione territoriale, dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria o umanitaria. In particolare, i giudici di merito hanno ritenuto non credibile e priva di elementi di riscontro la vicenda narrata dal richiedente, il quale aveva raccontato di essere aver lasciato il suo paese nel marzo 2009 a seguito dell’uccisione di un uomo della quale era stato ingiustamente accusato, venendo perciò interrogato e picchiato dalla polizia e minacciato dai parenti del morto.

2.1 giudici del merito avevano ritenuto che nessuna delle circostanze riferite trovasse riscontro documentale, che non era spiegato perché il richiedente, pur appartenente alla maggioranza sunnita, non sarebbe riuscito ad avere protezione dalla polizia contro la famiglia del morto, appartenente alla minoranza sciita, che non ricorrevano le condizioni per la protezione sussidiaria.

3. Avverso la suddetta pronuncia il richiedente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che dichiarava di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, poiché la denunciata valutazione di inattendibilità era stata generata dalla non corretta applicazione delle disposizioni adottate dal legislatore, in considerazione della impossibilità del richiedente asilo di portare con sé i documenti (art. 3 D.Lgs. n. 251 del 2007, c. 5).

2. Con il secondo motivo deduce omesso ed errato esame delle dichiarazioni rese e delle allegazioni, oltre a omessa cooperazione istruttoria e mancato approfondimento della situazione del paese. Una volta accertato che le dichiarazioni non erano inattendibili, occorreva verificare se la situazione di esposizione a pericolo indicata fosse effettiva nel paese nel quale si sarebbe dovuto disporre il rimpatrio, utilizzando anche lo strumento della cooperazione istruttoria.

3. Deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, mancata concessione della protezione sussidiaria, cui aveva diritto ex lege in ragione delle attuali condizioni socio-politiche del paese di origine, stante la grave condizione di pericolo per la sicurezza individuale all’interno del Pakistan, essendo citato solo un rapporto EASO 2017, senza alcuno specifico riferimento al territorio di provenienza del richiedente.

4. Deduce, ancora, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione di plurime disposizioni dei d. Ivi 251/2007 e 25/2008 per assoluta assenza di istruttoria in merito alle condizioni socioeconomiche del paese di origine e alle sue condizioni personali, ai fini della comparazione necessaria per la valutazione in ordine alla protezione sussidiaria e umanitaria.

5. Con l’ultimo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c, comma 1, nn. 3 e 5, l’omessa valutazione della ricorrenza delle condizioni per la concessione della protezione umanitaria, in ragione dell’omesso esame delle condizioni personali del richiedente e delle condizioni socio-economiche del paese di provenienza.

6. Va premesso che la vicenda riferita dal richiedente può essere desunta dalle indicazioni contenute in ricorso, integrate con gli elementi risultanti dalla sentenza impugnata.

7. Ciò posto, va rilevato che i primi due motivi sono fondati, considerando che in tema di protezione internazionale, ove il richiedente asilo non abbia fornito prova di alcuni elementi rilevanti ai fini della decisione, le lacune probatorie del racconto non comportano necessariamente inottemperanza al regime dell’onere della prova, potendo essere superate dalla valutazione che il giudice di merito è tenuto a compiere delle circostanze indicate dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. da a) ad e), sicché ove il richiedente non abbia fornito prova di alcuni elementi rilevanti ai fini della decisione, le allegazioni dei fatti non suffragati da prova devono essere ritenuti comunque veritieri se ricorrano le richiamate condizioni (Cass. n. 22196 del 03/08/2021). La Corte, pertanto, non si sarebbe dovuta limitare a rilevare l’assenza di prova delle circostanze di fatto allegate ma avrebbe dovuto compiere una valutazione degli elementi disponibili nei termini indicati.

8. Le dichiarazioni della richiedente, pertanto, devono essere riconsiderate alla luce dei principi sopra enunciati.

9.In relazione ai motivi sub 3 e 4 si rileva, inoltre, che la Corte ha omesso il doveroso approfondimento riguardo alle condizioni attuali del richiedente come emergenti dalle dichiarazioni della condizione del paese di provenienza.

10. Va richiamato in proposito il dictum di Cass. n. 262 del 12/01/2021, secondo cui “In tema di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice è tenuto, a prescindere dalla valutazione di credibilità delle sue dichiarazioni, a cooperare all’accertamento della situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate, le cui fonti dovranno essere specificatamente indicate nel provvedimento, al fine di comprovare il pieno adempimento dell’onere di cooperazione istruttoria”.

11. Il deficit valutativo evidenziato sub 7 si riverbera anche sulla valutazione delle specifiche condizioni per l’eventuale concessione della protezione sussidiaria e umanitaria.

12. Conseguentemente la sentenza deve essere cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Bologna, in diversa composizione, che effettuerà l’indagine secondo i parametri indicati, provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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